{"id":5180,"date":"2023-03-05T05:32:00","date_gmt":"2023-03-05T04:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/pappeceblog.it\/?p=5180"},"modified":"2023-03-04T11:36:22","modified_gmt":"2023-03-04T10:36:22","slug":"speranzella-un-libro-dimenticato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/2023\/03\/05\/speranzella-un-libro-dimenticato\/","title":{"rendered":"Speranzella: un libro dimenticato"},"content":{"rendered":"\n<p>Il libro che vi presento oggi non \u00e8 un libro nascosto, bens\u00ec un libro dimenticato; si tratta del romanzo <strong>Speranzella<\/strong>, di Carlo Bernari, pubblicato nel 1949 e vincitore del premio Viareggio nel 1950. Carlo Bernari era lo pseudonimo di Carlo Bernard, scrittore, giornalista e partigiano partenopeo, collaboratore del quotidiano <em>Il tempo<\/em>, di cui divenne caporedattore succedendo a Indro Montanelli. Nella sua carriera di scrittore, Bernari vinse diversi premi; oltre a quello indicato sopra, va citato anche il premio Brancati, vinto nel 1977 per la raccolta di saggi <em>Napoli silenzio e grida<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"458\" height=\"458\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/speranzella.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5181\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/speranzella.jpg 458w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/speranzella-300x300.jpg 300w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/speranzella-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 458px) 100vw, 458px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Recentemente  <a href=\"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/2021\/08\/05\/editori-diversi-marotta-cafiero\/\">Marotta e Cafiero<\/a> ha riportato alla luce questo gioiello dimenticato, con un&#8217;edizione ricca di fotografie in bianco e nero e anche di una colonna sonora, ascoltabile utilizzando Spotify. La quarta di copertina presenta il libro con queste parole: <em>Il potente romanzo corale di Carlo Bernari sulla Napoli occupata dagli Alleati. Uno dei grandi maestri della letteratura partenopea dipinge i vicoli di Napoli con un realismo spietato e magico. Personaggi indimenticabili si muovono fra i bassi, come Donna Elvira, la Cafett\u00e8ra, affezionata al re e alla monarchia. E Nannina, giovane e idealista, con il desiderio di abbandonare i vicoli e rifarsi una vita. Due generazioni a confronto. Le vite di chi aspetta un miracolo a via Speranzella, che taglia in due i Quartieri Spagnoli: \u00e8 strada, ferita, inferno. Un microcosmo pulsante fra i disordini del dopoguerra, un romanzo che non ha paura di mostrare la vita dei bassifondi, di una Napoli che dopo la guerra non ha smesso di combattere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di luoghi che conosco, i quartieri spagnoli in generale e la Speranzella in particolare. Si racconta di un tempo che non conosco direttamente, ma di cui ho sentito raccontare dalle mie nonne; Napoli distrutta dalla guerra, che cerca di riprendersi il presente e il futuro. La mia famiglia non viveva in quella zona, eppure le storie raccontate non sono diverse da quelle che trovo nel romanzo. Si discuteva se scegliere la monarchia o la repubblica, e spesso venivano definiti \u201ccomunisti\u201d tutti coloro i quali si schieravano per la repubblica, esattamente come viene raccontato nel libro. Questo scontro accendeva gli animi di tutti, non importa a quale ceto sociale si appartenesse o dove si vivesse.<\/p>\n\n\n\n<p>I personaggi del libro sono descritti con minuzia di particolari, anche se l&#8217;autore usa solo le parole essenziali per farlo. Il mio preferito \u00e8 <strong>Donna Elvira<\/strong>, della quale ovviamente non condivido le idee politiche, ma ammiro la passione e l&#8217;attivismo con cui le porta avanti. Mi ricorda una persona che aveva idee politiche opposte alle sue, ma la stessa passione e lo stesso attivismo. Sto parlando di Ada, la mia tata, o meglio, la mia terza nonna, classe 1924, comunista convinta, che, quando ero bambino, mi insegn\u00f2 a cantare Bandiera rossa.<\/p>\n\n\n\n<p>Un libro dimenticato e riportato alla luce, che racconta quella microstoria che non trova ospitalit\u00e0 nelle pagine dei libri di scuola e che, inevitabilmente, le giovani generazioni non conoscono. Marotta e Cafiero ci offre un&#8217;ottima occasione per recuperare.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-cyan-bluish-gray-color has-text-color\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il libro che vi presento oggi non \u00e8 un libro nascosto, bens\u00ec un libro dimenticato; si tratta del romanzo Speranzella, di Carlo Bernari, pubblicato nel 1949 e vincitore del premio Viareggio nel 1950. Carlo Bernari era lo pseudonimo di Carlo Bernard, scrittore, giornalista e partigiano partenopeo, collaboratore del quotidiano Il tempo, di cui divenne caporedattore succedendo a Indro Montanelli. Nella sua carriera di scrittore, Bernari vinse diversi premi; oltre a quello indicato sopra, va citato anche il premio Brancati, vinto nel 1977 per la raccolta di saggi Napoli silenzio e grida. 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