{"id":5050,"date":"2022-11-12T04:11:00","date_gmt":"2022-11-12T03:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/pappeceblog.it\/?p=5050"},"modified":"2022-11-06T21:12:14","modified_gmt":"2022-11-06T20:12:14","slug":"il-silenzio-e-la-mia-lingua-madre-ritratto-di-adolescente-in-campo-profughi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/2022\/11\/12\/il-silenzio-e-la-mia-lingua-madre-ritratto-di-adolescente-in-campo-profughi\/","title":{"rendered":"Il silenzio \u00e8 la mia lingua madre: ritratto di adolescente in campo profughi"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Sulaiman Addonia \u00e8 uno scrittore britannico di origine africana, che lavora anche per l&#8217;accademia di scrittura creativa per rifugiati. Nato in Eritrea nel 1974 da madre eritrea e padre etiope, nel 1976 scamp\u00f2 al massacro di Om Hajar, nel corso del quale il padre fu assassinato, e con il resto della famiglia trov\u00f2 ospitalit\u00e0 in un campo profughi in Sudan. Due anni dopo la madre lasci\u00f2 il campo profughi per trasferirsi in Arabia Saudita, dove aveva trovato lavoro come domestica, cos\u00ec il piccolo Sulaiman fu cresciuto, insieme al fratello, dai nonni. Solo nel 1984 i fratellini riuscirono a seguire la madre in Arabia, e poterono finalmente frequentare le scuole. Durante gli anni in Sudan e in Arabia Saudita il ragazzino assist\u00e9 a tantissimi episodi di violenza, in particolar modo sulle donne, sua madre inclusa, che gli provocarono forme gravi di insonnia. Cos\u00ec, mentre tutti dormivano, il giovane studiava, fino a riuscire ad ottenere un diploma. Nel 1990 ottenne, assieme al fratello, asilo politico in Gran Bretagna, nonostante i due giovani non parlassero una parola di inglese; Sulaiman impar\u00f2 presto, tanto da riuscire a studiare Sviluppo alla <em>SOAS University of London<\/em> ed Economia al <em>London University College<\/em>. Nel 2000 Addonia divenne cittadino britannico. Anche se adesso \u00e8 sposato, ha un figlio e una vita stabile, lo scrittore ha pi\u00f9 volte sottolineato che <em>\u201cnon si smette mai veramente di essere un rifugiato\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 vi ho raccontato la sua storia? Perch\u00e9 Addonia ha sublimato l&#8217;esperienza nel campo profughi in un bellissimo romanzo, <em>Silence is my mother tongue<\/em>, del 2018, che l&#8217;editore <a href=\"https:\/\/www.brioschieditore.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Francesco Brioschi<\/a> ha recentemente pubblicato, nella collana <em>Gli altri<\/em>, con il titolo <strong>Il silenzio \u00e8 la mia lingua madre<\/strong> e la traduzione di Gioia Guerzoni. Protagonista principale del romanzo \u00e8 la giovane Saba, che, con il fratello Hagos e la madre, vive in un campo profughi. Saba non \u00e8 una ragazza come le altre: nonostante le condizioni di vita, ama i libri, studia con profitto, sogna di diventare medico. Vive in simbiosi con il fratello, poco pi\u00f9 grande di lei e muto, e perci\u00f2 visto da tutti, o almeno da tanti, come un diverso. La loro simbiosi non manca di generare pettegolezzi e illazioni, che i due giovani comunque supereranno. Attorno a loro, scorre lenta la vita del campo profughi, una vita che noi non immaginiamo e che il romanzo ci aiuta a conoscere. Ma, anche all&#8217;interno di un campo profughi, le domande che si pone Saba sono universali: che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;amore? Qual \u00e8 la lingua per esprimerlo? E come sar\u00e0 il sesso?<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"633\" height=\"899\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/il_silenzio_mia_lingua_madre_504_1_tmb.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5052\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/il_silenzio_mia_lingua_madre_504_1_tmb.jpg 633w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/il_silenzio_mia_lingua_madre_504_1_tmb-211x300.jpg 211w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/il_silenzio_mia_lingua_madre_504_1_tmb-480x682.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 633px) 100vw, 633px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Un romanzo intenso, che ci regala uno splendido ritratto di adolescente, Saba, oltre a ritratti accurati di personaggi secondari, a partire da Hagos. Eppure c&#8217;\u00e8 un secondo protagonista in questo romanzo, presente in ogni pagina: il campo profughi. Perch\u00e9, come ci ha insegnato Addonia, <em>\u201cnon si smette mai veramente di essere un rifugiato\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Un libro che a me ha emozionato, spero accada anche a voi. Buona lettura!<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-cyan-bluish-gray-color has-text-color\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulaiman Addonia \u00e8 uno scrittore britannico di origine africana, che lavora anche per l&#8217;accademia di scrittura creativa per rifugiati. Nato in Eritrea nel 1974 da madre eritrea e padre etiope, nel 1976 scamp\u00f2 al massacro di Om Hajar, nel corso del quale il padre fu assassinato, e con il resto della famiglia trov\u00f2 ospitalit\u00e0 in un campo profughi in Sudan. 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