{"id":4727,"date":"2022-04-09T06:19:00","date_gmt":"2022-04-09T04:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/pappeceblog.it\/?p=4727"},"modified":"2022-04-05T21:26:27","modified_gmt":"2022-04-05T19:26:27","slug":"ricordi-del-ghana-benvenuto-al-funerale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/2022\/04\/09\/ricordi-del-ghana-benvenuto-al-funerale\/","title":{"rendered":"Ricordi del Ghana: benvenuto al funerale!"},"content":{"rendered":"\n<p>Lasciato il <a href=\"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/2022\/02\/05\/alla-scoperta-del-togo\/\">Togo<\/a>, con Yaya entriamo in Ghana da nord. Il posto di frontiera \u00e8 nel mezzo della foresta, una piccola capanna dove i poliziotti effettuano i loro controlli. Superata l&#8217;ispezione, ci ritroviamo in territorio Konkomba e Dagomba. Decidiamo di visitare il primo villaggio che incontriamo lungo la strada. Scendiamo dalla jeep e stavolta non aspetto Yaya per parlare. Dal momento che in Ghana si parla inglese, ho la presunzione di poter comunicare da solo. Il giovane che incrocio sul bordo della strada mi sorride; ricambio il sorriso, e gli dico che sono felice di visitare il suo splendido Paese. Non mi risponde, ma mi prende per mano e mi porta in una grande capanna, Yaya mi segue. In questa capanna c&#8217;\u00e8 una specie di trono, una sedia in plastica, un paio di panche di legno, dei tappeti e&#8230; Un cavallo! Mi indica di accomodarmi sulla sedia di plastica e scompare. Yaya mi spiega che non tutti parlano inglese, specialmente nei villaggi isolati, e che quindi avremmo comunicato tramite lui. Nel frattempo il giovane arriva, con il capovillaggio e altre personalit\u00e0 locali. Ci si siede in base alla gerarchia: il capo sul trono, Yaya e i notabili sulle panche di legno, gli altri a terra sui tappeti&#8230; E il cavallo sempre con noi. Si conversa amabilmente per una ventina di minuti, mi offrono da bere, Yaya racconta di me e del mio viaggio e poi, lentamente, ci congediamo. Riprendiamo il cammino e ci dirigiamo a visitare il <strong>villaggio delle streghe<\/strong>. Si tratta di un villaggio che accoglie persone, uomini e donne, accusati di aver causato, tramite malocchi e sortilegi, fatti gravi, quali la morte di un giovane, una malattia improvvisa, un raccolto mal riuscito&#8230; Con queste accuse, la vita nei loro villaggi diventa impossibile, e l&#8217;unico modo per sopravvivere \u00e8 andare via. Per fortuna trovano ospitalit\u00e0 in luoghi come questo. L&#8217;accoglienza \u00e8 gentile, ma non cordiale come sempre. Mi sorridono, ma con cautela. Per la prima e unica volta in tutto il viaggio, non mi invitano a entrare nelle loro capanne, ma restiamo a chiacchierare all&#8217;ombra degli alberi. Capisco presto il motivo di tanta cautela: temono che l&#8217;arrivo dell&#8217;uomo bianco, e quindi l&#8217;arrivo dei turisti, renda questo villaggio popolare e questo mini non tanto la loro tranquillit\u00e0, ma la loro sicurezza, perch\u00e9 gli abitanti dei villaggi di origine saprebbero dove trovarli. Vado via con un sentimento di tristezza, che mi porta a pensare alle tante stupide battute che si fanno ogni giorno su qualcuno che porta male e a quali conseguenze queste battute possano avere, se prese sul serio. Continuiamo il nostro viaggio fino a Tamale, dove trascorro la notte.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/con-Yaya.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4730\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/con-Yaya.jpg 960w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/con-Yaya-300x225.jpg 300w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/con-Yaya-768x576.jpg 768w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/con-Yaya-480x360.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><figcaption>con Yaya<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n\n\n<p>La mattina dopo ci mettiamo in cammino sul presto, e cominciamo con la visita di alcuni villaggi Dagomba, che si caratterizzano per le case rotonde, con tetti in paglia. Tutti sono gentili, ma mi accorgo che un ragazzo si lamenta di qualcosa con Yaya. Mi faccio spiegare di che si tratta: il ragazzo dice che tutti vengono al villaggio a fotografare, ma lui non vede mai queste fotografie. Gli dico che ha ragione, e prometto di spedirgli le fotografie che far\u00f2. E&#8217; contento, mi d\u00e0 l&#8217;indirizzo della missione vicina per riceverle. Gli faccio una foto in primo piano, tutta per lui, cos\u00ec si ricorder\u00e0 di me quando, fra settimane o mesi, ricever\u00e0 la mia lettera. Proseguiamo il cammino, l&#8217;obiettivo di oggi \u00e8 la foresta sacra. Lungo la strada troviamo un villaggio <strong>Peul<\/strong>, ci fermiamo. L&#8217;accoglienza \u00e8, come sempre, affettuosissima. C&#8217;\u00e8 solo un uomo nel villaggio, gli altri sono a lavoro, ma \u00e8 pieno di donne e bambini, tutti indossano vestiti colorati. Ci mettiamo a chiacchierare, facciamo fotografie tutti insieme, poi ci congediamo, ma vediamo che un uomo ci insegue. E&#8217; il capovillaggio, che ha saputo di noi ed \u00e8 venuto a salutarci. Chiede di fare delle foto anche con lui, ne facciamo una mano nella mano, segno di vera amicizia. Ci fermiamo a mangiare in un mercato lungo la strada, compro dell&#8217;igname arrostito. Me lo avvolgono in un giornale italiano, nella pagina degli annunci immobiliari di Cremona.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/copertina-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4738\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/copertina-1.jpg 960w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/copertina-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/copertina-1-768x576.jpg 768w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/copertina-1-480x360.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><figcaption>con i pastori Peul<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nel pomeriggio arriviamo alla foresta sacra di Fiema Boabeng, dove vivono le <strong>scimmie<\/strong> Monas, piccole, di un colore verde-marrone, che non temono l&#8217;uomo ed entrano nelle case per rubare il cibo. Ci sono anche le scimmie Colobus, dal manto di lunghi peli neri sul corpo, a eccezione della coda e del volto cerchiato di bianco. Queste scimmie, che in questa foresta sono protette, sono in via di estinzione perch\u00e9 ricercate per la pelliccia e per la carne. Vivono sulla cima degli alberi della foresta, completamente indifferenti all&#8217;uomo. Mi colpisce il cimitero delle scimmie. Siccome qui sono protette, ogni scimmia ha un nome e, quando muore, una tomba. Trascorro la notte a Techiman, e chiedo a Yaya di mangiare africano: vorrei assaggiare il famoso <strong>fuf\u00f9<\/strong>, piatto tipico ghanese. Yaya \u00e8 terrorizzato che mi venga mal di pancia, e chiede alla direzione dell&#8217;hotel di prepararlo con l&#8217;acqua minerale. Lo assaggio, \u00e8 una delizia, e, da bravo africano, anche se solo di adozione, lo mangio con le mani. Dopo cena, ci rechiamo in un bar appena fuori dall&#8217;hotel, a guardare le partite della coppa d&#8217;Africa. Sono l&#8217;unico bianco nel bar, e in realt\u00e0 sono l&#8217;unico bianco da una settimana, tanto che mi sono dimenticato di esserlo, ma ci pensano le facce stupite dei bambini a ricordarmelo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/cimitero-delle-scimmie.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4732\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/cimitero-delle-scimmie.jpg 960w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/cimitero-delle-scimmie-300x225.jpg 300w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/cimitero-delle-scimmie-768x576.jpg 768w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/cimitero-delle-scimmie-480x360.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><figcaption>cimitero delle scimmie<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo, venerd\u00ec, ci rechiamo a Kumasi, uno dei momenti top di questo viaggio. Antica capitale del regno ashanti, ricca di storia e di cultura, Kumasi fa sembrare la mia Napoli una citt\u00e0 disciplinata e ordinata. Restiamo bloccati due ore nel traffico prima di arrivare, le automobili spuntano da tutte le direzioni e vanno in tutte le direzioni, alle rotonde il caos \u00e8 totale, perfino Yaya si stressa. Riusciamo ad arrivare in centro, e anche a parcheggiare. Mi colpisce il numero di pipistrelli che volano nel cielo. Facciamo una visita fuori programma allo zoo locale, interessante per la presenza degli scimpanz\u00e9. Per il resto, animali tristi e abbandonati. Andiamo poi a visitare il <strong>mercato<\/strong> all&#8217;aperto, uno dei pi\u00f9 grandi dell&#8217;Africa occidentale. E&#8217; immenso, una citt\u00e0 nella citt\u00e0. Sebbene sia con Yaya, e sebbene sia l&#8217;unico bianco, quindi facilmente riconoscibile, prendo dei punti di riferimento, nel caso mi smarrisca in questo labirinto. Al mercato si vende di tutto, con il caos e l&#8217;allegria tipica dei mercati africani. Essendo l&#8217;unico bianco, diversi venditori, e soprattutto venditrici, mi chiedono di avvicinarmi e fare una foto con loro. Insomma, sto avendo il mio quarto d&#8217;ora di celebrit\u00e0. Dopo il mercato, visita ai musei e al palazzo reale, per imparare un po&#8217; di storia di questa magnifica regione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/mercato.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4733\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/mercato.jpg 960w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/mercato-300x225.jpg 300w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/mercato-768x576.jpg 768w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/mercato-480x360.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><figcaption>con alcune venditrici<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il sabato comincia con una visita, di primo mattino, nel villaggio di Adwumase, dove assisto a varie attivit\u00e0, quali la produzione del vino di palma, del cacao, e la tessitura del kente, prestigioso tessuto locale. Ci rechiamo poi in citt\u00e0, dove incontro la guida locale: \u00e8 la prima persona, in tutto il viaggio, che mi chiede apertamente come mai viaggi da solo (una domanda che mi verr\u00e0 fatta tante altre volte in futuro). Il piatto forte della giornata \u00e8 l&#8217;invito a un <strong>funerale<\/strong> tipico ashanti, che si terr\u00e0 nel pomeriggio. Dico che spero non sia morto nessuno, al che mi viene spiegato che le persone sono gi\u00e0 morte e si tratta di una cerimonia di commemorazione, che la famiglia organizza quando ha i soldi per farlo. Il sabato \u00e8 il giorno dedicato ai funerali ashanti, ce ne sono in tutta la citt\u00e0. Mi dice di avermi invitato a un funerale assieme a un gruppo di tedeschi. Per scherzare rispondo che non sono pi\u00f9 abituato ai bianchi; mi prende sul serio e mi dice che mi cambier\u00e0 funerale. Mentre si organizza, abbiamo tempo per andare a mangiare. Mi reco con Yaya in un ristorante all&#8217;aperto e stavolta assaggio il <strong>banku<\/strong>, un fuf\u00f9 fatto con farina di mais. Da bravo africano mangio con le mani, provocando l&#8217;approvazione dei ghanesi, camerieri e clienti, e il disgusto dei turisti bianchi. Sazio, sono finalmente pronto per recarmi al funerale, ma mi sento triste. Mi sono vestito di grigio, per essere in tema. Mi dicono di non essere triste, e che sono libero di scattare tutte le foto che voglio. Questa cosa mi sembra un po&#8217; assurda. Chiedo se ci siano delle regole di comportamento, mi rispondono di salutare la famiglia (mi sembra il minimo); riconoscer\u00f2 la famiglia perch\u00e9 tutti indosseranno la tradizionale tunica rossa, mentre gli altri invitati vestiranno prevalentemente di nero. La defunta \u00e8 una signora sessantatreenne (morta alla stessa et\u00e0 di mia madre), madre di cinque figli, che ha vissuto per diversi anni in Canada. Mi reco sul luogo dell&#8217;evento: il funerale occupa un&#8217;intera strada, opportunamente sbarrata; all&#8217;inizio della strada c&#8217;\u00e8 un altarino con i fiori e una grossa foto della defunta, alla fine della strada gli strumenti musicali che una banda utilizzer\u00e0 per il concerto. Lungo ciascuno dei marciapiedi, tre file di sedie, per fortuna tenute in ombra da alcuni teloni che ci proteggeranno dal sole cocente. La prima fila di ciascun marciapiede \u00e8 occupata da persone vestite di rosso, i familiari. Mi rendo conto solo allora che sono circa un centinaio, come le nostre famiglie numerose del sud Italia. Mi metto ordinatamente in fila per stringere la mano, e mi accorgo che quasi tutti stringono la mano distrattamente, ma&#8230; La mia \u00e8 l&#8217;unica mano bianca, si nota, quindi tutti alzano lo sguardo su di me e cominciano a parlarmi. <em>\u201cBenvenuto al funerale\u201d, \u201cCome stai?\u201d, \u201cGrazie di essere venuto\u201d, \u201cBenvenuto in Ghana\u201d, \u201cBenvenuto a Kumasi\u201d<\/em> sono alcune delle cose che mi dicono. Terminati i saluti, decidono di farmi sedere in prima fila assieme ai familiari, e cos\u00ec la tortura dei saluti continua. Dopo un&#8217;ora, approfittando di un attimo di quiete, mi sposto in seconda fila, da dove posso osservare con pi\u00f9 calma. La musica continua, ogni tanto si interrompe per fare degli annunci, il clima effettivamente \u00e8 festoso.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/funerale.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4734\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/funerale.jpg 960w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/funerale-300x225.jpg 300w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/funerale-768x576.jpg 768w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/funerale-480x360.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><figcaption>funerale ashanti<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>La domenica lasciamo Kumasi per recarci ad Axim, attraversando la <strong>foresta tropicale<\/strong>. Ci fermiamo nei pressi del fiume Pra a guardare il lavoro dei cercatori d&#8217;oro, che setacciano la sabbia alla ricerca di pagliuzze. Arriviamo ad Axim, pernotto in un hotel sulla spiaggia, bellissimo l&#8217;hotel e sconfinata la spiaggia. Mi pento di non aver programmato pi\u00f9 giorni ad Axim, mi sembra di essere in un paradiso deserto. La mattina dopo mi concedo ancora due ore in spiaggia, tutta per me, prima di andare a visitare il castello portoghese di Axim: un bambino mi fa da guida. Ci trasferiamo poi al castello di Elmina, fatto costruire nel 1482 da Cristoforo Colombo e Bartolomeo Diaz, sotto l&#8217;autorit\u00e0 portoghese, con lo scopo di sfruttare l&#8217;oro che si trovava in zona. Il castello sarebbe diventato, come quello di Axim, una prigione per gli <strong>schiavi<\/strong>, in attesa di partire per le Americhe. Mi sento quasi male durante quella visita, avverto tutto il peso e l&#8217;angoscia della storia. Fuori dal castello, incontro due ragazzi diciassettenni, con cui sono tuttora in contatto: Matthiew, che gioca a calcio come portiere, sogna la nazionale, e mi vende una grossa conchiglia (che posseggo tuttora) su cui scrive un messaggio di amicizia, e Isaac, con in braccio il fratellino piccolo, che mi vende un braccialetto del Ghana. Yaya propone, come fuori programma, di visitare il castello di Cape Coast, per completare i castelli degli schiavi. Dopo la visita, ci rechiamo in hotel per l&#8217;ultima cena in questo meraviglioso Paese.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/axim-porto.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4735\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/axim-porto.jpg 960w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/axim-porto-300x225.jpg 300w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/axim-porto-768x576.jpg 768w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/axim-porto-480x360.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><figcaption>Il porto di Axim<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo partiamo per Accra, per una visita della capitale prima di andare, di sera, in aeroporto, da dove il mio aereo decoller\u00e0 per un volo notturno. Una citt\u00e0 dinamica, una metropoli, con alternanza di quartieri antichi e moderni, di quartieri ricchi e poveri. La vista pi\u00f9 interessante \u00e8 stata quella alla fabbrica di <strong>sarcofagi<\/strong>. Non credo ci sia bisogno di specificare che ero l&#8217;unico visitatore, eppure ho fatto un&#8217;esperienza interessante e divertente, perch\u00e9 questa fabbrica sviluppava bare e urne dalle forme pi\u00f9 impensate, che venivano vendute in tutto il mondo: ho visto urne a forma di ananas, di bottiglia di coca cola, per coloro che, a fine vita, desideravano essere cremati; bare a forma di aeroplano, di barca, per chi invece preferiva l&#8217;inumazione. Insomma, la fantasia al potere!<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/bare2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4736\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/bare2.jpg 960w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/bare2-300x225.jpg 300w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/bare2-768x576.jpg 768w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/bare2-480x360.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><figcaption>una bara originale<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 fatta sera, \u00e8 arrivato il momento di salutare Yaya e di andare in aeroporto; si torna in Europa, con il cuore ricco di una consapevolezza nuova, traboccante di nostalgia. E&#8217; proprio vero ci\u00f2 che Yaya mi dice quando ci congediamo: \u201cTu lasci l&#8217;Africa, ma l&#8217;Africa non lascia te\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/peul.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4739\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/peul.jpg 960w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/peul-300x225.jpg 300w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/peul-768x576.jpg 768w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/peul-480x360.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><figcaption>mano nella mano<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lasciato il Togo, con Yaya entriamo in Ghana da nord. Il posto di frontiera \u00e8 nel mezzo della foresta, una piccola capanna dove i poliziotti effettuano i loro controlli. Superata l&#8217;ispezione, ci ritroviamo in territorio Konkomba e Dagomba. Decidiamo di visitare il primo villaggio che incontriamo lungo la strada. Scendiamo dalla jeep e stavolta non aspetto Yaya per parlare. Dal momento che in Ghana si parla inglese, ho la presunzione di poter comunicare da solo. Il giovane che incrocio sul bordo della strada mi sorride; ricambio il sorriso, e gli dico che sono felice di visitare il suo splendido Paese.<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":4742,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"rank_math_lock_modified_date":false,"footnotes":""},"categories":[21],"tags":[620,615,624,617,618,623,616,619,625,621,614,622],"coauthors":[69],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4727"}],"collection":[{"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4727"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4727\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4742"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4727"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4727"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4727"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/coauthors?post=4727"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}