{"id":5943,"date":"2025-06-22T02:14:00","date_gmt":"2025-06-22T00:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/pappeceblog.it\/?p=5943"},"modified":"2025-06-21T14:14:45","modified_gmt":"2025-06-21T12:14:45","slug":"black-sisters-in-guerra-donne-di-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pappeceblog.it\/index.php\/2025\/06\/22\/black-sisters-in-guerra-donne-di-pace\/","title":{"rendered":"Black sisters: in guerra, donne di pace"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il modo in cui abbiamo studiato la storia a scuola \u00e8 senza dubbio eurocentrico, ma anche maschiocentrico. E\u2019 questo il modo in cui, ancora oggi, la stampa racconta gli eventi del passato. Eppure, lentamente, qualcosa si sta muovendo. Si cerca finalmente di raccontare la storia con gli occhi dei non europei, e qualcuno sta finalmente raccontando le gesta delle donne.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ultimo esempio e\u2019 il preziosissimo libro pubblicato da poco dall\u2019editore <a href=\"https:\/\/www.infinitoedizioni.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Infinito<\/a>, intitolato <strong>Black Sisters<\/strong>, con un sottotitolo molto eloquente: <em>Le donne e la guerra nell\u2019Africa subsahariana<\/em>. L\u2019autrice \u00e8 Antonella Sinopoli, giornalista, gi\u00e0 redattrice per Adnkronos; attualmente scrive per Nigrizia e Valigia blu e vive tra Italia e Ghana.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"741\" src=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Black-Sisters.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5944\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Black-Sisters.jpg 500w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Black-Sisters-202x300.jpg 202w, https:\/\/pappeceblog.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Black-Sisters-480x711.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Nel libro l\u2019autrice ci presenta donne di tutti i Paesi, per la maggior parte a noi sconosciute che, in tempi di guerra, sono state fondamentali per i processi (o almeno i tentativi) di pace. Qualche esempio? In Liberia, <strong>Ellen Johnson Sirleaf<\/strong>, eletta Presidente della Repubblica nel 2005, due anni dopo la fine della guerra civile, prima donna a ricoprire il ruolo di capo di Stato nel continente africano. Ricevette il premio Nobel per la pace, per la \u201c<em>lotta non violenta in favore della sicurezza delle donne e del loro diritto a partecipare al processo di pace\u201d<\/em>. Assieme a lei, ricevette il premio &nbsp;&nbsp;la connazionale <strong>Leymah Gbowee<\/strong>, madre di cinque figli, che nel 2002 cominci\u00f2 a mobilitare le donne a organizzare preghiere di pace collettive. Fin\u00ec per creare il movimento <strong>Wlmap<\/strong>, <em>Women of Liberia Mass Action for Peace<\/em>. Manifestavano regolarmente, vestite di bianco, davanti ai palazzi del potere e, quando alla polizia venne dato l\u2019ordine di arrestarle, la Gbowee us\u00f2 il potere del corpo di madre, togliendosi i vestiti e incoraggiando le altre donne a imitarla. Fu uno schiaffo in faccia al potere maschile e un segno di potenza della donna madre.<\/p>\n\n\n\n<p>In Guinea Bissau, <strong>Titina Ernestina Sil\u00e0<\/strong>, che faceva parte della resistenza contro i portoghesi, e si un\u00ec alla lotta armata nonostante fosse vietato alle donne parteciparvi. Mor\u00ec a soli 30 anni, il 30 gennaio 1973, uccisa durante un\u2019imboscata mentre si recava al funerale di Amilcar Cabral, assassinato qualche giorno prima. Oggi in Guinea Bissau il 30 gennaio si celebra la giornata della donna.<\/p>\n\n\n\n<p>In Zimbabwe \u00e8 vivo il ricordo di <strong>Mbuya Nehanda<\/strong>, che guid\u00f2 quella che viene ricordata come la prima guerra di liberazione contro l\u2019invasore britannico, cominciata nel 1896. Nel 1898 la Nehanda fu catturata e, dopo un processo sommario, impiccata. Le sue ultime parole furono <em>\u201cle mie ossa risorgeranno\u201d<\/em> e proprio queste parole sono state, e sono tuttora, l\u2019ispirazione per le donne delle generazioni successive.<\/p>\n\n\n\n<p>Come non ricordare la figura di <strong>Andree Blouin<\/strong>, considerata da molti la donna piu\u2019 pericolosa d\u2019Africa? Nata in una cittadina, ai tempi colonia francese, che oggi fa parte della Repubblica Centrafricana, dall\u2019unione di una quattordicenne locale con un francese quarantenne, trascorse l\u2019infanzia in un orfanotrofio per bambini di razza mista, dove sub\u00ec le prime esperienze di segregazione razziale.In et\u00e0 adolescenziale ebbe un figlio da un francese; a due anni il piccolo si ammal\u00f2 di malaria, ma le cure gli furono rifiutate perch\u00e8 non bianco. Fu quella la molla che fece sviluppare la coscienza sociale della Blouin, e il desiderio di fermare le ingiustizie. Si trasfer\u00ec in Guinea dove si impegn\u00f2 in politica al fianco di Sekou Toure\u2019, leader del partito democratico e primo presidente della Guinea indipendente, nel 1958. Organizzava e partecipava a comizi, incoraggiando in particolare le donne a prendere parte attiva al processo di indipendenza. Successivamente fece lo stesso in Congo, lavorando con Patrice Lumumba. &nbsp;&nbsp;Una volta proclamata l\u2019indipendenza dal Belgio, Andree divenne capo del protocollo del nuovo governo. Come sappiamo, le cose per il Congo andarono diversamente da quanto sperato. La Bluoin lasci\u00f2 il Paese appena prima dell\u2019assassinio di Lumumba. Divent\u00f2 consigliera del leader del Ghana. Convinta panafricanista, fu costretta, durante la sua vita, ad affrontare, oltre al razzismo, il sessismo e il maschilismo.<\/p>\n\n\n\n<p>A scanso di equivoci, vorrei chiarire che questo libro \u00e8 molto di pi\u00f9 di una galleria di ritratti di donne africane; \u00e8 un\u2019analisi della storia e della societa\u2019 del continente africano, o meglio di parte di esso, con particolare attenzione al ruolo delle donne in questi percorsi. E\u2019 un libro che apre gli occhi a noi occidentali e prova a colmare, almeno un poco, le nostre ignoranze e lacune. E\u2019 un libro che va proposto alle giovani generazioni, affinch\u00e9 crescano in maniera pi\u00f9 sana, immuni da sessismo e razzismo.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il modo in cui abbiamo studiato la storia a scuola \u00e8 senza dubbio eurocentrico, ma anche maschiocentrico. 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