{"id":5190,"date":"2023-03-17T20:38:00","date_gmt":"2023-03-17T19:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/pappeceblog.it\/?p=5190"},"modified":"2023-03-14T20:38:51","modified_gmt":"2023-03-14T19:38:51","slug":"z-vienna-e-le-madeleine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/2023\/03\/17\/z-vienna-e-le-madeleine\/","title":{"rendered":"Z, Vienna e le madeleine"},"content":{"rendered":"\n\n\n<p>E&#8217; un periodo, questo, ad alto tasso di stress, lavorativo e non solo; niente di nuovo, ho gi\u00e0 vissuto periodi simili, ma allo stesso tempo questo livello di stress \u00e8 diverso: sembra che stiamo tutti ad aspettare Godot, che chiss\u00e0 quando arriva, se arriva. Come curare allora questo momento di incertezza? Con un bel weekend di relax, da trascorrere con un amico, conosciuto quasi dieci anni fa sul lavoro, che non vedo da cinque. Non so se il mio amico apprezzerebbe essere citato in questo articolo e allora, per stare sul sicuro, lo chiamer\u00f2 con una lettera dell&#8217;alfabeto, Z, per tutto il resto dell&#8217;articolo. Z \u00e8 un amico diverso dagli altri amici che ho, per una serie di motivi: pur essendoci conosciuti sul lavoro, non \u00e8 il lavoro che ci accomuna, ma una serie di altri valori; a differenza degli altri miei amici, che sono tutti pi\u00f9 o meno coetanei o, se non lo sono, sono pi\u00f9 grandi di me, Z ha quarant&#8217;anni, ben dieci in meno di me. La nostra amicizia si \u00e8 consolidata dopo che Z ha smesso di lavorare con me e, negli anni della pandemia, si \u00e8 cementata grazie a continui messaggi e a telefonate regolari. Incredibile a dirsi, ci conosciamo abbastanza bene, pur essendoci frequentati poco.<\/p>\n\n\n\n<p>Z mi chiede di andare a Napoli e di fargli da cicerone, di portarlo alla scoperta della mia citt\u00e0, che gi\u00e0 ama grazie a ci\u00f2 che ha visto in TV (la serie Gomorra in particolare). L&#8217;idea mi attrae, ma io non posso stare a Napoli per soli due giorni, ho bisogno di almeno una settimana, da dedicare non solo alla mia citt\u00e0, ma anche ai miei parenti, ai miei amici, e a un&#8217;immancabile visita al cimitero. Non posso prendere pi\u00f9 di un weekend di pausa in questo momento, e allora faccio la mia controproposta, <strong>Vienna<\/strong>, citt\u00e0 non distante dal luogo in cui Z, ungherese, vive. Potremo cos\u00ec incontrarci il venerd\u00ec sera dopo il lavoro, e andare in giro fino alla domenica. Z accetta con piacere.<\/p>\n\n\n\n<p>E&#8217; la mia terza volta a Vienna, dopo il capodanno 1987 con i miei genitori e mio fratello, e dopo un weekend nel 2012 con la mia amica P, anche in quel caso organizzato per scaricare lo stress. Prenoto lo stesso albergo del 2012, in pieno centro, per essere vicino ai monumenti principali. Prenoto la stanza, ma non la colazione, che mi sembra cara per quello che mangerei io; non so se Z faccia una colazione abbondante, ma troveremo sicuramente un luogo dove mangiare. Io atterro alle 17, non mi va di prendere i mezzi pubblici per arrivare in hotel e cos\u00ec prendo un taxi. L&#8217;autista \u00e8 austriaco di origini turche, nato e cresciuto a Vienna. Mi racconta di come si vive in Austria, delle sfide che un figlio di emigranti deve affrontare, della figlia ventunenne, il suo orgoglio, che studia lingue all&#8217;universit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivato in albergo, prendo possesso della stanza, al sesto piano. Z arriver\u00e0 fra qualche ora, \u00e8 appena uscito dal lavoro. Decido allora di fare una prima passeggiata da solo, nell&#8217;attesa. Cammino senza meta, partendo dalla <strong>cattedrale di Santo Stefano<\/strong>; nel frattempo scende la sera, e con essa tornano i ricordi della mia prima volta qui. Era freddo freddissimo, o almeno cos\u00ec mi pareva. Mia madre ci teneva tantissimo a fare quel viaggio, io molto meno e, da vero adolescente, mi ribellavo, non volevo essere l\u00ec. Lungo gli ampi viali, questa citt\u00e0 ritorna a essere mia, e penso con tenerezza al Maurizio di fine 1986, che questa citt\u00e0 non voleva proprio amarla. Ritorno in albergo e, nell&#8217;attesa di Z, mi metto a chiacchierare con il giovane impiegato dell&#8217;hotel, Richard. Il suo tedesco \u00e8 perfetto, ma l&#8217;accento non \u00e8 austriaco. Gli chiedo da dove venga, scoprendo cos\u00ec che \u00e8 slovacco, ma vive a Vienna da tanti anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Z arriva all&#8217;improvviso, ci abbracciamo a lungo. Eccomi di nuovo a passeggiare, stavolta con Z, alla ricerca di un luogo dove mangiare un boccone senza appesantirci, \u00e8 gi\u00e0 tardi per una cena ricca. Chiacchieriamo, chiacchieriamo, chiacchieriamo, soprattutto dell&#8217;ultima settimana, di quello che ci \u00e8 successo dall&#8217;ultima telefonata in poi. Riprendiamo a passeggiare, e questi viali diventano la mia <strong>madeleine<\/strong>, riportandomi ancora una volta a quel viaggio di capodanno. Ricordo che, per contestare il viaggio, dicevo a mia madre che questa citt\u00e0 era troppo perfetta (c&#8217;erano addirittura i riscaldamenti nelle chiese, che a un ragazzino napoletano degli anni &#8217;80 sembrava fantascienza), che stavamo visitando una citt\u00e0 adatta ai vecchi come lei. Mi rendo conto che, allora, mia madre aveva quarant&#8217;anni, cio\u00e8 dieci anni meno di me adesso, e non posso fare a meno di sorridere; anche adesso penso che Vienna sia una citt\u00e0 per persone, se non proprio vecchie, mature come me. A me Vienna piace, adesso.<\/p>\n\n\n\n<p>La mattina dopo la citt\u00e0 ci accoglie con un bel sole; compriamo da mangiare in un supermercato e facciamo colazione su una panchina non lontano dall&#8217;albergo. Z mi propone poi di andare in Ungheria, a <strong>Sopron<\/strong>, mi vuole mostrare la sua terra. Sono onorato, accetto. Una volta arrivati, mi propone una passeggiata nei boschi, prima di visitare il centro antico della cittadina. Il cielo \u00e8 grigio, c&#8217;\u00e8 molto vento, e perci\u00f2 ci sono poche persone in giro. Cominciamo a parlare di noi, a raccontarci, ad ascoltare, e faremo questo per tutto il resto del weekend. Affrontiamo temi profondi, quali gli amori passati, la ragazza che Z sta frequentando e il desiderio di costruirsi una famiglia, confrontandolo con la mia \u201csingletudine\u201d, che non vuol dire che non desideri l&#8217;amore, ma sicuramente non voglio una convivenza. Parliamo della sua religiosit\u00e0, e del mio ateismo, delle nostre infanzie, ormai passato remoto, e dei cartoni animati che guardavamo allora; scopro cos\u00ec che nell&#8217;Ungheria comunista i bambini non guardavano Lady Oscar. Parliamo di sesso, ma anche di storia dei nostri Paesi e cerchiamo di capire perch\u00e9 siamo come siamo. Oh, non parliamo solo di cose serie. Z \u00e8 un grande imitatore: sa parlare in tedesco con accento russo, arabo, ma \u00e8 il suo \u201cschweizerdeutsch\u201d a essere insuperabile. Mi chiede di insegnargli a parlare con le mani e io comincio insegnandogli i gesti basilari, ma poi mi ricordo di un metodo insuperabile: fargli vedere, e ascoltare, l&#8217;<strong>Italian Hand Gestures Rap<\/strong>; Z impara immediatamente. Per pranzo ci fermiamo lungo la strada, in una <em>\u201ccsarda<\/em>\u201d, trattoria tradizionale, e Z mi fa assaggiare una tipica zuppa di pesce ungherese, gustosissima e rigenerante.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe title=\"Italian Hand Gestures RAP\" width=\"1170\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/v2Y-L-dKeEo?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><figcaption>Italian Hand Gestures Rap<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n\n\n<p>Rientrati a Vienna, ci rechiamo a visitare la cattedrale di Santo Stefano, unica. Nonostante i numerosi visitatori, si riesce comunque a stare in intimit\u00e0. Per la cena prenoto in un ristorante tipico cos\u00ec, dopo la cucina ungherese, gustiamo anche quella viennese. Riprendiamo a camminare, vaghiamo chiacchierando. Ci ritroviamo cos\u00ec in Kohlmarkt, di fronte alla storica pasticceria <strong>Demel<\/strong>, ed eccomi tornare di colpo al 1986: mia madre, che oltre alla lingua italiana parlava solo quella napoletana, aveva letto di questa pasticceria ma non riusciva a trovare la via. Mentre camminavamo in centro pass\u00f2 una signora con la borsa di Demel e mia madre, senza emettere suono ma solo con i gesti, riusc\u00ec a farsi spiegare dalla signora dove fosse la pasticceria.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente la pasticceria di sabato sera \u00e8 chiusa, cos\u00ec propongo a Z di tornare l&#8217;indomani mattina per la colazione. Rientrando in albergo, ci fermiamo a bere un drink, e verso le 22 torniamo in camera. Il giovane Z si scusa, gli sembra disdicevole essere a letto cos\u00ec presto di sabato sera, si vergogna quasi di essere stanco, nonostante oggi abbiamo percorso decine di chilometri. Maurizio invece \u00e8 soddisfatto, molto soddisfatto di questa giornata cos\u00ec particolare.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche domenica mattina la citt\u00e0 ci accoglie con un sole caldo, \u00e8 piacevole stare qui. La citt\u00e0 \u00e8 ancora addormentata, ci rechiamo nella cattedrale di Santo Stefano ancora vuota di turisti; c&#8217;\u00e8 una messa in corso, molti pregano. Io visito la chiesa, non posso non soffermarmi sui mendicanti, alcuni dormono all&#8217;interno della chiesa. Lascio loro qualche spicciolo che spero li aiuter\u00e0, la solita elemosina per lavarsi la propria coscienza sporca, ma meglio di niente. Mi colpisce, in un angolo della chiesa, il ritratto di <strong>santa Teresa del bambino Ges\u00f9<\/strong>. Mia madre prese il suo nome da questa santa. Anche nelle mie visite precedenti ero stato in cattedrale, eppure questo ritratto non lo ricordavo. Usciti dalla chiesa, \u00e8 ancora presto per far colazione da Demel, che apre alle 10, e cos\u00ec passeggiamo, visitiamo un&#8217;altra chiesa in centro, l&#8217;architettura ha uno stile barocco. Arriviamo da Demel cinque minuti dopo le dieci e ci tocca metterci in coda, il locale \u00e8 gi\u00e0 pieno. Dopo diversi minuti ci accompagnano al tavolo, al primo piano, esattamente come nel 2012, quando avevo fatto colazione con P. E&#8217; arrivato per me il momento di gustare nuovamente la <strong>torta Sacher<\/strong>, specialit\u00e0 della casa, accompagnata da un buon espresso.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"819\" height=\"614\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Demel-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5194\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Demel-1.jpg 819w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Demel-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Demel-1-768x576.jpg 768w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Demel-1-480x360.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 819px) 100vw, 819px\" \/><figcaption>La Sachertorte<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Dopo colazione, riprendiamo la nostra passeggiata, perdendoci tra palazzi, musei, teatro dell&#8217;opera, monumenti&#8230; Cos\u00ec piacevole passeggiare sotto il sole, cos\u00ec intensa questa condivisione, questo raccontarsi e ascoltare allo stesso tempo. Continuiamo a parlare di tutto, dalla politica a <strong>Bella ciao<\/strong>, della quale racconto a Z la nascita come canto delle mondine e poi la sua evoluzione a canzone della Resistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 fatto pomeriggio, prima di passare per l&#8217;hotel a ritirare la valigia e ripartire, ci ritroviamo fuori dalla cattedrale di Santo Stefano. Un gruppo di ucraini espone le fotografie della guerra: corpi massacrati, bambini in lacrime ci riportano immediatamente alla realt\u00e0. Non ci sono parole, solo dolore. Restiamo a parlare con alcuni di loro, anche se non abbiamo niente di sensato da dire.<\/p>\n\n\n\n<p>Riprendiamo la valigia e Z mi accompagna in aeroporto, \u00e8 stato un bellissimo weekend: intenso, sincero, profondo. Ci abbracciamo a lungo prima di separarci. Ora sono qui in aeroporto, e nell&#8217;attesa di partire prendo appunti e brindo. Brindo a Z, brindo alle amicizie solide e sincere, brindo a me. E naturalmente brindo a Vienna, la mia madeleine&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; un periodo, questo, ad alto tasso di stress, lavorativo e non solo; niente di nuovo, ho gi\u00e0 vissuto periodi simili, ma allo stesso tempo questo livello di stress \u00e8 diverso: sembra che stiamo tutti ad aspettare Godot, che chiss\u00e0 quando arriva, se arriva. Come curare allora questo momento di incertezza? 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