{"id":4507,"date":"2022-08-15T00:33:00","date_gmt":"2022-08-14T22:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/pappeceblog.it\/?p=4507"},"modified":"2022-08-06T17:35:07","modified_gmt":"2022-08-06T15:35:07","slug":"nostra-signora-del-nilo-le-radici-dellodio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/2022\/08\/15\/nostra-signora-del-nilo-le-radici-dellodio\/","title":{"rendered":"Nostra Signora del Nilo: le radici dell\u2019odio"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Uno dei viaggi pi\u00f9 intensi che io abbia mai fatto \u00e8 stato sicuramente quello del 2019 in&nbsp;<strong>Ruanda<\/strong>. Ci tenevo a visitare questo Paese proprio durante il venticinquesimo anniversario di quello scandalo che fu il genocidio del 1994, perpetrato dagli hutu sui tutsi, nella totale indifferenza della comunit\u00e0 internazionale. Prima di partire mi resi conto che, sebbene all\u2019epoca dei fatti io avessi gi\u00e0 22 anni, in realt\u00e0 sapevo molto poco, non tanto di ci\u00f2 che era successo, ma del perch\u00e9 fosse successo.<\/p>\n\n\n\n<p>Cominciai allora a documentarmi, e mi furono utili in particolare due libri: \u201cDesideriamo informarla che domani verremo uccisi con le nostre famiglie\u201d, dell\u2019americano Philip Gourevitch, sulle settimane del genocidio, \u201cOggi disegneremo la morte\u201d, del polacco Wojciech Tochman, che raccoglie le testimonianze dei sopravvissuti: vittime, carnefici, giudici, psichiatri, preti, soldati\u2026 Naturalmente mi misi a studiare un po\u2019 di storia del Ruanda, scoprendo cos\u00ec che la differenza tra gli&nbsp;<strong>hutu<\/strong>&nbsp;e i&nbsp;<strong>tutsi<\/strong>, di comune fede cristiana, era nata in base alle loro attivit\u00e0: allevatori, e quindi pi\u00f9 ricchi, i tutsi, agricoltori, e quindi pi\u00f9 poveri, gli hutu. Furono i belgi, durante il colonialismo, ad accentuare queste differenze, legandole anche all\u2019aspetto fisico (alti e slanciati i tutsi, robusti e di media statura gli hutu), fino a scrivere questa supposta diversit\u00e0 etnica sui&nbsp;<strong>documenti di identit\u00e0<\/strong>. Per coloro i quali possedevano sia capi di bestiame che la terra da coltivare, la classificazione in hutu o tutsi veniva determinata in base al numero di capi. Durante il colonialismo i belgi si legarono molto all\u2019aristocrazia tutsi, che rappresentava circa il 20% della popolazione. Finito il colonialismo, al potere arrivarono gli hutu, con l\u2019accordo del governo belga, e da allora cominciarono le lunghe persecuzioni sui tutsi, fino al 1994, che culmin\u00f2 con il genocidio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci siamo chiesti spesso come sia possibile tutto questo, come pu\u00f2 essere che vicini di casa denuncino i propri vicini, gli insegnanti i propri studenti, i capiufficio i propri collaboratori. A differenza delle persecuzioni naziste, in questo caso non c\u2019\u00e8 nemmeno il fattore religioso, eppure queste cose sono accadute pi\u00f9 volte nella storia e potranno continuare ad accadere; per evitare tutto questo dobbiamo vaccinarci, con la conoscenza. Dopo aver imparato cosa era successo, e come il tutto era cominciato, dovevo ancora sapere come erano stati gli anni tra la presa del potere hutu e il genocidio finale. Ha colmato questa mia lacuna il romanzo \u201c<strong>Nostra Signora del Nilo<\/strong>\u201d, della ruandese Scolastique Mukasonga. L\u2019autrice, nata nel 1956, \u00e8 stata costretta a lasciare il Paese nel 1973, a causa delle persecuzioni degli hutu, rifugiandosi prima in Burundi e poi in Francia. Durante il genocidio del 1994 ha perso 27 membri della famiglia, compresa la madre. Questo romanzo, uscito in Francia nel 2012 e poi pubblicato in italiano grazie all\u2019editore \u201c<a href=\"https:\/\/www.66thand2nd.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">66<sup>th<\/sup>&nbsp;and 2nd<\/a>\u201d, ha ricevuto numerosi premi, tra i quali il Prix Ahmadou Kourouma e il Prix Renaudot.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia \u00e8 ambientata a Nyaminombe, Ruanda, all\u2019inizio degli anni Settanta del secolo scorso, all\u2019interno del liceo \u201cNostra Signora del Nilo\u201d, situato non lontano dalla sorgente del grande fiume, dove si erge la statua della Madonna nera. E\u2019 l\u2019inizio di un nuovo anno scolastico, e in questo liceo femminile, che ospita le figlie dell\u2019alta societ\u00e0 ruandese, arrivano Gloriosa, Frida, Goretti, Godelive, Immacul\u00e8e, e tante altre ragazze figlie di politici e ricchi commercianti hutu. Assieme a loro arrivano anche Veronica e Virginia, due delle ragazze tutsi ammesse al liceo grazie alla&nbsp;<strong>quota etnica<\/strong>, un misero 10%. Sembra un anno scolastico come tutti gli altri, con le suore e i professori che si affannano per preservare le ragazze dalle \u201cmalizie del mondo\u201d e per dar loro, allo stesso tempo, un\u2019istruzione che le renda esempio di \u201cpromozione femminile\u201d. Al di l\u00e0 della scuola, si sviluppano presto amicizie e gelosie, conflitti interiori, tormenti del corpo e della mente, cosa che avviene in tutti gli adolescenti di tutte le epoche. Di diverso c\u2019\u00e8 per\u00f2 che quello non \u00e8 un anno scolastico normale, e Veronica e Virginia si trovano sempre pi\u00f9 esposte alla crudelt\u00e0 del razzismo. Sanno fin dall\u2019inizio di non essere uguali alle altre ragazze, sanno che&nbsp;<em>\u201cun diploma tutsi non \u00e8 come un diploma hutu. Non \u00e8 un vero diploma. Il diploma \u00e8 la tua carta d\u2019identit\u00e0. Se c\u2019\u00e8 scritto tutsi, non troverai mai lavoro, neppure presso i bianchi\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che le due ragazze non sanno, o almeno non si aspettano, \u00e8 questo moltiplicarsi della violenza, prima soltanto verbale, fino all\u2019esplosione vera e propria, che costituir\u00e0 la prova generale del genocidio del 1994. La Mukasonga usa una scrittura lieve, che comunica comunque l\u2019atmosfera di crudelt\u00e0 di quegli anni. Sebbene l\u2019autrice non accusi direttamente il colonialismo europeo, mette comunque in evidenza come le suore e i sacerdoti zelanti abbiano fatto del loro meglio per tenere le ragazze tutsi in uno stato di soggezione costante, che diverr\u00e0 poi umiliazione. Libro da leggere, per capire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-cyan-bluish-gray-color has-text-color\"><em>Gi\u00e0 pubblicato su <strong>Sconfinamenti<\/strong>, nel aprile 2021<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno dei viaggi pi\u00f9 intensi che io abbia mai fatto \u00e8 stato sicuramente quello del 2019 in&nbsp;Ruanda. Ci tenevo a visitare questo Paese proprio durante il venticinquesimo anniversario di quello scandalo che fu il genocidio del 1994, perpetrato dagli hutu sui tutsi, nella totale indifferenza della comunit\u00e0 internazionale. Prima di partire mi resi conto che, sebbene all\u2019epoca dei fatti io avessi gi\u00e0 22 anni, in realt\u00e0 sapevo molto poco, non tanto di ci\u00f2 che era successo, ma del perch\u00e9 fosse successo. 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