{"id":4630,"date":"2022-02-11T18:54:00","date_gmt":"2022-02-11T17:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/pappeceblog.it\/?p=4630"},"modified":"2022-02-11T13:54:56","modified_gmt":"2022-02-11T12:54:56","slug":"cronaca-del-mio-covid","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/2022\/02\/11\/cronaca-del-mio-covid\/","title":{"rendered":"Cronaca del mio Covid"},"content":{"rendered":"\n<p>Dopo  due anni di vita monacale, con i contatti sociali extra-lavorativi ridotti al minimo indispensabile, e quelli lavorativi gestiti sempre con distanza sociale e mascherina FFP2, sono comunque riuscito a beccarmi il <strong>Covid-19<\/strong>. Oh, niente di grave: con tre vaccinazioni, e avendo sempre preso tutte le precauzioni, la mia esperienza \u00e8 stata poco pi\u00f9 di un raffreddore. Ritengo comunque che la mia storia valga la pena di essere raccontata.<\/p>\n\n\n\n<p>Avverto i primi sintomi nella notte tra il 22 e 23 gennaio: un leggero <strong>mal di gola e raffreddore<\/strong>. La sera prima sono stato, per la prima volta dopo mesi, a teatro. Si \u00e8 trattato di un rischio calcolato, dal momento che a teatro si entra solo se vaccinati o guariti, e indossando la maschera per tutto il tempo. A parte questo \u201cevento\u201d, la settimana prima non ho fatto altro che lavorare, ho incontrato i pochissimi colleghi presenti in ufficio, che ufficialmente \u00e8 chiuso, indossando la mascherina, e ho fatto la spesa per due volte durante la settimana.<\/p>\n\n\n\n<p>Trascorro tutta la giornata di domenica 23 a casa, e decido di prenotare un <strong>test PCR<\/strong> per il pomeriggio del giorno dopo. Il centro per i test si trova presso l&#8217;ospedale, poco lontano da casa mia. Luned\u00ec 24 lavoro da casa e poi mi reco al centro, dove sono di casa (mi \u00e8 servito spesso un tampone per tornare in Italia o per viaggiare), per il test. Mi accoglie un giovane dottore mai visto prima che, diversamente dai colleghi, si siede e si mette a chiacchierare, mentre prende tutte le informazioni necessarie. Finito il test, mi informa (cosa che so gi\u00e0) che ricever\u00f2 il risultato per sms entro le 48 ore successive e mi raccomanda di riposare a casa, indipendentemente dal risultato del test, almeno fino al mercoled\u00ec successivo. Rientro a casa e riprendo a lavorare come se niente fosse: siamo in pieno \u201cstrategy meeting\u201d per tutta la settimana e gioved\u00ec mi toccher\u00e0 facilitare la riunione per tutto il giorno, non posso certo distrarmi.<\/p>\n\n\n\n<p>Marted\u00ec 25, di sera, dopo le 22, mi arriva un messaggio con il link per leggere il risultato. Purtroppo non ricevo il codice di sicurezza, e cos\u00ec non riesco a conoscere il mio stato. Dovr\u00f2 aspettare fino a mercoled\u00ec mattina alle 6 per scoprire di essere positivo. Non appena scoperta la triste realt\u00e0, mi attivo comunicando la notizia ai colleghi a lavoro. Quale responsabile della pandemia nei siti che coordino, so di dover comunicare la notizia al dipartimento \u201cSalute\u201d, al Direttore della gestione delle emergenze e al Direttore della Sicurezza per le statistiche. Essendo io la persona che ricopre questi ultimi due ruoli nel mio sito, comunico la notizia alla mia capa. Decido comunque di informare il mio team, sparso per il mondo, e invito caldamente il mio collaboratore svizzero, con cui sono stato in contatto (sebbene indossando sempre le mascherine e rispettando la distanza sociale), a fare il test. Ovviamente avviso anche l&#8217;amico con cui sono uscito sabato sera. La solidariet\u00e0 dei miei colleghi \u00e8 totale: se io, che ho non solo sempre preso tutte le precauzioni, ma le ho imposte a tutti i colleghi (almeno sul posto di lavoro), sono riuscito a infettarmi, allora pu\u00f2 capitare veramente a tutti. Una delle nostre top leader mi telefona per sincerarsi delle mie condizioni e si offre di portarmi la spesa. La ringrazio, ma \u00e8 tutto sotto controllo, non ho bisogno di niente. Telefono al mio medico per chiedere istruzioni ma non parlo con lui, mi risponde una segretaria che mi consiglia del paracetamolo e delle caramelle per la gola. Le chiedo se possono consegnarmi le medicine a casa, ma non possono. Risolvo il problema telefonando alla farmacia. Nel pomeriggio ricevo un messaggio e una e-mail dal cantone in cui mi si invita a rispondere a un questionario: mi si chiedono, oltre alle informazioni personali, anche nome e numero di telefono delle persone con cui sono stato in contatto, informazioni sul datore di lavoro e responsabile pandemia (che sono sempre io), e anche i luoghi in cui potrei aver contratto il virus. La cosa pi\u00f9 sorprendente sono per\u00f2 le istruzioni: mi si chiede di rimanere in isolamento solo fino a venerd\u00ec 28. Mi arriva poi un codice da inserire nella app per consentire il tracciamento. Non appena completo l&#8217;inserimento, il mio telefono aziendale riceve un messaggio di allarme rosso: bene, la app funziona.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"561\" height=\"308\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Covid-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4632\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Covid-1.jpg 561w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Covid-1-300x165.jpg 300w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Covid-1-480x264.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 561px) 100vw, 561px\" \/><figcaption>Corona Virus Mutation &#8211; medical 3D illustration with dark blue cell background<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La mattina di gioved\u00ec 27, nel pieno della mia riunione, ricevo una telefonata da un impiegato del cantone. Mi pone le stesse domande a cui avevo gi\u00e0 risposto con il questionario, si offre di informare il datore di lavoro, gli spiego che l&#8217;ho fatto io, e da tempo, ma gli chiedo di informare il teatro, cerco di dargli informazioni sul posto dove ero seduto, mi risponde che non occorre informare il teatro. Mi dice di restare in isolamento fino al giorno dopo, gli spiego che rester\u00f2 in isolamento sicuramente per qualche giorno in pi\u00f9, mi risponde che faccio bene. Mi spiega come ottenere il certificato di guarigione, gli faccio presente che non sono ancora guarito, ho il raffreddore, mi risponde che non importa. Gli faccio allora delle domande mediche; mi suggerisce di consultare un medico.<\/p>\n\n\n\n<p>Contemporaneamente, a Monza, mio fratello e mia cognata, che non vedo dalle feste di Natale, sono risultati positivi. La ragione nel loro caso \u00e8 chiara: un alunno di mia cognata, risultato positivo, ha contagiato mezza classe, inclusa la sua maestra. Per loro le regole sono chiare: 7 giorni di quarantena per lei, vaccinata con tre dosi, e dieci per lui, che non ha fatto in tempo a fare la terza dose, programmata proprio il giorno del test. Sono in contatto telefonico con il medico, che provvede ad effettuare il tampone, dopo 7 giorni a lei, dopo 10 a lui. Solo quando il tampone risulta negativo potranno terminare l&#8217;isolamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Io nel frattempo continuo a lavorare da casa, e il luned\u00ec successivo ricevo il certificato del cantone, in cui si attesta la mia guarigione, ma a partire dal 4 febbraio! Praticamente il cantone prevede il futuro&#8230; Mi infastidisce tutta questa ambiguit\u00e0: si dice alla gente di restare in isolamento per 5 giorni, poi possono uscire tranquillamente, con l&#8217;elevata probabilit\u00e0 di infettare altra gente, e allo stesso tempo si certifica la guarigione solo dieci giorni dopo il risultato del test, lasciando in qualche modo la responsabilit\u00e0 ai singoli individui. Mi viene da pensare che le autorit\u00e0 sanitarie cantonali, ma anche quelle federali, siano un branco di incompetenti, e che se noi, impiegati in aziende private, lavorassimo cos\u00ec, verremmo subito licenziati. La gente pensa di essere guarita, e quindi libera, gi\u00e0 dopo cinque giorni, non rendendosi conto di costituire un pericolo per chi sta loro intorno. Capisco perch\u00e9 ho fatto fatica a far comprendere alla mia padrona di casa che doveva spostare i lavori di manutenzione programmati nel mio appartamento: mi diceva che le ditte non volevano posticipare i lavori, dal momento che erano passati 5 giorni dalla mia malattia; non riuscivano a comprendere che la presenza in casa mia, toccando tutte le superfici toccate da me, li avrebbe molto probabilmente infettati.<\/p>\n\n\n\n<p>Decido di seguire, in maniera autonoma, il protocollo italiano e prenoto un <strong>tampone antigenico<\/strong> per gioved\u00ec 3 febbraio, in uno di questi nuovi centri che a Horgen sono spuntati come funghi. Quando mi reco in questo posto, stranamente deserto, mi ritrovo di fronte non a un dottore ma a una giovane infermiera piuttosto equivoca, la quale mi dice, dopo aver preso le informazioni necessarie, che molto probabilmente risulter\u00f2 ancora positivo, perch\u00e9 \u00e8 passato troppo poco tempo: lei stessa \u00e8 positiva ma, dopo 5 giorni, ha riposo a lavorare. In altre parole, in questo centro si rischia di entrare sani e uscire malati!<\/p>\n\n\n\n<p>Il test risulta fortunatamente negativo. Nel giorno della mia guarigione, gi\u00e0 attestata per il giorno dopo dalle autorit\u00e0 cantonali, risultano positive circa 912000 persone, cio\u00e8 <strong>pi\u00f9 del 10%<\/strong> della popolazione di questo Paese. Analizzando la mia esperienza, e riflettendo su quanto sta accadendo intorno a me, capisco finalmente la verit\u00e0: non di incompetenza si tratta da parte delle autorit\u00e0, ma di una precisa strategia, quella di raggiungere l&#8217;immunit\u00e0 di gregge, pur senza mai dichiarare esplicitamente questo intento. Questa strategia spiegherebbe una campagna di comunicazione a dir poco ambigua, restrizioni che non prevedono quasi mai multe per chi trasgredisce, una campagna di vaccinazione che, a oggi, non ha raggiunto il 30% della popolazione, azioni di prevenzione e sensibilizzazione praticamente inesistenti, falsi miti come la convinzione che chi si vaccina con la terza dose poi contragga automaticamente il virus, assistenza medica scarsa&#8230; Ne pagano il prezzo maggiore, come sempre, le categorie pi\u00f9 deboli: indigenti, immigrati, persone poco istruite&#8230; Lo dico senza giri di parole: se Italia, Francia, Germania, avessero una tale percentuale di persone positive in un solo giorno, ci sarebbero delle sommosse, qui invece si vive come se il virus abitasse altrove.<\/p>\n\n\n\n<p>E voi, quali esperienze avete avuto con il virus? Se vi siete ammalati, quali sintomi avete avuto? E soprattutto, com&#8217;\u00e8 stata la gestione da parte delle autorit\u00e0 sanitarie?<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo due anni di vita monacale, con i contatti sociali extra-lavorativi ridotti al minimo indispensabile, e quelli lavorativi gestiti sempre con distanza sociale e mascherina FFP2, sono comunque riuscito a beccarmi il Covid-19. Oh, niente di grave: con tre vaccinazioni, e avendo sempre preso tutte le precauzioni, la mia esperienza \u00e8 stata poco pi\u00f9 di un raffreddore. Ritengo comunque che la mia storia valga la pena di essere raccontata. Avverto i primi sintomi nella notte tra il 22 e 23 gennaio: un leggero mal di gola e raffreddore. 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