{"id":4380,"date":"2021-11-30T20:50:00","date_gmt":"2021-11-30T19:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/pappeceblog.it\/?p=4380"},"modified":"2021-11-28T20:46:11","modified_gmt":"2021-11-28T19:46:11","slug":"viaggio-in-tutte-le-mie-case-e-casa-tua-dove","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/2021\/11\/30\/viaggio-in-tutte-le-mie-case-e-casa-tua-dove\/","title":{"rendered":"Viaggio in tutte le mie case. E casa tua dov&#8217;\u00e8?"},"content":{"rendered":"\n<p>La prima fu a <strong>Bacoli<\/strong>, in Via Cerillo 13, ma non ne ho memoria. Di fatto, ci nacqui solo, ma ci trasferimmo poco prima di compiere un anno. Ci trasferimmo in Via Fusaro 111, nella stessa strada vivevano i nonni, anche se all&#8217;estremo opposto. Abitavamo sopra il negozio di Clemente il tabaccaio, e accanto a lui c&#8217;era Salvatore il salumiere. Mamma mi mandava da loro a fare le mie prime piccole commissioni, avevo tre anni. Le mamme di oggi inorridirebbero. Da quella casa partono i miei primi ricordi; il primissimo \u00e8 brutto, io che urlo per tutta la casa che mi fa male il pancino: poche ore dopo sarei stato operato d&#8217;urgenza. Sono diversi i ricordi birichini, come quando trovai, sulla poltrona del salotto, 50 lire e decisi di andare a comprare cinque ovetti di cioccolato al bar di fronte, da Gennaro. La maniglia della porta di casa era ad altezza bambino e cos\u00ec uscii, stando ben attento a non fare rumore. Era buio, ricordo come se fosse ora che guardai a sinistra e a destra prima di attraversare la strada, ricordo anche che all&#8217;interno del negozio diedi la mia moneta a Gennaro e gli chiesi cinque ovetti, e poi non ricordo pi\u00f9 nulla, ma le conseguenze mi sono state raccontate tante volte: i miei mi trovarono in salotto che scartocciavo gli ovetti e mi chiesero dove li avessi presi; dopo aver risposto che li avevo appena comprati con i soldi che avevo trovato, a Gennaro, Clemente e Salvatore fu chiesto di fermarmi nel caso mi avessero visto da solo. La mia intraprendenza non pag\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>In quella primavera del 1976 i miei mi portavano tutti i giorni in campagna, a <strong>Cuma<\/strong>, sempre a guardare una casa in costruzione, che ai miei occhi appariva decisamente \u201c<strong>scarrupata<\/strong>\u201d. Stava nascendo LA casa, quella che la mia famiglia avrebbe posseduto per quarantatr\u00e9 anni, fino a pochi mesi dall&#8217;inizio della pandemia. La casa che aveva l&#8217;orto da un lato (che poi divent\u00f2 giardino) e il mare con l&#8217;isola d&#8217;Ischia dall&#8217;altro custodisce di fatto la storia della nostra famiglia. Non basterebbe un&#8217;enciclopedia per raccontare la storia di Via Cuma 418, che poi divent\u00f2 Via Cuma 418 C, e poi IV Traversa Cuma 18, e poi Via San Massenzio 24&#8230; In quella casa abbiamo vissuto i momenti pi\u00f9 lieti, primo fra tutti la nascita di mio fratello, e quelli pi\u00f9 dolorosi, primo fra tutti la morte di mia madre.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"720\" height=\"709\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Cuma1980.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4383\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Cuma1980.jpg 720w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Cuma1980-300x295.jpg 300w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Cuma1980-480x473.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><figcaption>Cuma 1980: con mia madre, mio fratello e mia cugina Lorella appena nata <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Quando lasciai Cuma e la mia famiglia, dopo la laurea, arrivarono le stanze della sopravvivenza, affittate in case abitate da signore anziane. L&#8217;affitto era pi\u00f9 economico e mi permetteva di gestirmi meglio. La prima esperienza fu a <strong>Pisa<\/strong>, dove mi ero trasferito per la specializzazione. Vivevo in Viale Bonaini, nei pressi della stazione, al numero 86, non lontano dalla sede della CGIL. Avevo una stanza con bagno, molto accogliente. Meno accogliente era la signora, che mi diede s\u00ec l&#8217;uso cucina come da contratto, ma si rifiut\u00f2 di concedermi l&#8217;uso della lavatrice. Ricordo ancora la valigia piena di panni sporchi che mi accompagnava nell&#8217;Intercity Pisa Napoli un venerd\u00ec ogni 2-3 settimane, per poi ritornare piena di biancheria pulita la domenica sera. Le cose andarono meglio a Milano, non solo perch\u00e9 affittai la stanza (in Via Anguissola 2C) con due amici, Marco e Antonella, ai quali poi subentr\u00f2 un&#8217;altra amica, Giusi, ma perch\u00e9 la signora era un&#8217;ex insegnante in pensione, molto dinamica e ricca di interessi, spesso pi\u00f9 attiva e moderna di noi. Ricordo che a volte, dopo cena, mentre noi ci riposavamo, distrutti da una lunga giornata di lavoro, lei usciva per andare a teatro e ci salutava dicendo: \u201cI giovani devono lavorare, i vecchi si devono divertire\u201d. Sarei dovuto restare in quella casa per i tre mesi della durata dello stage, invece ci restai anche quando trovai lavoro a Cesano Maderno, e ci restai fino a che cambiai lavoro, a inizio 2002. Vivere l\u00ec mi permise di mettere qualche soldino da parte, cos\u00ec comprai la macchina, e soprattutto feci i lavori nel mio nuovo appartamento, a <strong>Nettuno<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Lasciata la Lombardia a gennaio 2002, mi trasferii nel Lazio, per lavorare a Campoverde di Aprilia. Ripresi a guidare dopo anni di pausa, e decisi di andare ad abitare sul mare, che mi era mancato negli anni milanesi. Non sapevo ancora, allora, che avrei vissuto ancora pi\u00f9 distante da questa fonte di energia. Trovai, per qualche settimana, un appartamento temporaneo ad <strong>Anzio<\/strong>, in Via del Teatro Marcello. Si trattava di una dependance in una villa privata, ricordo che era un bilocale, ma non saprei descriverlo, non ne conservo memoria. Saprei descrivere invece l&#8217;appartamento di Nettuno, il mio primo appartamento di propriet\u00e0, comprato grazie ai miei genitori, in Via Scipione Borghese, al 6A. Me lo vendette un chimico romano, una persona di eleganza non comune, che lo utilizzava come casa di villeggiatura. Me lo lasci\u00f2 arredato. Era un trilocale, anche se piccolissimo. Per prima cosa feci installare l&#8217;impianto di riscaldamento, poi cambiai il divano con un divano letto Chateau d&#8217;Ax, pagato a rate. In estate andai con i miei in Costiera Amalfitana, a Vietri sul Mare, e comprai i lampadari di tutta la casa, e i lumi per i comodini della camera da letto. Tutto in ceramica, con uno dei motivi classici dell&#8217;arte vietrese. Acquistai, a Nettuno, comodini e cassettiera di vimini, ridipinti di giallo. Il colore principale dell&#8217;arredamento era il giallo, il mio colore preferito, il colore del sole. Per completare l&#8217;arredamento, i miei mi regalarono un tavolo di bamb\u00f9, fabbricato in Ghana. Molti di questi oggetti mi hanno seguito nelle case successive. A Nettuno scoprii che mi piaceva vivere da solo, che avevo bisogno dei miei spazi quotidianamente e che non mi era possibile vivere 24 ore al giorno con un&#8217;altra persona, nonostante l&#8217;amore. La gioia, a fine giornata, o dopo una visita di amici e parenti, di chiudere la porta e restare solo, non si pu\u00f2 descrivere. So bene che siamo in pochi a pensarla cos\u00ec e non ho intenzione di convincere nessuno, vorrei solo sottolineare che vivere da soli, quando \u00e8 una scelta e non un&#8217;imposizione di una pandemia o di altre disgrazie, pu\u00f2 essere fonte di gioia e non di dolore.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"604\" height=\"396\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Nettuno2002.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4384\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Nettuno2002.jpg 604w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Nettuno2002-300x197.jpg 300w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Nettuno2002-480x315.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 604px) 100vw, 604px\" \/><figcaption>Nettuno, 2002, con mia madre e mio fratello<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Credevo che sarei rimasto a Nettuno per sempre: ero sul mare, non ero lontano da Napoli, potevo vedere la mia famiglia frequentemente, continuare a frequentare i miei amici storici&#8230; Ma qualcosa lavorativamente non funzion\u00f2. Il lavoro, che tanto amavo, si rivel\u00f2 una grossa fonte di frustrazione, soprattutto perch\u00e9, pur vedendo cosa non andava e avendo un piano di azione per cambiare le cose, ero impossibilitato ad agire. Capii che dovevo andare via, ma fu doloroso accettare tutto questo, perch\u00e9 avevo trovato uno splendido gruppo di colleghi. Restava il fatto che il modo di lavorare del management era troppo distante dal mio e non c&#8217;erano margini d&#8217;incontro. Cercai lavoro in zona, ma purtroppo non vi erano possibilit\u00e0 in quel momento, e realizzai che, per rinascere, sarei dovuto tornare al nord. Forse senza saperlo, mi spinse il commento di una collega, che mi disse: \u201c<em>Vai via di qui, al pi\u00f9 presto. Eri venuto pieno di entusiasmo, e ora stai appassendo<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec, il 1 dicembre 2004, eccomi di nuovo in Brianza, non a Cesano Maderno stavolta, ma a Macherio. Avevo lavorato fino a fine novembre a Campoverde, non avevo avuto modo di traslocare e trovare una sistemazione permanente, cos\u00ec affittai un bilocale arredato a <strong>Vedano al Lambro<\/strong>, in Via Piave 18, nel palazzo accanto alla posta. Il bilocale era situato al piano terra, al primo piano abitava l&#8217;anziana coppia di proprietari, persone molto gentili e cordiali, con cui fu facilissimo andare d&#8217;accordo fin dall&#8217;inizio. Avendo cambiato lavoro a dicembre, non avevo ferie da prendere, quindi non sarei tornato a Cuma per Natale. Sarebbe stato quello il primo Natale lontano dalle radici. Per non farmi trascorrere le feste da solo, i miei genitori mi raggiunsero da Napoli e mio fratello da Pisa, dove studiava. In quattro in un bilocale per diversi giorni, ma fu bellissimo lo stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Stavo gi\u00e0 pensando a trovarmi una sistemazione stabile in Brianza, e a organizzare il trasloco dalla casa di Nettuno, quando fui contattato da un&#8217;altra azienda, che mi offr\u00ec un lavoro nello stabilimento di Mozzanica, in provincia di Bergamo. Era un&#8217;occasione troppo ghiotta per lasciarsela scappare, e cos\u00ec nuovo trasloco. Mi trasferii a <strong>Treviglio<\/strong>, in un trilocale molto luminoso. Mio fratello, che stava terminando la specializzazione a Pisa e avrebbe dovuto completare il tirocinio a Milano, come me pochi anni prima, sarebbe venuto a vivere con me. Vendetti la casa di Nettuno, traslocai, ed eccoci in Via San Giovanni Bosco n. 7! Finalmente una casa luminosa, era ora. C&#8217;era per\u00f2 una cosa strana, i vicini che mi osservavano mantenendo sempre una certa distanza, evitando di incrociare gli sguardi. Il mistero si risolse qualche tempo dopo, quando mi fu confessato che la persona che abitava in quella casa prima di me si era suicidata qualche anno prima, proprio in quell&#8217;appartamento, che da allora era rimasto vuoto.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche a Treviglio cercai una sistemazione permanente, e comprai un appartamento in un palazzo in costruzione, in centro. Ero diventato ormai un esperto di appartamenti, quindi cercai un appartamento che non fosse troppo in basso, per avere abbastanza sole, che non fosse all&#8217;ultimo piano, in modo da essere sufficientemente caldo, che non fosse in una via centrale, in modo da non subire i rumori del traffico. Arrivai cos\u00ec in Via Filzi 4, al terzo piano, dove sono rimasto fino al mio espatrio, a settembre 2008.<\/p>\n\n\n\n<p>Cercare casa a <strong>Horgen<\/strong> \u00e8 stato completamente diverso: qui non si sceglie la casa dove si vuole abitare, ci si candida, dopo aver fornito copia della busta paga, lettera di referenze (nel mio caso, solo quella del datore di lavoro) si comincia a pregare che il padrone di casa (spesso una banca o una compagnia di assicurazioni) ti accetti. Fui scartato ben 2 volte (i proprietari? Una banca e una compagnia di assicurazioni), prima di essere accettato nell&#8217;appartamento di Einsiedlerstrasse 174, dove vivo tuttora. Firmai il contratto senza troppo pensare: avevo fretta di liberare l&#8217;appartamento di Treviglio, che volevo affittare. All&#8217;inizio, di questa casa vedevo solo i difetti: cucina e bagno microscopici, impianto di riscaldamento vecchio, balcone e giardino d&#8217;inverno in comune con gli altri due inquilini, ma presto ne ho scoperto i pregi: luminosissimo, ben isolato termicamente, impianto di riscaldamento efficiente, vicinissimo alla stazione&#8230; Tanto che non mi sono pi\u00f9 mosso di qui.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho ripercorso le case dove ho vissuto perch\u00e9, arrivato alla soglia dei cinquant&#8217;anni, mi capita di chiedermi dove sia casa mia. I miei affetti sono sparsi nei luoghi in cui ho vissuto, e non solo, se considero le persone che si sono a loro volta trasferite. Non \u00e8 una domanda facile da rispondere; se fino al 2019 avrei risposto, in maniera superficiale, con Cuma, ora non posso farlo pi\u00f9. Se poi penso alla parola \u201ccasa\u201d in senso esteso, non solo come luogo natio, ma anche come Patria, io che da flegreo e napoletano sono diventato cittadino del mondo, pur mantenendo le mie radici sempre salde, profonde e robuste, io che di passaporti ne ho due, ho ancora pi\u00f9 difficolt\u00e0 a formulare una risposta sensata. Se invece penso a \u201ccasa\u201d come il luogo dove mi sento protetto, al luogo dove la sera ho voglia di tornare, al luogo dove percepisco l&#8217;amore dei miei cari, ecco, in quel caso tutte le case dove ho vissuto sono, o sono state, casa mia. Estendendo questo concetto ai luoghi che ho visitato, quasi tutto il mondo \u00e8 casa mia, dai viali di Bucarest all&#8217;East End londinese, dai mercati di Kumasi fino ai villaggi del Karamoja passando per le isole incontaminate della Guinea Bissau. Mia nonna diceva sempre: \u201c<em>Si sa dove si nasce ma non si sa dove si muore<\/em>\u201d, ed \u00e8 proprio cos\u00ec. Eppure \u00e8 probabile che, ovunque io muoia, anche quel posto sia stato casa mia.<\/p>\n\n\n\n<p>E tu, lettore, che hai avuto la pazienza di seguirmi in questo viaggio a casa mia, cosa ne pensi delle mie conclusioni? Ma soprattutto, dov&#8217;\u00e8 casa tua?<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery alignwide columns-0 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\"><ul class=\"blocks-gallery-grid\"><\/ul><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho ripercorso le case dove ho vissuto perch\u00e9, arrivato alla soglia dei cinquant&#8217;anni, mi capita di chiedermi dove sia casa mia. 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