La prima volta fu il 10 maggio 1987, era la festa della mamma, che avevamo trascorso a ristorante con nonne, zii e cugini. Il pareggio in casa con la Fiorentina ci portò la certezza matematica con una giornata di anticipo e con essa una gioia incontenibile. Avevo quasi 15 anni, e finalmente eravamo entrati nella storia del calcio. La città, così disprezzata nel resto di Italia, viveva la sua rivincita e aveva il suo eroe, Diego Armando Maradona, moderno Masaniello. Andavo allo stadio tutte le domeniche che il Napoli giocava in casa (e ci andai anche negli anni successivi), rigorosamente in curva A, perché era la più vicina alla stazione della Cumana. Andavo con amici più grandi di me e portavo con me mio fratello, allora bambino.

La seconda volta fu nel 1990, con lo stesso eroe. Bellissimo anche la seconda volta, anche se per me fu meno intenso. Avevo smesso di andare allo stadio per preparare l’esame di maturità, e soprattutto per prepararmi ad affrontare l’università, per cui trascorrevo ogni domenica mattina a lezioni private di matematica, assieme ad altri 4 amici. Ma il pomeriggio della domenica era dedicato al Napoli, sempre e comunque: si restava con le orecchie incollate alla radiolina per ascoltare le cronache delle partite, per poi gustare le prime immagini con 90° Minuto, alle 18.15. Sembra essere accaduto ere geologiche fa, eppure allora le partite si giocavano tutte insieme, rigorosamente di domenica, e le televisioni non le trasmettevano in diretta.

Poi, per trentatré anni, più nulla, anche se il Napoli ha sfiorato questo traguardo diverse volte. Alcuni secondi posti fanno ancora male, come quello del 1988, perso contro il Milan dopo aver avuto 9 punti di vantaggio a poche giornate dalla fine. O quello del 2018, che ancora non sappiamo se abbiamo perso onestamente.
Finalmente, nel 2023, di nuovo campioni. Quanto abbiamo dovuto attendere, con il Napoli sempre nel cuore. E quanta vita è passata da allora! Di anni ora ne ho quasi 51, 25 dei quali trascorsi lontano da Napoli. L’eroe Maradona non c’è più. Ci sono dei ragazzi, quali Osimhen, Khvaratskhelia, Lobotka, Kim, Meret… Che molto probabilmente sono gli eroi dei sedicenni di oggi, ma per me cinquantenne sono dei ragazzi che stanno diventando campioni. Oltre a loro, i vari Simeone, Raspadori, e il mio preferito, Elmas, che spesso sono partiti dalla panchina per poi risultare decisivi per il risultato.
33 anni, quante cose sono cambiate, quante persone care non ci sono più… Chissà come sarebbero contente per questa nuova vittoria… 33 anni, quanti amori finiti, eppure l’amore per la squadra di calcio che hai scelto da bambino, la squadra della tua città, che ti rappresenta sempre anche se sei lontano, è un amore che resta intatto.

La gioia che si prova, tra italiani all’estero, quando ci si riconosce come tifosi del Napoli, è indescrivibile. Basta un cappellino, una sciarpa, una bandiera per riconoscersi, e si entra subito in sintonia. Mondi diversi che si incontrano, storie di vita lontane che hanno il Napoli in comune, e così, scoprendosi, sembra anche a noi di stare a Napoli.
33 anni dopo, anche la città è cambiata e noi ci troviamo qui, con le lacrime agli occhi, a condividere da lontano le gioie della nostra città. Eppure, mentre ci attanaglia la nostalgia, siamo felici e soddisfatti della nostra vita attuale; il perché è presto detto: noi siamo come gli alberi, con le radici ben radicate nelle nostre origini, ma allo stesso tempo la nostra mente vola, come i rami che si protendono verso l’alto.

Grazie ragazzi, W il Napoli, W Napoli!

Per noi 50enni, adolescenti e giovani allora, significa tanto questo scudetto. Il Calcio dà e toglie in ere differenti, stavolta ci ha dato gioia ed emozione, grazie a dei ragazzi straordinari e ad un condottiero preparato e coinvolgente.
Godiamoci Maurizio ed oggi rigorosamente in Azzurro, nel mio caso con maglia di Maradona 1989/90 targata Mars.
Forza Napoli Campione d’italia
Rivivo nelle tue parole tutta la mia infanzia. Ripercorrere quei momenti è particolarmente emozionante soprattutto perché molti dei miei cari ora non sono più tra noi. Trentatré anni sono tanti, tutto ciò che ci circonda è diverso, noi stessi siamo cambiati ma la gioia di questa città e di questo popolo è semplicemente ineguagliabile, esattamente come allora. Vivere nella città più bella del mondo ( e non per infierire su chi come te la porta nel cuore da lontano) vestita a festa è un privilegio per pochi oltre che una gioia immensa. Si è ignari protagonisti di uno spettacolo teatrale quotidiano….con una scenografia che ti lascia senza fiato. W Napoli e onore al suo popolo nel mondo! Ad maiora
Sono onorato di vedere una mia opera nel tuo articolo. Grazie
Onorato io di ospitarti in Pappeceblog
Diffondiamo
Ebbene, non seguo particolarmente il calcio, ma che allegria sto scudetto. Che questa festa sia contagiosa al massimo dateci sotto come solo voi napoletani sapete fare. Io, come tanti altri, vi seguo senza resistenza alcuna !
Per noi che abbiamo vissuto la prima grande gioia questo terzo scudetto ha come il sapore della maturita’, della consapevolezza. E questi ragazzi dai nomi e dalle provenienze cosi diverse da quelle degli anni 80 ci fanno capire quanto sia cambiato il mondo da allora. Grazie Napoli e grazie Spalletti!
Da piccola mi chiamavano “Maradona” per via dei capelli ricci. Allora mi arrabbiavo, ma adesso lo ricordo con simpatia. Quanta gioia ha dato a mio padre la vittoria di quei due primi scudetti. Non era un tipo mio padre che si perdeva intorno a cose futili, tutto casa e fabbrica. Ma per il Napoli faceva un’eccezione. Forza Napoli, oggi e per sempre.