La bambina dagli occhi d’oliva, quello che preferiamo non sapere

Inizia

Mia madre ha insegnato nella scuola elementare per circa quarant’anni. Come tutti gli insegnanti, ha raccolto diversi successi e altrettanti fallimenti. Tra questi ultimi, raccontava sempre con rammarico un episodio che le capitò a inizio carriera, quando insegnava in una quarta elementare, in una scuola in cui trascorse solo un anno. Una bambina le presentò, ripetutamente, disegni di atti sessuali, che lei non seppe interpretare. Chiese consiglio alle insegnanti più esperte (chissà, forse anche a mia nonna), e le fu detto di non preoccuparsi: la bambina aveva sicuramente visto i suoi genitori che facevano l’amore, e riproduceva quanto visto in un disegno. Tempo dopo, mia madre capì il vero significato di quei disegni, ma non riuscì a rintracciare la ex alunna.

Questo episodio mi è venuto in mente leggendo il nuovo romanzo di Davide Grittani, La bambina dagli occhi d’oliva, pubblicato dall’editore Arkadia. Il libro racconta non solo e non tanto della violenza sui bambini, ma soprattutto dei segreti degli adulti, di quelli che fanno finta di non vedere, di quelli che pretendono di non sapere.

Racconto la trama usando la descrizione presente sul risvolto di copertina: Un appartamento in centro, un disegno sotto la carta da parati: macabro e profetico, dimenticato per trent’anni. Tocca a Sandro Tanzi – ultimo testimone di una borghesia senza scrupoli – scoprire cosa sia successo in quella stanza, come mai quel disegno chiami in causa i suoi genitori e per quale motivo sia collegato alla nuova inquilina del palazzo, la bellissima e misteriosa Angelica Capone. Partendo dall’omaggio a Dolores O’Riordan, leader dei Cranberries, il romanzo prende in prestito un destino per raccontare una violenza di cui si parla sempre poco e male. Attraverso una narrazione visiva, quasi cinematografica, a tratti sensoriale, La bambina dagli occhi d’oliva racconta le quotidiane colpe degli innocenti e i delitti che commettono anche i giusti, riportando al centro della scena i fantasmi solitamente più duri a morire: i nostri sensi di colpa. Accanto all’incredibile storia di Sandro e Angelica scorrono le voci e i volti di chi è stato condannato a sopravvivere, l’aristocrazia delle vergogne messe a tacere, gli anziani parcheggiati nelle case di cura e gli stranieri chiamati a prendersene cura, sullo sfondo di una città in agonia.

La scrittura del libro è scorrevole, eppure, dato il tema, di cui normalmente si preferisce non parlare, è un romanzo che disturba, che certo non si legge tutto d’un fiato. La lettura di questo testo costringe a fare i conti con se stessi, a domandarsi se ci sono state situazioni in cui non si è capito, se abbiamo sempre protetto a sufficienza le creature innocenti che sono attorno a noi. E, se ci sono state situazioni in cui si è capito, perché abbiamo preferito tacere? Questo libro ci mette, senza sconti, di fronte alle nostre responsabilità di adulti. E’ un romanzo che fa male leggere ma, forse proprio per questo, è opportuno farlo.

2 Comments

  1. Argomento scottante e delicato … immagino che anche tu abbia avuto problemi nel leggerlo… lo si evince da ciò che scrivi

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