{"id":3632,"date":"2021-08-18T11:02:10","date_gmt":"2021-08-18T11:02:10","guid":{"rendered":"https:\/\/pappeceblog.it\/?p=3632"},"modified":"2021-08-31T14:16:26","modified_gmt":"2021-08-31T14:16:26","slug":"cronorifugio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/2021\/08\/18\/cronorifugio\/","title":{"rendered":"Cronorifugio"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Georgi-Gospodinov-photo-Phelia-Barouh-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3633\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Georgi-Gospodinov-photo-Phelia-Barouh-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Georgi-Gospodinov-photo-Phelia-Barouh-300x200.jpg 300w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Georgi-Gospodinov-photo-Phelia-Barouh-768x512.jpg 768w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Georgi-Gospodinov-photo-Phelia-Barouh-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Georgi-Gospodinov-photo-Phelia-Barouh-720x480.jpg 720w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Georgi-Gospodinov-photo-Phelia-Barouh-480x320.jpg 480w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Georgi-Gospodinov-photo-Phelia-Barouh.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Georgi Gospodinov, photo Phelia Barouh<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Sar\u00e0 capitato anche a voi di innamorarvi \u201ca prima lettura\u201d di autori appena scoperti, e di continuare a leggerli non solo con continuit\u00e0, ma anche con trepidazione. Negli ultimi anni mi \u00e8 capitato con autori quali Ngugi wa Thiong&#8217;o, Piera Ventre, e con l&#8217;autore di cui sto per parlarvi, il bulgaro Georgi Gospodinov. Vi avevo raccontato tempo fa della sua raccolta di racconti \u201cTutti i nostri corpi\u201d, stavolta vi parlo di \u201cCronorifugio\u201d, il romanzo appena pubblicato da Voland, con la traduzione del professor Giuseppe Dell&#8217;Agata.<\/p>\n\n\n\n<p>Cronorifugio \u00e8 un romanzo di 371 pagine, diviso in sezioni: Clinica del passato, La decisione, Ogni paese preso a parte, Referendum sul passato e Mostri discreti, seguite da un breve epilogo e dai ringraziamenti, che ci forniscono informazioni sulla stesura dell&#8217;opera.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella prima sezione l&#8217;io narrante ci presenta Gaust\u00ecn, coprotagonista di questo scritto. I due si incontrano a Zurigo e l&#8217;io narrante accetta di collaborare con Gaust\u00ecn alla creazione delle \u201ccliniche del passato\u201d, una sorta di rifugio per i malati di Alzehimer, o almeno questa era l&#8217;intenzione originaria. La prima clinica sorge proprio a Zurigo, <em>\u201cuna citt\u00e0 buona per viverci e ancora migliore per morirci. Una citt\u00e0 tranquilla come un cimitero. Non ti stai annoiando, mi chiedono per telefono. La noia \u00e8 l&#8217;emblema di questa citt\u00e0. Qui si sono annoiati Canetti, Joyce, Duerrenmatt, Frisch e anche Thomas Mann. Anche se mi pare inadeguato paragonare la mia noia con la loro\u201d<\/em>. Sono rimasto molto colpito, io che vivo nei pressi di Zurigo da tredici anni, nel leggere queste parole che, se non si ha la sensibilit\u00e0 di guardarsi intorno e di allontanarsi dai quartieri sonnolenti del centro citt\u00e0, rischiano di diventare veritiere e dare proprio le sensazioni descritte dall&#8217;autore, cio\u00e8 vivere senza tempo.&nbsp; L&#8217;autore continua cos\u00ec: <em>\u201cZurigo \u00e8 una citt\u00e0 per invecchiare. Il mondo va pi\u00f9 piano, il fiume della vita \u00e8 sfociato in un lago, lento, con una superficie tranquilla, il lusso della noia e il sole sulla collina per le vecchie ossa. Il tempo in tutta la sua relativit\u00e0. Non \u00e8 affatto un caso che due scoperte del XX secolo, collegate appunto col tempo, si siano verificate proprio qui, in Svizzera: la teoria della relativit\u00e0 di Einstein e La montagna magica di Thomas Mann\u201d<\/em>.&nbsp; L&#8217;idea delle cliniche del passato prende piede, l&#8217;entusiasmo contagia anche le persone sane, tanto che il protagonista si chiede se il passato abbia una data di scadenza. Gaust\u00ecn spiega cos\u00ec la scelta della Svizzera: <em>\u201cLa verit\u00e0 \u00e8 che la Svizzera era il paese ideale, pensai, per il grado zero del tempo. Un paese senza tempo pu\u00f2 essere pi\u00f9 facilmente popolato con tutti i tempi possibili. Era riuscita a insinuarsi perfino nel XX secolo senza segni particolari, che altrimenti ti trattengono sempre in anni specifici\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nella sezione successiva, La decisione,&nbsp; preso atto che tanta gente ha paura del futuro, e tanta altra ha nostalgia del passato, si decide di indire un referendum,&nbsp; nell&#8217;Unione Europea e in Svizzera, per tornare a vivere nei decenni passati. Ogni nazione, mediante un referendum, decider\u00e0 quale decennio del XX secolo rivivere. Nella terza sezione il protagonista torna in Bulgaria, che si prepara al referendum, e partecipa, in incognito, alle manifestazioni dei due schieramenti. Nella quarta sezione si commentano in maniera dettagliata i risultati dei referendum e si analizzano i decenni vincitori. Mentre tutti i Paesi dell&#8217;Unione Europea hanno scelto decenni ben precisi, la Svizzera ha scelto di rimanere, ancora una volta, senza tempo, votando per il presente. Dopo lo sconcerto iniziale, l&#8217;Unione Europea accetta il risultato: la Svizzera ha deciso di mantenere il tempo invariato e costituir\u00e0 un punto di riferimento stabile per tutti gli altri stati tornati ad un passato pi\u00f9 o meno vicino.<\/p>\n\n\n\n<p>La quinta sezione, Mostri discreti, \u00e8 composta da 48 brevi paragrafi, riflessioni non solo sul tempo, ma anche sul concetto di appartenenza, o mancanza di appartenenza. Una riflessione che mi ha molto colpito \u00e8 la seguente: \u201cDa qualche parte, sulle Ande, credono ancora oggi che il futuro sia dietro di te. Arriva alle tue spalle in modo sorprendente e inaspettato, mentre il passato sta sempre davanti ai tuoi occhi, \u00e8 gi\u00e0 accaduto. Quando parlano del passato, gli uomini del popolo degli Aymara indicano con la mano davanti a s\u00e9. Vai avanti col viso rivolto al passato e ti giri indietro verso il futuro\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Leggendo questo libro non potevo fare a meno di sottolineare le affermazioni e le considerazioni dei protagonisti. Quando ero a lavoro continuavo a pensare a ci\u00f2 che avevo letto la sera prima, e non vedevo l&#8217;ora di tornare a casa per proseguire la lettura. Una volta terminato, questo libro \u00e8 rimasto a lungo sul mio comodino e ancora oggi mi ritrovo a sbirciare tra le cose sottolineate. Un romanzo filosofico sul tempo, scritto in maniera fluida e scorrevole. Un romanzo che permette di astrarsi da ci\u00f2 che ci circonda, per riflettere solo su quello che si legge. Un autore che&nbsp; amo sempre di pi\u00f9, e che spero ottenga anche in Italia e in Svizzera la fortuna che il suo talento merita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sar\u00e0 capitato anche a voi di innamorarvi \u201ca prima lettura\u201d di autori appena scoperti, e di continuare a leggerli non solo con continuit\u00e0, ma anche con trepidazione. Negli ultimi anni mi \u00e8 capitato con autori quali Ngugi wa Thiong&#8217;o, Piera Ventre, e con l&#8217;autore di cui sto per parlarvi, il bulgaro Georgi Gospodinov. Vi avevo raccontato tempo fa della sua raccolta di racconti \u201cTutti i nostri corpi\u201d, stavolta vi parlo di \u201cCronorifugio\u201d, il romanzo appena pubblicato da Voland, con la traduzione del professor Giuseppe Dell&#8217;Agata. 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