Nera con forme: sono grassofobico e non lo sapevo

Inizia

Ho scoperto da poco una casa editrice, Le plurali, che pubblica libri di saggistica e narrativa, esclusivamente di autrici. Sfogliando il catalogo, sono stato attratto da un libro dalla copertina gialla, il mio colore preferito, e così, senza pensarci troppo, l’ho acquistato. La sua lettura è stata per me una rivelazione continua ed è per questo che ho deciso di proporlo qui.

Sto parlando di Nera con forme, sottotitolo Storia di un corpo grasso, scritto da Marianna the influenza, nome d’arte di Marianna Kalonda Okassaka, italiana di seconda generazione, millennial, laureata in scienza della comunicazione, attivissima su instagram.

Chi mi conosce sa che mi appassionano da sempre i temi dell’inclusione o, per meglio dire, le lotte per combattere la mancanza di inclusione. Ho proposto spesso qusti argomenti nel blog, soprattutto condividendo con voi le mie letture, che hanno attraversato vari campi, dal razzismo alla fragilità bianca, dal colonialismo al femminismo.

Il libro di Marianna the influenza affronta, all’apparenza, un tema che non mi dovrebbe riguardare molto, quello della grassezza; sebbene io sia sempre più spesso sovrappeso, la grassezza non dovrebbe essere un tema particolarmente sensibile ma, scorrendo le pagine, mi sono reso via via conto che il tema portante è la grassofobia, e io, orrore! non ne sono immune.

Il primo commento che mi sento di fare su questo scritto è che è strutturato benissimo, con un glossario che permette di imparare, o comprendere meglio, quei termini che noi che non siamo, ahinoi, millennial, potremmo non conoscere. Se dovessi catalogare questo libro, lo descriverei come un saggio, però autobiografico, perché parte dal vissuto della scrittrice, il che rende la lettura molto scorrevole. In quasi ogni pagina viene sottolineata l’importanza dell’intersezionalità, termine coniato dalla giurista statunitense Kimberlé Williams Crenshaw, per connotare il modo in cui le diverse categorie biologiche, sociali e culturali come genere, etnia, classe sociale, disabilità, orientamento sessuale, religione, nazionalità si intersecano su molteplici livelli e, spesso, nello stesso momento. Questi aspetti non possono essere disgiunti quando si pensa all’identità di un individuo e sono fondamentali per comprendere la base multidimensionale delle ingiustizie, della disuguaglianza e della discriminazione sociale. L’autrice stessa, donna, nera e grassa rappresenta un chiaro esempio di intersezionalità.

Questo libro è un viaggio in cui l’autrice, una sorta di Virgilio del XXI secolo, dapprima conduce il lettore verso la probabile scoperta della propria grassofobia, poi mette in evidenza di come la grassofobia sia discriminazione, per insistere poi esplicitamente sul concetto di intersezionalità, necessario per comprendere le strategie da adottare contro questa discriminazione. Il libroè corredato da bibliografia e approfondimenti online che aiutano ad acquisire una consapevolezza sempre maggiore. Un libro coglie nel segno se fa riflettere, se ci cambia almeno un po’. Marianna the influenza con me ha colto nel segno. E voi, lo leggerete? Fatemi sapere che cosa ne pensate.

4 Comments

  1. Vorrei leggerlo, perché il problema della grassofobia (per quanto inconscia) della mia generazione (X) è stato portato recentemente alla mia attenzione da una giovane amica (Millennial) e mi ha veramente turbato, trovandomi nei panni di vittima e carnefice.
    E perché ho scoperto oggi grazie a te che la parola internazionalità descrive un approccio realistico ai problemi che è mancato alle generazioni cresciute tra le radicalizzazioni post-sessantottine e le semplificazioni degli anni ottanta.

    • L’intersezionalità è un discorso che mi sta a cuore, e gioca un ruolo chiave in tutte le tematiche di (mancanza di) inclusione. In realtà era già venuto fuori in altre letture; spero che questo concetto si diffonda a tutti.

  2. I grassi sono sempre stati discriminati e non solo nelle ultime generazioni. Ora viene dato un nome a qualsiasi cosa, ma i problemi di esclusione per motivi estetici, razziali, di rango sociale, ecc sono sempre esistiti. Credo che definire dei neologismi per categorizzare dei generi non aiuti l’inclusione.

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