{"id":4666,"date":"2022-03-09T00:41:00","date_gmt":"2022-03-08T23:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/pappeceblog.it\/?p=4666"},"modified":"2022-03-05T12:41:38","modified_gmt":"2022-03-05T11:41:38","slug":"a-chernobyl-dopo-la-tragedia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/2022\/03\/09\/a-chernobyl-dopo-la-tragedia\/","title":{"rendered":"A Chernobyl dopo la tragedia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">In questo 2020 cos\u00ec surreale mi \u00e8 pesato tantissimo il non poter viaggiare; perfino i viaggi di lavoro, che spesso si possono riassumere in poche parole, quali aeroporto, hotel, ristorante dell\u2019hotel e stabilimento, mi sono mancati. Per compensare questa mancanza, ho letto o riletto diversi libri di viaggi, da quelli pi\u00f9 famosi, ormai classici della letteratura mondiale, a libri meno conosciuti, perch\u00e9 non hanno ancora avuto, in Italia, un\u2019eco e una distribuzione adeguate. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nella pubblicazione di testi meno noti al pubblico italiano, si \u00e8 specializzata la casa editrice Keller, una casa editrice indipendente, che ha sede a Rovereto, nel Trentino e che dal 2005 propone libri di autori che, nella maggior parte dei casi, appartengono alla Mitteleuropa, concentrandosi sui temi dei confini, dei viaggi come il reportage che intendo qui proporre.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"536\" height=\"862\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Una-passeggiata.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4686\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Una-passeggiata.jpg 536w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Una-passeggiata-187x300.jpg 187w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Una-passeggiata-480x772.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 536px) 100vw, 536px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Si tratta di&nbsp;<em>\u201cUna passeggiata nella zona\u201d<\/em>&nbsp;di Markijan Kamys, ucraino, nato nel 1988, due anni dopo il disastro di Chernobyl. E proprio a Chernobyl si riferisce la zona del titolo. Chi non \u00e8 pi\u00f9 giovanissimo ricorda l\u2019incidente nucleare di Chernobyl, in quella fine di aprile del 1986, che cambi\u00f2 per breve tempo le vite di tutti gli Europei: paura, angoscia, non si mangiavano pi\u00f9 frutta e verdura fresche, i primi giorni dopo il disastro restammo tutti chiusi in casa, fino a che ci si abitu\u00f2, e questa paura pass\u00f2. Non per tutti fu cos\u00ec; sicuramente non fu cos\u00ec per il padre dell\u2019autore, fisico nucleare e ingegnere dell\u2019Istituto per la Ricerca Nucleare di Kiev, che lavor\u00f2 come \u201cliquidatore\u201d della zona di Chernobyl e, di conseguenza, fu destinato a morire giovane, quando il figlio aveva solo quindici anni. Possiamo solo immaginare cosa questo tragico evento familiare abbia significato per il ragazzo Markijan, ma, grazie a questo libro, che non \u00e8 solo un reportage, ma anche un memoire, fino a diventare, a tratti, un vero e proprio romanzo, scopriamo cosa ne \u00e8 stato di Chernobyl, di quel luogo che era sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo in quella triste primavera del 1986. Non so quanti sappiano che la zona di esclusione di Chernobyl \u00e8 luogo di pellegrinaggi clandestini; io l\u2019ho scoperto leggendo questo libro. La scrittura di Kamys \u00e8 fluida, dinamica, vitale, anche se racconta di un posto di morte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Eccone un assaggio:&nbsp;<br>\u201c<em>Com\u2019\u00e8 adesso la Zona di \u010cernobyl\u2019? Per alcuni \u00e8 il terribile ricordo di un\u2019infanzia semidimenticata, di una felice giovinezza sovietica, in cui nel giro di pochi giorni la tua esistenza va a rotoli e tu e tutti i tuoi vicini dovete lasciare le vostre cose e rifarvi una vita. Per altri la Zona di \u010cernobyl\u2019 \u00e8 quella merda radioattiva che hai dovuto spalare nel maggio del 1986. Per altri ancora \u00e8 una terra incognita pieni di miti, zombie e soldati sui carri armati. Per qualcuno sono le escursioni ufficiali, quelle in cui venditori senza scrupoli tra un discorsone e l\u2019altro fanno i soldi alle spalle di turisti sprovveduti. [\u2026] Nel mio caso \u00e8 anche peggio. Per me la Zona \u00e8 un luogo di relax. Altro che il mare, i Carpazi, il Donbass o la Turchia, invasa da puttane abbronzate e inondata di mojito. Una ventina di volte all\u2019anno io faccio il turista clandestino nella Zona di \u010cernobyl\u2019, lo stalker, il pedone, il solitario, l\u2019idiota, chiamatemi come volete. Di me non si accorge nessuno, ma io ci sono. Esisto. Quasi come una radiazione ionizzante. Volete sapere come faccio? Prendo lo zaino, arrivo dove c\u2019\u00e8 il filo spinato e svanisco nelle tenebre delle foreste, delle radure e degli aromi di pino della Polissja, scompaio tra boschi incredibili e nessuno, per alcun motivo al mondo, si accorge di me.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Consigliato a chi nei viaggi, anche se solo di fantasia, predilige itinerari fuori catalogo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-cyan-bluish-gray-color has-text-color\"><em>Gi\u00e0 pubblicato sul Corriere dell&#8217;italianit\u00e0<\/em> <em>il 13 dicembre 2020<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questo 2020 cos\u00ec surreale mi \u00e8 pesato tantissimo il non poter viaggiare; perfino i viaggi di lavoro, che spesso si possono riassumere in poche parole, quali aeroporto, hotel, ristorante dell\u2019hotel e stabilimento, mi sono mancati. 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