{"id":4120,"date":"2021-09-16T19:17:00","date_gmt":"2021-09-16T17:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/pappeceblog.it\/?p=4120"},"modified":"2021-09-16T19:17:02","modified_gmt":"2021-09-16T17:17:02","slug":"barbara-moraglia-fisera-lamica-sconfinata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/2021\/09\/16\/barbara-moraglia-fisera-lamica-sconfinata\/","title":{"rendered":"Barbara Moraglia Fisera: l&#8217;amica sconfinata"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\"><em>Conobbi Barbara circa dieci anni fa quando, neoassunta nell\u2019azienda presso cui lavoro, partecip\u00f2, insieme ad altri colleghi appena arrivati, al mio corso di formazione sulla sicurezza. Giunto al momento di spiegare la risposta alle emergenze, chiesi ai colleghi, come faccio sempre, se avevano qualche esperienza da condividere. Barbara raccont\u00f2 di un (falso) allarme quando lavorava a Milano: era dicembre, i dipendenti avevano appena ricevuto il pacco natalizio, e alcuni di essi, presi dal panico, si precipitarono in strada portando il pacco con s\u00e9. Questa nuova collega, con un intervento di poche parole, aveva descritto esattamente cosa si prova in una situazione di emergenza e come, talvolta, invece delle procedure si segue l\u2019istinto. Aveva messo in evidenza, molto semplicemente, quanto sia importante la preparazione, nella gestione delle emergenze. Non potevo che essere attratto da una persona cos\u00ec, dovevo conoscerla meglio, dovevo saperne di pi\u00f9. Cominciammo a chiacchierare, e poi a incontrarci, assieme ad altri colleghi italiani, per pranzo. La nostra amicizia cominci\u00f2 cos\u00ec, scoprendo che avevamo tante cose in comune, prima fra tutte l\u2019amore per il continente africano. Barbara qualche anno fa ha cambiato azienda, ma la nostra amicizia non si \u00e8 conclusa. Ci trovavamo, prima della pandemia (e speriamo di rifarlo presto), a Zurigo, per andare a mangiare nei ristoranti etnici, in compagnia di Tomas, il marito di Barbara, e degli altri amici che ci volevano seguire. E, quando nessuno aveva tempo di seguirci, ci andavamo da soli. Superfluo precisare che i nostri ristoranti preferiti sono l\u2019ugandese, l\u2019eritreo, il nigeriano\u2026 Oggi ho l\u2019onore di raccontarvi la storia di questa mia cara amica, che \u00e8 assolutamente fuori dall\u2019ordinario.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Barbara nacque nel 1976, in&nbsp;<strong>Kenya<\/strong>; i genitori, entrambi liguri, si erano infatti trasferiti nel paese africano perch\u00e9 il pap\u00e0 aveva accettato un lavoro al casin\u00f2 di Nairobi. Il giorno in cui Barbara nacque il cielo era piovoso, e questo fu interpretato come un buon segno dalle infermiere; l\u2019acqua, si sa, \u00e8 un bene preziosissimo per quasi tutto il continente africano. L\u2019infanzia di Barbara fu bellissima, \u201csconfinata\u201d, come ama dire lei. La sua tata Jenny le insegn\u00f2 l\u2019inglese, e mille altre cose. I suoi giocattoli erano le foglie, i fiori e\u2026 Il fango! Barbara si divertiva a preparare torte di fango. I suoi genitori le dicevano sempre che non era importante sporcarsi le mani o i vestiti, ma giocare ed essere felici. A tre anni e mezzo, la vita fece a Barbara e ai suoi genitori un bellissimo regalo: l\u2019arrivo del fratellino Marco. Da neonato Marco si ammal\u00f2 di polmonite, ma il dottor Kungu lo salv\u00f2. Sebbene Barbara fosse ancora piccolissima, ricorda quei momenti come se fosse ora. Marco e Barbara diventarono subito complici: portavano a casa tantissimi animaletti, dagli uccellini caduti dal nido ai camaleonti, per la gioia di mamma Moraglia. Nel giardino di casa si allevavano galline, tartarughe, e ogni tanto passavano le scimmie a rubare i panini.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"604\" height=\"388\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Fisera2-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4125\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Fisera2-1.jpg 604w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Fisera2-1-300x193.jpg 300w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Fisera2-1-480x308.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 604px) 100vw, 604px\" \/><figcaption>Barbara con Moi (primo da destra) e Otri (terza da destra)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>I primi amichetti di Barbara e Marco furono Moi e Otri, vicini di casa. Mentre la famiglia Moraglia abitava in un grande complesso di villette e appartamenti, i genitori di Moi e Otri, che lavoravano come addetti alle pulizie del casin\u00f2, vivevano in un appartamento piccolissimo, con il bagno in comune con altre famiglie. Barbara ricorda ancora adesso la prima volta che fu invitata a pranzo dai suoi amichetti: le servirono un piatto di polenta bianca con uno spezzatino di verdure, che si mangiava con le mani. C\u2019era un unico pezzetto di carne in quello stufato, che veniva mangiato da un unico membro della famiglia, a turno. Quel giorno toccava al padre. Alla fine del pranzo, Barbara chiese di andare in bagno, e scopr\u00ec la triste realt\u00e0: il bagno era in comune con altre famiglie, si trattava da un bagno alla turca, non c\u2019era la carta igienica ma fogli di giornale meticolosamente tagliati in piccole strisce. Fu quella la prima volta in cui Barbara si sent\u00ec una&nbsp;<strong>privilegiata<\/strong>, e ne prov\u00f2 vergogna.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"391\" height=\"604\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Barbara-bambina.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4126\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Barbara-bambina.jpg 391w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Barbara-bambina-194x300.jpg 194w\" sizes=\"(max-width: 391px) 100vw, 391px\" \/><figcaption>Barbara bambina<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La vita in Kenya era semplice, sempre a contatto con la natura, ma allo stesso tempo era poco libera: non era permesso ai bambini di uscire da soli, la madre li portava a scuola ogni mattino e il pomeriggio li andava a riprendere, occasionalmente andavano a far visita agli altri amichetti. Barbara e Marco frequentavano la scuola italiana, che partiva dalla scuola materna fino alla seconda liceo, in totale non c\u2019erano pi\u00f9 di cento alunni. A scuola c\u2019erano figli di diplomatici, di ingegneri impegnati in progetti, di insegnanti, di medici\u2026 Le mamme si impegnavano a preparare le merende da portare a scuola, e la mamma di Barbara era esperta in torte e crostate prelibate\u2026 Che la figlia di tanto in tanto scambiava per un panino con la&nbsp;<strong>nutella<\/strong>, bene introvabile che solo i figli dei diplomatici riuscivano ad avere, grazie ai corrieri dell\u2019ambasciata italiana.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"662\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Fisera5-1-1024x662-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4124\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Fisera5-1-1024x662-1.jpg 1024w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Fisera5-1-1024x662-1-300x194.jpg 300w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Fisera5-1-1024x662-1-768x497.jpg 768w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Fisera5-1-1024x662-1-480x310.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Barbara, la madre, e\u2026 Un amico speciale<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Durante l\u2019adolescenza, arriv\u00f2 il momento di trasferirsi in Italia, per continuare la scuola. Barbara arriv\u00f2 cos\u00ec a&nbsp;<strong>Sanremo<\/strong>, dove viveva la nonna. Lo shock culturale fu enorme: le mancavano gli amici, la natura, i paesaggi, i colori, i sapori, i profumi\u2026 Ma in Italia Barbara scopr\u00ec la libert\u00e0. Impar\u00f2 a essere indipendente, poteva uscire da sola, andare al mare, girare per negozi, a scuola finalmente non doveva essere accompagnata; con il suo motorino, uno Ciao, andava dove voleva.<\/p>\n\n\n\n<p>Finita la scuola superiore, Barbara si trasfer\u00ec a Milano, per frequentare l\u2019universit\u00e0. Oltre a studiare, Barbara lavorava per mantenersi agli studi. Dopo tanti lavoretti tramite l\u2019agenzia di lavoro interinale Adecco, Barbara approd\u00f2 alla MTV, in centro a Milano, in piazza San Babila. Aveva ottenuto un lavoro come assistente di direzione. Il suo capo era Antonio Campo Dall\u2019Orto, che Barbara definisce come&nbsp;<em>\u201cla persona pi\u00f9 brillante che mi sia capitato di conoscere\u201d<\/em>. Oltre al capo, Barbara ricorda con affetto i colleghi, che erano innovativi, visionari, instancabili, ma soprattutto&nbsp;<strong>amici<\/strong>. Milano rappresent\u00f2 per Barbara un caleidoscopio di esperienze e opportunit\u00e0: concerti, moda, fiere\u2026 E\u2019 a Milano che Barbara diventa adulta.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"720\" height=\"960\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Matrimonio.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4123\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Matrimonio.jpg 720w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Matrimonio-225x300.jpg 225w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Matrimonio-480x640.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><figcaption>Barbara e Tomas il giorno del matrimonio<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>E proprio a Milano Barbara incontr\u00f2 Tomas. Era giugno del 2010, Barbara aveva finito di lavorare e non aveva voglia di tornare subito a casa. Si ferm\u00f2 in uno dei suoi locali preferiti vicino alla stazione centrale, il Rock\u2019n\u2019Roll. Era mercoled\u00ec, serata libera per i musicisti di esibirsi in una jam session. Barbara ordin\u00f2 una cena leggera e, mentre chiacchierava con un\u2019amica, vide Tomas, uno dei manager di una rock band svizzera molto conosciuta. Tomas si present\u00f2 al tavolo delle due ragazze, affascinando Barbara. Da l\u00ec continue telefonate e incontri fecero innamorare Barbara, che si rese conto immediatamente che Tomas era la sua vita. Un anno dopo, sebbene Barbara avesse un lavoro che amava, e avesse appena comprato un appartamentino alla periferia di Milano, decise di lasciare tutto e trasferirsi in Svizzera per vivere con Tomas, il suo mondo. In sella alla sua moto, una Kawasaki ZR7, attravers\u00f2 il tunnel del Gottardo, lasciando il sole del Ticino e sbucando in una fredda e nuvolosa Goeschen, per poi arrivare a Zurigo.<\/p>\n\n\n\n<p>Barbara non si sente di appartenere al Kenya, all\u2019Italia, e nemmeno alla Svizzera, pur essendo immensamente grata a tutti e tre questi Paesi. Si sente, appunto, sconfinata. Sconfinata e felice di vivere con il suo mondo, Tomas.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-cyan-bluish-gray-color has-text-color\"><em>Gi\u00e0 pubblicato su <strong>Sconfinamenti<\/strong>, il 17 aprile 2021<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-1 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Barbara non si sente di appartenere al Kenya, all\u2019Italia, e nemmeno alla Svizzera, pur essendo immensamente grata a tutti e tre questi Paesi. Si sente, appunto, sconfinata. 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