{"id":4600,"date":"2022-02-05T05:41:00","date_gmt":"2022-02-05T04:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/pappeceblog.it\/?p=4600"},"modified":"2022-02-03T19:27:28","modified_gmt":"2022-02-03T18:27:28","slug":"alla-scoperta-del-togo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/2022\/02\/05\/alla-scoperta-del-togo\/","title":{"rendered":"Alla scoperta del Togo"},"content":{"rendered":"\n<p>Il festival voodoo \u00e8 finito, i miei amici partiranno stasera. Io invece proseguir\u00f2 da solo, con la guida locale che sto per conoscere, per il momento so solo che si chiama Yaya. Ho costruito l&#8217;itinerario assieme a Roberto Cerea, l&#8217;ottimo manager di <strong><a href=\"https:\/\/transafrica.biz\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Transafrica<\/a><\/strong>, colui che ha ideato il viaggio in <a href=\"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/2022\/01\/07\/in-benin-per-il-festival-voodoo\/\">Benin<\/a> per il festival appena concluso, che \u00e8 stato eccellente. Eppure sono un po&#8217; inquieto per questo viaggio che sto per affrontare: girer\u00f2 in macchina 3 Paesi, il Benin del nord, il Togo e il Ghana, solo con la guida locale. Quello che mi sembrava esotico al momento della programmazione, stamattina mi agita: e se non andassi d&#8217;accordo con Yaya? Di lui so solo che \u00e8 togolese e parla italiano. Ormai \u00e8 tardi per i ripensamenti, sono in ballo e baller\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Togo1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4604\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Togo1-1.jpg 960w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Togo1-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Togo1-1-768x576.jpg 768w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Togo1-1-480x360.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><figcaption>Una mattina in Togo<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Yaya viene a prendermi nell&#8217;hotel a Ouidah di primo mattino, \u00e8 puntuale. Il programma del giorno \u00e8 di andare in Togo, visitare Lom\u00e8 e incamminarci verso il nord, nella regione forestale di <strong>Kpalime<\/strong>. Ho il tempo di salutare Eleonora, Michele, Renato, Teo, Carlo e Sena e mi incammino verso una nuova avventura. Yaya deve avere pressappoco la mia et\u00e0 (scoprir\u00f2 poi che ha due anni pi\u00f9 di me) e sembra molto simpatico. Mi propone di vivere per due settimane come un vero africano, e io accetto subito con entusiasmo; saremo flessibili e useremo l&#8217;itinerario come linea guida, ma ci fermeremo lungo la strada presso ogni villaggio che riterremo interessante. Ho organizzato il viaggio con la formula \u201cbed &amp; breakfast\u201d, proprio per avere la massima libert\u00e0 di movimento, quindi non ci saranno problemi di sorta. Gli chiedo di fermarsi presso un mercatino lungo la strada, ho bisogno di comprare le caramelle, da donare ai bambini che incontreremo nei villaggi. Cominciamo subito con un fuori programma: la visita al <strong>mercato del pesce<\/strong> di Lom\u00e8, immenso. Un luogo che i turisti non visitano e che io, nato e cresciuto sul mare, apprezzo particolarmente. L&#8217;odore del mare, la variet\u00e0 di pesce, la folla e il caos mi ricordano il mercato di Pozzuoli, non lontano dai luoghi in cui sono cresciuto. Yaya mi chiede poi se ho gi\u00e0 la valuta del Ghana: siccome entreremo nel Paese dalle foreste del nord, non avr\u00f2 occasione di effettuare un cambio, almeno non nei primi giorni. Purtroppo non ho ancora la moneta ghanese, e allora Yaya mi propone di andare alla frontiera per cambiare, prima di lasciare la costa. Sono convinto che mi stia portando in banca, ma mi sto sbagliando, e non di poco. Alla frontiera ci sono diversi ragazzi che cambiano soldi, per strada, e diversi poliziotti che li osservano senza fare una piega. Yaya ne chiama uno, negoziano il tasso di cambio e poi mi fa cenno di cambiare. Il tutto davanti agli occhi di un poliziotto, che mi sorride. Non posso far a meno di pensare a come reagirebbe mio padre se fosse qui in questo momento: lo immagino steso a terra svenuto, e non riesco a trattenere un sorriso. Cambiati i soldi e consumato un pasto a base di banane, ci dirigiamo verso Kpalime, antico posto coloniale prima tedesco e poi francese, famoso per il mercato e per il centro artigianale, che visitiamo. Yaya mi racconta di aver vissuto gli anni della scuola secondaria a Kpalime, perch\u00e9 nella sua citt\u00e0 di origine, Kara, nel nord del Paese, la scuola non c&#8217;era.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Fotodigruppo-in-villaggio.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4607\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Fotodigruppo-in-villaggio.jpg 960w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Fotodigruppo-in-villaggio-300x225.jpg 300w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Fotodigruppo-in-villaggio-768x576.jpg 768w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Fotodigruppo-in-villaggio-480x360.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><figcaption>foto di gruppo in un villaggio<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n\n\n<p>Dopo Kpalime, ci trasferiamo sulla collina di <strong>Kloto<\/strong>, che, con i suoi 900 metri sul livello del mare, Yaya mi presenta come il monte pi\u00f9 alto del Togo. L&#8217;albergo in cui allogger\u00f2 si trova nella localit\u00e0 di Kuma, nome a me familiare, essendo cresciuto a Cuma, nei Campi Flegrei. Mi accoglie una bella ragazza che vuole portarmi la valigia, cosa che non le permetto, lei insiste e cerca di prenderla, io la tengo stretta, Yaya che mi dice di lasciargliela, lei \u00e8 pagata per questo, io che insisto nel non fargliela portare, insomma una figuraccia, perch\u00e9 la ragazza ritiene di non aver fatto bene il proprio lavoro, mentre io volevo essere solo, se non proprio galante, almeno gentile. Dopo essermi rinfrescato, vado con Yaya a cercare Prospero, l&#8217;entomologo che il giorno dopo mi far\u00e0 visitare la foresta, per prendere appuntamento. Troviamo Prospero nella sua bottega, mentre dipinge, e Yaya comincia un&#8217;estenuante trattativa per la gita del giorno dopo: pur mettendosi d&#8217;accordo immediatamente sull&#8217;orario dell&#8217;appuntamento, non riescono a trovare un accordo sulla durata della gita; Prospero sostiene che, con una sola persona, un&#8217;ora di passeggiata sia sufficiente, mentre Yaya pretende la solita escursione di due ore. La discussione finisce con un nulla di fatto, scoprir\u00f2 domani quanto durer\u00e0 la gita. Rientriamo in albergo per la cena, che mi serve la solita bella ragazza: dell&#8217;ottimo pollo con cous cous. A fine cena, Yaya mi propone di tornare a Kpalime, mi vuole far vedere la sua cittadina di notte. Ci andiamo e, non essendoci l&#8217;illuminazione pubblica, in realt\u00e0 non si vede niente. Andiamo in un bar a prendere una bibita; si tratta di uno di quei chioschi con due panche per sedersi, dove si mangia e si beve. Sono l&#8217;unico bianco; gli altri avventori mangiano, io e Yaya ordiniamo un t\u00e9. Il proprietario decide di impressionarmi e cos\u00ec, mentre prepara una omelette, si mette a lanciare le uova in aria come fosse un giocoliere. Non posso far a meno di applaudire, \u00e8 bravissimo. Dopo il bar, andiamo a bussare alla porta della \u201csorella\u201d di Yaya, la signora che l&#8217;aveva ospitato negli anni della scuola. E&#8217; buio, dormono tutti, ma Yaya bussa talmente forte fino a svegliarli. Si alzano tutti per salutarlo, subito mi offrono una sedia e ci mettiamo a chiacchierare all&#8217;ingresso. Stringo calorosamente le mani alla signora, mentre mi presento, la signora non si sottrae: solo il giorno dopo scoprir\u00f2 di aver fatto una gaffe, perch\u00e9 la signora \u00e8 musulmana (in Togo si praticano diverse religioni, non potevo saperlo a priori).<\/p>\n\n\n\n<p>La mattina dopo vengo accolto dalla solita ragazza per una ricca colazione: frutta fresca, spremuta di arancia, omelette, toast con la marmellata&#8230; Noto all\u2019ingresso dell\u2019albergo un giovane ragazzo che indossa una giacca a vento invernale. E\u2019 mattina presto ma ci sono gi\u00e0 almeno 25 \u00b0C, il suo abbigliamento mi colpisce, forse sta male. Gli chiedo, nel mio francese stentato, spiegazioni, e mi spiega che siamo in gennaio, \u00e8 inverno&#8230; A quel punto scoppiamo entrambi in una grossa risata. Lasciato l\u2019albergo, non prima di aver dato una lauta mancia alla ragazza angelo custode, non solo per farmi perdonare la gaffe del giorno prima, ma soprattutto perch\u00e9 ha lavorato in maniera eccellente, mi reco con Yaya da Prospero e tutti insieme entriamo nella foresta. Mi si apre un mondo quasi fatato di colori: piante e animali mi circondano, Prospero cattura le <strong>farfalle<\/strong> col retino, le tocca delicatamente per farmele osservare e fotografare, e poi le lascia libere. Quando mi mostra le piante, e i loro frutti, Prospero mi mostra anche come fa a ottenere i colori con cui dipinge i suoi quadri. La passeggiata diventa senza tempo, rilassante e istruttiva. Dopo pi\u00f9 di tre ore usciamo dalla foresta e andiamo nella bottega di Prospero, che mi offre un caff\u00e8 mentre io scelgo un quadro da comprare. Quel quadro \u00e8 esposto, da anni, nel mio ufficio. Quando salutiamo per andare via, Prospero mi ringrazia e mi dice che si \u00e8 divertito con me questa mattinata. Ieri a discutere della durata della gita, e oggi abbiamo sforato tutti i tempi&#8230; Rivedr\u00f2 Prospero qualche anno dopo, sulle pagine della rivista Africa, protagonista di un dettagliatissimo articolo che racconta le bellezze della foresta di Kloto.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Togo3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4601\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Togo3.jpg 960w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Togo3-300x225.jpg 300w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Togo3-768x576.jpg 768w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Togo3-480x360.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><figcaption>nella foresta<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>In pomeriggio partenza per Atakpame, dove arrivo in serata, l\u2019albergo \u00e8 sulla strada principale. Questa volta non sono l\u2019unico ospite, noto un\u2019auto della Croce Rossa parcheggiata. L\u2019accoglienza \u00e8 calorosa come sempre. A cena, mi chiedono l\u2019ora della colazione del giorno dopo. L\u2019indomani mattina mi presento puntuale a colazione, ma mi tocca aspettare pi\u00f9 di 45 minuti prima di venire servito, sebbene sia l\u2019unica persona a ristorante. Mi agito, chiedo spiegazioni. Il cameriere mi guarda stupito, non capisce che fretta ci sia; in fondo, sono in vacanza. Comincio a riflettere, ha ragione. Lui nel frattempo, imperturbabile, va a cogliere le arance dall\u2019albero appena fuori dal ristorante, e mi prepara la spremuta, poi taglia la frutta per la macedonia. Dopo poco arriva l\u2019omelette, i toast con la marmellata fatta in casa, ed ecco servita la colazione pi\u00f9 gustosa mai mangiata in vita mia. Si parte, direzione <strong>Sokode<\/strong>, per assistere a qualcosa di unico, la danza del fuoco. Sokode \u00e8 una cittadina musulmana situata nel centro del Paese, dove arriviamo in pomeriggio. Non c\u2019\u00e8 niente da visitare, esiste un unico albergo molto modesto. Per la danza bisogna aspettare il buio, e cos\u00ec inganno il tempo passeggiando con Yaya. Mi rendo subito conto di essere una sorta di attrazione: sono l\u2019unico bianco e tutti i bambini mi guardano incuriositi. In verit\u00e0 un paio piangono, ma gli altri sono attratti da cotanto pallore. Gli adulti invece vogliono chiacchierare, pensano che io sia francese e mi parlano di Francois Hollande; purtroppo faccio l\u2019errore di identificarmi come italiano, e cos\u00ec mi parlano di Berlusconi&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>La <strong>danza del fuoco<\/strong> \u00e8 incredibile: uomini e ragazzi in trance ballano, lanciandosi nelle braci, passandosi sul corpo dei tizzoni ardenti, due uomini ne mangiano addirittura dei pezzi. Tra i danzatori ci sono anche due bambini. Non so come facciano, ma sono veramente impressionato. Tutti il villaggio viene ad assistere, per alcuni l\u2019attrazione, pi\u00f9 della danza del fuoco, \u00e8 l\u2019uomo bianco. Alla fine della danza restiamo a chiacchierare, alcuni danzatori si scusano per non aver continuato a ballare, temono che lo spettacolo sia durato troppo poco.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Togo4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4602\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Togo4.jpg 960w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Togo4-300x225.jpg 300w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Togo4-768x576.jpg 768w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Togo4-480x360.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><figcaption>Danza del fuoco<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo si parte in direzione <strong>Benin<\/strong>, passando velocemente per Kara, la citt\u00e0 di Yaya, attraverso la faglia di Aledjo. Pranziamo mangiando papaja a casa di alcuni contadini. Le donne di questa famiglia sono semplicemente bellissime. Dopo i controlli alla frontiera entriamo in Benin, e ci rechiamo a visitare gli antichi villaggi Taneka, situati sulle pendici dei monti omonimi. Questi villaggi sono composti da capanne rotonde, con i tetti conici, protetti al centro da vasi di terracotta. La parte superiore dei villaggi \u00e8 abitata dai sacerdoti dei feticci, vestiti con una pelle di capra, e dai giovani iniziati. Il mio arrivo al villaggio fa scalpore, divento immediatamente l\u2019attrazione dei bambini, che non hanno mai (o quasi mai) visto un uomo bianco. Divento il loro idolo quando apro il mio borsello e comincio a distribuir loro le caramelle. Un bambino, in particolare, mi segue come un\u2019ombra per tutta la durata della visita. Nel villaggio, prima di andare a far visita ai sacerdoti, incontro una poliziotta, che Yaya conosce. E\u2019 in congedo maternit\u00e0 e quindi \u00e8 tornata nel suo villaggio, al mio arrivo sta mangiando del riso con fagioli. Non appena mi vede, si precipita a offrirmi met\u00e0 del suo riso. Ecco cosa vuol dire l\u2019ospitalit\u00e0. Arriva l\u2019ora di ripartire, e cos\u00ec ci dirigiamo verso Natitingou. Lungo la strada, incontriamo i pastori Peul (o fulani, per dirla all\u2019inglese) e ci fermiamo a visitare il loro accampamento. I Peul rappresentano per me la fortuna: la loro fierezza, unita alla loro timidezza, mi ha sempre affascinato. Li ho incontrati in tutti i miei viaggi in Africa occidentale, la loro vita seminomade mi ha sempre colpito. I bambini sono bellissimi, le ragazze anche, non si pu\u00f2 dire lo stesso degli uomini. Chiss\u00e0 cosa capita loro dopo l&#8217;adolescenza&#8230; In serata arriviamo a Natitingou, e pernotto in un hotel molto elegante, il Tata Somba.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Peul.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4605\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Peul.jpg 960w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Peul-300x225.jpg 300w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Peul-768x576.jpg 768w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Peul-480x360.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><figcaption>Incontro con i pastori peul<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Nel nord del Benin e del Togo le popolazioni vivono in case fortificate, i <strong>Somba<\/strong> in Benin e i <strong>Tamberma<\/strong> in Togo. Queste case sono un esempio di architettura tradizionale africana, che si perpetua immutata da secoli. Si tratta di case patriarcali, fortificate e isolate, simili a piccoli castelli. I Somba e i Tamberma, un tempo unica popolazione che, dalla spartizione dell\u2019Africa da parte degli europei, si trova a vivere in due nazioni diverse, si rifugiarono secoli fa nella catena montagnosa dell\u2019Atkora, in un territorio di difficile accesso. La mia giornata comincia con la visita del villaggio Somba, dove vengo accolto molto cordialmente, in casa di una famiglia tra le pi\u00f9 importanti del luogo. Quando arriviamo a visitare il terrazzo, scopro che \u00e8 pieno di igname, lasciato a seccare. Non lontano dall\u2019igname, si trova un arco con alcune frecce. Notando il mio sguardo perplesso, il giovane ospita mi spiega che i Somba usavano difendersi scagliando frecce contro i nemici. Decide di darmi una dimostrazione scagliando una freccia contro l\u2019igname, ma&#8230; Come tiratore \u00e8 veramente scarso, tanto che la freccia cade miseramente a terra ai suoi piedi. Tutti ridono, allora lui sfida il suo amico, e anche me, a fare meglio. Siamo tre disastri, come mi aspettavo. Insomma, i Somba erano guerrieri, ma \u00e8 evidente che questo accadeva secoli fa. Lasciato Natitingou, rientriamo in Togo e visitiamo il villaggio dei Tamberma. Non \u00e8 dissimile da quello dei Somba ma, per motivi a me sconosciuti, questo villaggio, a differenza di quello beninese, \u00e8 stato dichiarato patrimonio dell\u2019UNESCO. Anche qui accoglienza calorosa, in particolare da parte di una donna, che, guardandomi, sussurra parole che ovviamente non capisco. Chiedo a Yaya di tradurre e lui mi dice che la signora ritiene che io sia molto bello. Imbarazzato, non posso far a meno di consigliare un paio di occhiali. Terminata la visita del villaggio, torniamo a Kara, e da l\u00ec entreremo in Ghana. Ma di questo nuovo Paese vi racconter\u00f2 un\u2019altra volta&#8230;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"720\" height=\"960\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Togo6.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4608\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Togo6.jpg 720w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Togo6-225x300.jpg 225w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Togo6-480x640.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><figcaption>Tra archi e frecce<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il festival voodoo \u00e8 finito, i miei amici partiranno stasera. 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