{"id":5401,"date":"2023-10-21T12:45:20","date_gmt":"2023-10-21T10:45:20","guid":{"rendered":"https:\/\/pappeceblog.it\/?p=5401"},"modified":"2023-10-21T12:45:20","modified_gmt":"2023-10-21T10:45:20","slug":"la-spoon-river-dei-braccianti-storie-di-chi-non-ce-lha-fatta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/2023\/10\/21\/la-spoon-river-dei-braccianti-storie-di-chi-non-ce-lha-fatta\/","title":{"rendered":"La Spoon River dei braccianti:  storie di chi non ce l&#8217;ha fatta"},"content":{"rendered":"\n<p>Ci sono libri che non si vorrebbe mai leggere, per quanto duri sono; eppure ci si sente in dovere di leggerli perch\u00e9 raccontano una realt\u00e0 che, per quanto nascosta, \u00e8 vicina a tutti noi. Una volta letti, non si pu\u00f2 far a meno di condividere quanto appreso, ricordato, scoperto&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">E&#8217; quello che mi \u00e8 capitato col libro di Antonello Mangano, <strong>La Spoon River dei braccianti<\/strong>, pubblicato dall&#8217;editore <a href=\"https:\/\/www.meltemieditore.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Meltemi<\/a>. Ci racconta storie di persone morte di lavoro, di fatica, di stenti. Alcuni di loro erano stranieri, altri italiani; avevano in comune il fatto di essere degli sfruttati e di lavorare nelle nostre campagne, per raccogliere ci\u00f2 che noi, quotidianamente, mangiamo a tavola.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"750\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/la-spoon-river-dei-braccianti-1-500x750-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5402\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/la-spoon-river-dei-braccianti-1-500x750-1.jpg 500w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/la-spoon-river-dei-braccianti-1-500x750-1-200x300.jpg 200w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/la-spoon-river-dei-braccianti-1-500x750-1-480x720.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Alcune di queste storie le conoscevo gi\u00e0, perch\u00e9 avevano ottenuto lunga eco da parte dei mass media; penso a <strong>Paola Clemente<\/strong>, morta ad Andria, nel luglio 2015 all&#8217;et\u00e0 di 49 anni. Il suo corpo fu portato direttamente all&#8217;obitorio, senza nemmeno eseguire l&#8217;autopsia. Una lunga inchiesta svel\u00f2 invece una realt\u00e0 di sfruttamento legato ai lavori interinali e, dopo un lungo processo, si \u00e8 ottenuta una legge contro lo sfruttamento. Penso a <strong>Jerry Essan Masslo<\/strong>, morto a 30 anni nel 1989, a Villa Literno. Sudafricano, rifugiato a Roma, scappava dal regime dell&#8217;apartheid, per vivevere si era dedicato al lavoro della raccolta dei pomodori. Fu ucciso nel corso di una rapina.<\/p>\n\n\n\n<p>Tante erano le storie che invece non conoscevo&#8230; <strong>Ioan Puscasu<\/strong>, romeno, morto a Carmagnola nel 2015, a 47 anni, nei pressi di una serra dove lavorava in nero; i padroni hanno lavato, rivestito e spostato il cadavere per dimostrare che non lavorava da loro&#8230; <strong>Adnan Siddique<\/strong>, pakistano, morto nel 2020 a Caltanissetta, a 32 anni; aiutava gli altri, sempre, senza pensare ai rischi. Riparava macchine per stampa e cucito. Aveva accompagnato i suoi amici a denunciare i caporali dei campi. Lo hanno minacciato e poi colpito a morte con 26 coltellate&#8230; <strong>Becky Moses<\/strong>, nigeriana, morta a San Ferdinando a 26 anni, nel 2018; era sfuggita a un matrimonio forzato in Nigeria con un uomo di 74 anni. Arrivata in Italia, le hanno negato il diritto d&#8217;asilo. Sperava di rimanere a Riace, ma si ritrov\u00f2 nel ghetto di San Ferdinando, dove mor\u00ec bruciata viva&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;autore ci racconta non solo gli ultimi momenti di vita dei protagonisti, ma anche le loro origini, i loro sogni, le loro aspirazioni, e cos\u00ec queste storie diventano uomini e donne e queste pagine creano una connessione emotiva con il lettore.<\/p>\n\n\n\n<p>Il capitolo conclusivo, <em>\u201cChe fare? Risposte politiche al grave sfruttamento\u201d<\/em>, \u00e8 fondamentale, perch\u00e9 questo libro non solo denuncia, ma indica la strada da seguire, e quelle da non seguire, per debellare la piaga dello sfruttamento. Ancora una volta un libro che dovrebbe essere letto dalla classe politica tutta, e in particolare da quella che siede in Parlamento e ricopre ruoli di governo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono libri che non si vorrebbe mai leggere, per quanto duri sono; eppure ci si sente in dovere di leggerli perch\u00e9 raccontano una realt\u00e0 che, per quanto nascosta, \u00e8 vicina a tutti noi. Una volta letti, non si pu\u00f2 far a meno di condividere quanto appreso, ricordato, scoperto&#8230; E&#8217; quello che mi \u00e8 capitato col libro di Antonello Mangano, La Spoon River dei braccianti, pubblicato dall&#8217;editore Meltemi. Ci racconta storie di persone morte di lavoro, di fatica, di stenti. 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