{"id":5537,"date":"2024-04-11T10:42:00","date_gmt":"2024-04-11T08:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/pappeceblog.it\/?p=5537"},"modified":"2024-03-29T10:43:14","modified_gmt":"2024-03-29T09:43:14","slug":"lascaro-una-storia-anticoloniale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/2024\/04\/11\/lascaro-una-storia-anticoloniale\/","title":{"rendered":"L&#8217;ascaro: una storia anticoloniale"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il libro che vi presento oggi ha quasi cento anni; fu infatti scritto nel 1927, anche se per la pubblicazione fu necessario aspettare la fine della seconda guerra mondiale.  Solo nel 2012  il libro fu tradotto in inglese, e solo pochi mesi fa \u00e8 stato pubblicato in italiano, grazie alla casa editrice napoletana <a href=\"https:\/\/www.tamuedizioni.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Tamu<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Sto parlando del breve romanzo&nbsp;<strong>L\u2019ascaro \u2013 Una storia anticoloniale<\/strong>, scritto in tigrino dal teologo eritreo Ghebreyesus Hailu. Questo romanzo rappresenta una pietra miliare della letteratura africana, oltre a essere uno dei rarissimi esempi di romanzo sul colonialismo, scritto in pieno colonialismo da un autore locale. Rappresenta non solo una critica del colonialismo italiano che, a differenza degli altri colonialismi, si distinse per una forte separazione tra i colonizzati e i colonizzatori, ma mette anche in evidenza le contraddizioni dei colonizzati stessi.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"536\" height=\"850\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/ascaro.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5538\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/ascaro.jpg 536w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/ascaro-189x300.jpg 189w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/ascaro-480x761.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 536px) 100vw, 536px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>La traduzione \u00e8 di Uoldelul Chelati Dirar, professore di Storia e istituzioni dell\u2019Africa presso l\u2019Universit\u00e0 di Macerata, che io ho imparato a conoscere grazie agli eccellenti contributi sulla rivista Africa. Il professor Dirar ha scritto anche l\u2019introduzione al libro, in cui spiega al lettore il contesto storico, la biografia dell\u2019autore, le sfide che la traduzione ha comportato.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019editore presenta il libro con le seguenti parole:&nbsp;<em>Tequabo, un giovane eritreo di buona famiglia, decide di arruolarsi nell\u2019esercito in cerca di fama. L\u2019esercito \u00e8 quello di una potenza coloniale, l\u2019Italia, che da anni occupa il suo paese. Un treno lo porter\u00e0 da Asmara fino alla costa del mar Rosso, e da l\u00ec proseguir\u00e0 in nave verso nord tra lo stupore per la scoperta di popolazioni, citt\u00e0 e paesaggi nuovi. Quando per\u00f2 raggiunger\u00e0 il deserto e si unir\u00e0 alla sanguinosa campagna militare italiana per la conquista della Libia, per Tequabo il viaggio si trasformer\u00e0 in un incubo in cui scoprir\u00e0 l\u2019asprezza del suo duplice ruolo di colonizzato e di strumento di un\u2019altra colonizzazione. Terminato nel 1927 \u2013 ancor prima dell\u2019espansione fascista in Etiopia \u2013 da un brillante religioso eritreo che aveva sfruttato i canali ecclesiastici per acquisire una formazione cosmopolita, \u201cL\u2019ascaro\u201d \u00e8 allo stesso tempo un tassello importante della storia letteraria africana e una testimonianza unica sul colonialismo italiano. In una singolare mescolanza di cultura popolare e riferimenti eruditi, il testo di Ghebreyesus Hailu qui tradotto dall\u2019originale tigrino offre non solo una denuncia della brutalit\u00e0 coloniale, in un momento ancora vicino ai fatti, ma anticipa le riflessioni postcoloniali sugli effetti psicologici del colonialismo.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Libro molto importante dal punto di vista storico quindi, ma l\u2019importanza storica non deve offuscare la qualit\u00e0 letteraria eccellente. Tante le citazioni, da Leopardi ai proverbi tigrini, passando per la Bibbia. Eccellenti le descrizioni, che spesso commuovono, come il passaggio dei delfini, la descrizione del deserto, il dolore dei genitori che aspettano invano notizie dei figli&#8230; In alcuni momenti questo libro mi ha ricordato un romanzo contemporaneo (del 1926),anch&#8217;esso antimilitarista: \u00a0<strong><em>Mors tua<\/em><\/strong>\u00a0di Matilde Serao.<\/p>\n\n\n\n<p>Di un romanzo del genere dovrebbe occuparsi la stampa intera, gli insegnanti dovrebbero proporlo come lettura scolastica, dovremmo trovare il libro esposto nelle vetrine di tutte le librerie, eppure questo non accade, evidentemente perch\u00e9 nessuna grossa casa editrice ha deciso di investire su questo gioiello. Tutto quello che posso fare, nel mio piccolo, oltre a ringraziare Tamu edizioni per averlo pubblicato, \u00e8 scrivere questo piccolo articolo per far conoscere L\u2019ascaro ai miei lettori, confidando nel passaparola.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il libro che vi presento oggi ha quasi cento anni; fu infatti scritto nel 1927, anche se per la pubblicazione fu necessario aspettare la fine della seconda guerra mondiale. Solo nel 2012 il libro fu tradotto in inglese, e solo pochi mesi fa \u00e8 stato pubblicato in italiano, grazie alla casa editrice napoletana Tamu. Sto parlando del breve romanzo&nbsp;L\u2019ascaro \u2013 Una storia anticoloniale, scritto in tigrino dal teologo eritreo Ghebreyesus Hailu. Questo romanzo rappresenta una pietra miliare della letteratura africana, oltre a essere uno dei rarissimi esempi di romanzo sul colonialismo, scritto in pieno colonialismo da un autore locale. 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