{"id":5644,"date":"2024-09-07T05:32:00","date_gmt":"2024-09-07T03:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/pappeceblog.it\/?p=5644"},"modified":"2024-09-01T17:32:40","modified_gmt":"2024-09-01T15:32:40","slug":"quel-che-non-ha-nome-il-dolore-diventa-letteratura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/2024\/09\/07\/quel-che-non-ha-nome-il-dolore-diventa-letteratura\/","title":{"rendered":"Quel che non ha nome: il dolore diventa letteratura"},"content":{"rendered":"\n<p>Confesso la mia ignoranza: fino a qualche settimana non sapevo chi fosse <strong>Piedad Bonnett<\/strong> ma, dopo averne letto gli elogi da parte di Annie Ernaux e Mario Vargas Llosa, mi sono documentato. Ho scoperto cos\u00ec che la Bennett \u00e8 una poetessa, scrittrice e drammaturga colombiana, laureata in filosofia e letteratura presso l&#8217;<em>Universidad de los Andes<\/em>, dove ha insegnato per oltre trent&#8217;anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Volevo leggere qualcosa di questa scrittrice e, cercando in internet, ho visto che un suo libro del 2013, <strong>Quel che non ha nome<\/strong>, \u00e8 stato recentemente pubblicato in italiano, dalle edizioni <a href=\"https:\/\/www.codiceedizioni.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Codice<\/a>, con la traduzione di Alberto Bile Spadaccini.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"536\" height=\"791\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Quel-che-non-ha-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5646\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Quel-che-non-ha-1.jpg 536w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Quel-che-non-ha-1-203x300.jpg 203w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Quel-che-non-ha-1-480x708.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 536px) 100vw, 536px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>L&#8217;editore presenta il libro con le seguenti parole: <em>Daniel Segura ha ventotto anni quando si arrende ai propri demoni e si lancia dal tetto di un edificio di New York, dove frequenta un master in arte alla Columbia University. La madre, la poetessa e drammaturga colombiana Piedad Bonnett, elabora la tragicit\u00e0 del lutto ricostruendo la vita di Daniel, il percorso della sua malattia mentale e infine il suicidio attraverso libri, ricordi e testimonianze, ma anche attraverso le lettere, i diari e le sue opere. Seguiamo cos\u00ec Daniel bambino, poi adolescente e infine giovane tormentato tra Bogot\u00e1 e New York, prima e dopo l\u2019arrivo dei disturbi che ne invaderanno corpo e mente. Le parole cercate con urgenza da Bonnett provano a esprimere un dolore che va oltre i confini del dicibile. Il desiderio \u00e8 quello di non far soccombere Daniel alla staticit\u00e0 della foto ricordo, e di dargli movimento.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In questo testo la Bennett racconta l&#8217;indicibile, il dolore per la perdita di un figlio,dolore aggravato dalle modalit\u00e0 dell&#8217;evento. E&#8217; facile, scrivendo di un tema simile, scadere nel patetico, nel mieloso: \u00e8 quello che accadrebbe alla maggior parte di noi, ma ci\u00f2 non accade alla scrittrice colombiana, che si serve della letteratura e delle parole di tanti colleghi illustri, dalla Ernaux a Marias, da Cadenas a Amery, da Nabokov a Borges per raccontare, per riflettere assieme al lettore.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec facendo, ridona la vita al suo Daniel, trasformandolo in letteratura. Lo scrive lei stessa, alla fine del libro: <em>\u00abHo provato a dare alla tua vita, alla tua morte e alla mia pena un senso. Altri innalzano monumenti, incidono lapidi. Io ti ho di nuovo partorito, con lo stesso dolore, per farti vivere un altro po\u2019, per non farti sparire dalla memoria. E l\u2019ho fatto con le parole, perch\u00e9 loro, che sono mobili, che parlano sempre in modo diverso, non pietrificano, non fanno le veci di una tomba. Sono il poco sangue che posso darti, che posso darmi.\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Uno scritto intenso, drammatico, imperdibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Confesso la mia ignoranza: fino a qualche settimana non sapevo chi fosse Piedad Bonnett ma, dopo averne letto gli elogi da parte di Annie Ernaux e Mario Vargas Llosa, mi sono documentato. Ho scoperto cos\u00ec che la Bennett \u00e8 una poetessa, scrittrice e drammaturga colombiana, laureata in filosofia e letteratura presso l&#8217;Universidad de los Andes, dove ha insegnato per oltre trent&#8217;anni. 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