{"id":5027,"date":"2022-10-11T04:19:00","date_gmt":"2022-10-11T02:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/pappeceblog.it\/?p=5027"},"modified":"2022-10-08T11:21:58","modified_gmt":"2022-10-08T09:21:58","slug":"il-pittore-che-divora-le-donne-erotismo-e-culture","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/2022\/10\/11\/il-pittore-che-divora-le-donne-erotismo-e-culture\/","title":{"rendered":"Il pittore che divora le donne: erotismo e culture"},"content":{"rendered":"\n<p>In questi giorni caratterizzati dall&#8217;ammirazione per le lotte delle donne in Iran, e pi\u00f9 in generale per le lotte delle donne di ogni latitudine contro il patriarcato, vero cancro di questo mondo, mi imbatto nella seguente frase: <em>Alle donne che, nel mondo \u201carabo\u201d o altrove, non hanno diritto al proprio corpo<\/em>. Si tratta dell&#8217;inizio del libro \u201cIl pittore che divora le donne\u201d dello scrittore algerino Kamel Daoud, pubblicato da <a href=\"http:\/\/www.lanavediteseo.eu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La nave di Teseo<\/a> con la traduzione di Cettina Cal\u00f2. Con questo incipit, non potevo non leggere questo romanzo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"719\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Il-pittore-che-divora_piatto-719x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5028\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Il-pittore-che-divora_piatto-719x1024.jpg 719w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Il-pittore-che-divora_piatto-211x300.jpg 211w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Il-pittore-che-divora_piatto-768x1094.jpg 768w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Il-pittore-che-divora_piatto-1079x1536.jpg 1079w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Il-pittore-che-divora_piatto-1438x2048.jpg 1438w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Il-pittore-che-divora_piatto-480x684.jpg 480w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Il-pittore-che-divora_piatto.jpg 1783w\" sizes=\"(max-width: 719px) 100vw, 719px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Daoud, nato nel 1970 in una cittadina a circa 300 km da Algeri, dopo la laurea in matematica ha studiato letteratura francese. Vive a Oran, dove da venticinque anni svolge la professione di giornalista. I suoi articoli sono regolarmente ripresi dai giornali internazionali, inclusi gli italiani <em>Repubblica<\/em> e <em>Il fatto quotidiano<\/em>. Con queste parole l&#8217;editore descrive il libro: <em>Un uomo arabo cammina di notte nelle sale del Museo Picasso di Parigi. Non \u00e8 un visitatore qualunque. Una fantasia, un volto scuro venuto dal deserto, dalla Siria o da Timbuct\u00f9 o da Algeri, si chiama Abdellah, \u00e8 un jihadista che vuole distruggere per sempre le tele di un pittore infedele, colpevole di aver vissuto un amore proibito con una donna molto pi\u00f9 giovane di lui e di averne esposto le nudit\u00e0 in opere blasfeme. Di fronte a quei quadri osceni, racconto di una caccia erotica, immorale, senza limiti, Abdellah vacilla, quello sguardo \u00e8 lontano dal suo mondo, da quello che sa dell\u2019amore, del piacere, della libert\u00e0. Pu\u00f2 l\u2019arte guarire un uomo dalla violenza, portarlo a scegliere il desiderio qui sulla terra invece della beatitudine eterna? Kamel Daoud, vincitore di un premio Goncourt e di un prix M\u00e9diterran\u00e9e, sfida le nostre certezze e i nostri pregiudizi narrando la meraviglia dell\u2019arte, e in quello stupore accende la luce di una libert\u00e0 assoluta, contro ogni fondamentalismo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Questo romanzo, di meno di 150 pagine, \u00e8 ricco di spunti di riflessione, che mi hanno portato, quasi a ogni pagina, a fermarmi a pensare; a pensare a ci\u00f2 che l&#8217;autore ha scritto, alle mie esperienze in merito, a come possano essere vissute esperienze simili in altre culture. Si descrive l&#8217;erotismo, paragonandolo alla caccia: <em>Nella caccia si vuole saziare la fame con la carne dell&#8217;altro, nell&#8217;erotismo si vuole saziare la fame diventando la carne dell&#8217;altro. E&#8217; una divorazione pi\u00f9 tirannica, un miscuglio di linfe, una masticazione che non implica solo la bocca, ma il corpo intero che diventa casa<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Tramite il protagonista del romanzo, Abdellah, l&#8217;autore riflette sulla sua scoperta della sessualit\u00e0, su ci\u00f2 che era lecito e ci\u00f2 che era proibito quando era bambino, e io, che sono quasi coetaneo dell&#8217;autore, non ho potuto non pensare alle mie scoperte, comunque vissute in condizioni di libert\u00e0. Si riflette sul corpo della donna, tramite la valutazione dell&#8217;arte di Picasso, e inevitabilmente si pensa alle differenze tra mondo occidentale e mondo islamico, grazie alle riflessioni del protagonista: <em>L&#8217;Occidente \u00e8 un corpo di donna, un desiderio che mi tortura perch\u00e9 al di fuori della portata della mia comprensione; una nudit\u00e0 esposta in milioni di segni e immagini, spettacoli e culture. Una decomposizione morale, una ricomposizione artistica.<\/em> E anche: <em>Il missionario non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;occidentale che vuole convertire i barbari, gli \u201caltri\u201d; ma \u00e8 l&#8217;Altro che sbarca presso l&#8217;occidentale e vuole convertirlo al nuovo collerico Dio. L&#8217;Occidente non \u00e8 pi\u00f9 un&#8217;espansione ma una contrazione. Non \u00e8 pi\u00f9 ordinatore, \u00e8 ordinato.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Questi estratti mettono in evidenza come questo libro non sia un romanzo di evasione, ma \u00e8 una lettura che incoraggia a pensare, a mettersi in dubbio e a mettere in dubbio i nostri punti cardinali, a leggere la realt\u00e0 con altre lenti. E&#8217; un libro che non va letto tutto d&#8217;un fiato, ma poco a poco, in modo da gustarne ogni parola.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-cyan-bluish-gray-color has-text-color\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi giorni caratterizzati dall&#8217;ammirazione per le lotte delle donne in Iran, e pi\u00f9 in generale per le lotte delle donne di ogni latitudine contro il patriarcato, vero cancro di questo mondo, mi imbatto nella seguente frase: Alle donne che, nel mondo \u201carabo\u201d o altrove, non hanno diritto al proprio corpo. Si tratta dell&#8217;inizio del libro \u201cIl pittore che divora le donne\u201d dello scrittore algerino Kamel Daoud, pubblicato da La nave di Teseo con la traduzione di Cettina Cal\u00f2. Con questo incipit, non potevo non leggere questo romanzo. 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