{"id":4718,"date":"2022-04-02T06:12:00","date_gmt":"2022-04-02T04:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/pappeceblog.it\/?p=4718"},"modified":"2022-03-30T20:13:21","modified_gmt":"2022-03-30T18:13:21","slug":"la-lunga-notte-senza-luna-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/2022\/04\/02\/la-lunga-notte-senza-luna-prima-parte\/","title":{"rendered":"La lunga notte senza luna (prima parte)"},"content":{"rendered":"\n<p><em><strong>Quello che vi presento \u00e8 un incrocio tra un resoconto clinico, un racconto, una tesina e una testimonianza. In ambito psicologico il resoconto \u00e8 un prezioso strumento utilizzato nelle supervisioni per la discussione dei casi, per trarre utili suggerimenti ai fini psicoterapeutici, per un confronto sui vissuti emozionali che ogni caso attiva.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>L&#8217;idea del racconto- tesina invece nasce dalla partecipazione ad un Master sul trattamento multiprofessionale dei minori vittime di violenza che prevedeva, come prova finale, la possibilit\u00e0 di scegliere tra un elaborato classico, un progetto e un racconto; ho scelto quest&#8217;ultimo, volevo condividere una storia! Infine, la testimonianza, quella di una donna che ha cercato di dare un senso diverso alla sua storia che non fosse solo quello della disperazione e pena. \u00c7on lei si entra nel mondo dell&#8217;indicibile e dell&#8217;impensabile poich\u00e9 \u00e8 difficile immaginare e ancor pi\u00f9 credere che possano accadere certe situazioni. Non ho alterato nulla di quanto da lei riportato perch\u00e9 l&#8217;intento era misurarsi con il coraggio di raccontarsi e provare a liberarsi dal peso dei segreti.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il racconto si articola in 6 paragrafi: in tre Brigida parla in prima persona ripercorrendo la sua vita, negli altri \u00e8 la psicologa ad esporre il proprio punto di vista clinico con riferimenti teorici. A questi se ne aggiungeranno altri 2 che costiuiscono un aggiornamento della vicenda a distanza di 5 anni.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>VIOLENZA<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Esco ora dalla psicologa, devo andare a riprendere mio figlio che dall&#8217;altra parte dell&#8217;edificio mi star\u00e0 aspettando. A quest\u2019ora c&#8217;\u00e8 confusione, arrivano i bambini per il dopo scuola, le educatrici li separano nelle varie stanze, alcuni intonano un coro, ma io non li ascolto, mi sento frastornata per altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella testa risuona ancora l\u2019eco della domanda della psicologa: <em>\u201c\u2026lei quando ha incontrato la violenza per la prima volta?&#8230;\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Che cosa vuol dire? Nella mia vita \u00e8 sempre stato cos\u00ec; se vado indietro con la memoria, i ricordi, anche i pi\u00f9 lontani, hanno tutti lo stesso sfondo, le sfuriate incontrollate di mio padre, i suoi sfoghi sugli animali quando non poteva farlo su di noi, il terrore di quel coltello sempre presente, pronto a scattare alla minima infrazione di una delle sue regole imprevedibili, l\u2019odore penetrante del letame che ci versava addosso se non finivamo in tempo le mansioni che ci assegnava\u2026 \u00e8 stato cos\u00ec sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche tempo fa, ascoltando alla tv un caso di cronaca di una bambina violentata e poi volata gi\u00f9 dal palazzo, mi \u00e8 venuto in mente un ricordo, pi\u00f9 che altro sensazioni, dovevo essere molto piccola, 3-4 anni, sento il calore di qualcosa di liquido che scende lungo la schiena, nelle orecchie il rumore del vento che mi passa attraverso e che ancora oggi mi disorienta. Solo dopo molto tempo, mettendo insieme a fatica le immagini, l\u2019orribile verit\u00e0 ha preso forma ai miei occhi: mio padre mi aveva sospeso nel vuoto minacciandomi di lasciarmi cadere se avessi rivelato quello che mi aveva appena fatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Crescendo, le cose non sono migliorate, la violenza ha continuato a seguirmi come una compagna fedele che offre con devozione i suoi servigi. Non era solo da mio padre che mi dovevo difendere, c\u2019erano i palpeggiamenti insistenti di mio zio, le molestie fastidiose di un vicino, chiunque sembrava in diritto di prendersi delle libert\u00e0 con me.<\/p>\n\n\n\n<p>La solitudine e la disperazione che mi assalivano mi spinsero tra le braccia di mio fratello che mi accolse senza remore, suggellando un legame malato e morboso che mi fece perdere ogni senso del limite. Oramai vivevo in un clima dove la promiscuit\u00e0 era ammessa a tutti i livelli: padri e figlia, zio e nipote, fratello e sorella ed io non riuscivo ad oppormi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora una volta mi venne incontro la violenza che mi sugger\u00ec una soluzione: se mi fossi uccisa tutto sarebbe finito.<\/p>\n\n\n\n<p>Tentai il suicidio a 19 anni, ma non vi riuscii, non ero capace neanche di ammazzarmi.<\/p>\n\n\n\n<p>Dovevo fare qualcosa per provare a sfuggire all\u2019orrore della mia famiglia. Volevo una vita normale, sposarmi, avere una famiglia, lavorare, di fatto ho fallito su tutti i fronti!<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo ragazzo amava praticare il sadomaso, come se non ne avessi avuto abbastanza di esperienze estreme!<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo era affezionato alla droga pi\u00f9 che a me al punto che si accorgeva di me solo quando bisognava portarlo in ospedale. All\u2019ennesima overdose sono riuscita a mollarlo!<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ultimo, \u00e8 stato il mio capolavoro! Nei primi tempi era bello, lui, dolce e premuroso, mi teneva per mano, sembrava perfetto, ma in fondo, all\u2019inizio lo sembrano tutti. Poi la lenta discesa verso l\u2019inferno, 10 anni di umiliazioni, tradimenti, soprusi che avrei anche continuato a subire se non fosse stata per quella frase: <em>\u201cMi sono messo con te perch\u00e9 non ho trovato di meglio\u201d.<\/em> Allora ho detto basta e l\u2019ho lasciato. Ma lui no! Non si \u00e8 rassegnato e sono cominciati i pedinamenti, gli appostamenti fuori scuola, gli interrogatori al bambino sui miei spostamenti e frequentazioni, le minacce a quanti si avvicinavano, l\u2019inferno continuava.<\/p>\n\n\n\n<p>Per fortuna una denuncia e un\u2019ingiunzione del Tribunale lo hanno convinto a tenersi lontano ed oggi, finalmente ho un po\u2019 di pace.<\/p>\n\n\n\n<p>A parte la delusione e l\u2019amarezza, questa storia ha lasciato un segno ben pi\u00f9 importante, nostro figlio Raffaele, la mia gioia pi\u00f9 grande, ma anche la mia pi\u00f9 grande preoccupazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Spesso, guardandolo, mi chiedo se sar\u00e0 lui l\u2019erede del cospicuo patrimonio di violenza accumulato negli anni, se anche lui sar\u00e0 risucchiato dai gorghi impetuosi di quella furia che apparteneva a mio padre ma che talvolta sembra impossessarsi anche di me. Temo questo pi\u00f9 di ogni altra cosa e spero che la terapia mi aiuti a tenere a bada il mostro di rabbia, odio e rancore che alberga in me da tutta una vita.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>IL TRAUMA<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Brigida mi inquieta. Ogni volta che viene in terapia non sai mai con quale spirito arriver\u00e0. Certo questo \u00e8 di tutti i pazienti, ma per lei le oscillazioni di umore sono molto accentuate. Pu\u00f2 succedere che appaia impaurita perch\u00e9 ha visto il marito nel parcheggio del centro educativo che la fissa da lontano, allora \u00e8 nervosa e poco concentrata. Oppure arriva sorridente, la voce sottile, gli occhi dolci, l\u2019espressione distesa, sono i momenti in cui parla compiaciuta del figlio elogiandone le virt\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Altre volte sfodera la sua formidabile ironia, mostrandosi capace di battute argute e di riflessioni profonde. Poi ci sono i momenti in cui \u00e8 il suo lato triviale ad emergere, allora diventa rabbiosa, volgare, senza freni, dalla sua bocca pu\u00f2 uscire di tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia di Brigida si pu\u00f2 sicuramente definire traumatica laddove il trauma psicologico \u00e8 generalmente definito come <em><strong>\u201cun\u2019insostenibile e inevitabile esperienza minacciosa singola o continuativa nei confronti della quale la persona \u00e8 impotente (Krystal,1988; Herman,1992b; VanderKolk,1996). \u00c8 chiaro che il potere traumatizzante di un evento dipende non solo da quanto sia dannoso o minaccioso ma anche da quanto travolga le capacit\u00e0 dell&#8217;individuo di farvi fronte (Herman,1992b)\u201d<\/strong><\/em>. Quindi, se il concetto di trauma si riferisce a qualunque evento che porta con s\u00e9 un profondo senso di minaccia alla vita, il trauma complesso comporta un senso di minaccia prolungato e reale, ancor pi\u00f9 se proviene dalla famiglia a cui si appartiene che dovrebbe offrire cura e tutela.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa vicenda il trauma non si riferisce ad un singolo evento o situazione, ma nasce da un intero sistema familiare dove ciascun soggetto ha agito tutte le forme di violenza alimentando un clima di perenne imprevedibilit\u00e0, terrore, ostilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando Brigida mi ha raccontato gli episodi di violenza mi \u00e8 venuto in mente un articolo letto tempo fa della Chasseguet-Smirgel che, a proposito dell\u2019abuso, afferma: <em>\u201c\u2026Su questo palcoscenico, (quello dell\u2019abuso),<\/em> <em>in cui immagine e rappresentazione dell\u2019altro si scollano dalla realt\u00e0 effettiva di azioni ed intenzionalit\u00e0, si entra nella tendenza ad erodere i confini del possibile, a rendere possibile l\u2019impossibile, cio\u00e8 ad entrare nel mondo <\/em><em><strong>dell\u2019impensabile<\/strong><\/em><em>, sia per quanto riguarda le esperienze dolorose dei bambini, sia per quanto riguarda il contatto con l\u2019abusante\u2026\u201d<\/em>. Ecco la storia di Brigida mi fa pensare <strong>all\u2019impensabile <\/strong>per il notevole carico di sofferenza, tensione e impotenza che si \u00e8 generato.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure per lei l\u2019abuso sessuale, per quanto precoce, reiterato, multiplo, non ha costituito il peggiore dei mali e neanche i maltrattamenti fisici e le minacce, perch\u00e9 ad un certo punto diventano prevedibili e colpiscono solo il corpo, ma \u00e8 l\u2019essersi sentita invisibile tutta la vita che non riesce a tollerare.<\/p>\n\n\n\n<p>Invisibile vuol dire non essere chiamati per nome, non poter scegliere, non essere considerati, significa ingrassare fino a 150 kg. affinch\u00e9 qualcuno ti noti e anche se ti dice che sei brutta e grassa almeno ti ha visto.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosicch\u00e9 non essere visti, riconosciuti, non avere nessuno a cui rivolgersi per sentirsi al sicuro, \u00e8 stato sicuramente sconvolgente o addirittura distruttivo se si pensa a lei piccola, in cerca del suo posto nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra parola che Brigida usa spesso \u00e8 <strong>rassegnazione<\/strong> che vuol dire anche sfiducia e insicurezza verso se stessa e il mondo e la cosa non stupisce!<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019ampia letteratura ha oramai evidenziato che il senso di sicurezza, di fiducia e di affidamento si acquisisce nel corso dei primi anni di vita grazie alle figure di accudimento con cui si \u00e8 in relazione. Questo indica che un\u2019esperienza primaria di cura e di accoglienza adeguata favorisce una relazione con il mondo basata sull&#8217; ottimismo, la fiducia e apre alla speranza e alla capacit\u00e0 di autodeterminazione. Quindi, quando un genitore benevolo si mostra attento e sensibile all\u2019individualit\u00e0 e dignit\u00e0 del proprio figlio, questi si sente valorizzato e rispettato e, soprattutto incoraggiato a sviluppare la stima di s\u00e9 e il senso di autonomia. I toni di Brigida vanno in tutt\u2019altra direzione: <em>\u201c Il torto \u00e8 sempre dalla mia parte\u201d, <\/em>afferma spesso, annichilita dalla profonda convinzione di non poter accedere alla dimensione del desiderio, del sogno, di non poter fare progetti, sicura com\u2019\u00e8 che poi andr\u00e0 male, come quella volta che tent\u00f2 un concorso, ma il giorno prima si frattur\u00f2 un braccio in un incidente, vanificando, di fatto, la possibilit\u00e0 di emanciparsi.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi c\u2019\u00e8 la rabbia, intensa, spaventosa, che quando arriva somiglia ad una di quelle tempeste di pioggia improvvisa capace di devastare ogni cosa. Ne sono stata travolta anche io in pi\u00f9 di un\u2019occasione specie quando si toccano temi molto dolorosi che la fanno esplodere, mettendo a dura prova sia la tenuta del setting sia il prosieguo della terapia.<\/p>\n\n\n\n<p>Credo che questo sia uno dei punti pi\u00f9 critici del percorso perch\u00e9 l\u2019obiettivo dovrebbe essere di trasformare questa rabbia <strong>agita <\/strong>in qualcosa di \u201cpensato\u201d che le possa consentire di accettare ed integrare il suo passato nel suo presente con uno sguardo magari anche sul futuro. Ci stiamo provando!<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quello che vi presento \u00e8 un incrocio tra un resoconto clinico, un racconto, una tesina e una testimonianza. In ambito psicologico il resoconto \u00e8 un prezioso strumento utilizzato nelle supervisioni per la discussione dei casi, per trarre utili suggerimenti ai fini psicoterapeutici, per un confronto sui vissuti emozionali che ogni caso attiva. L&#8217;idea del racconto- tesina invece nasce dalla partecipazione ad un Master sul trattamento multiprofessionale dei minori vittime di violenza che prevedeva, come prova finale, la possibilit\u00e0 di scegliere tra un elaborato classico, un progetto e un racconto; ho scelto quest&#8217;ultimo, volevo condividere una storia! Infine, la testimonianza, quella<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":4719,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"rank_math_lock_modified_date":false,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"coauthors":[147],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4718"}],"collection":[{"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4718"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4718\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4719"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4718"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4718"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4718"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/coauthors?post=4718"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}