Mi piace, di tanto in tanto, leggere libri di memorie, perche’ aiutano a scoprire, attraverso le storie personali, piccoli episodi della Storia con la maiuscola, che spesso non si conoscono. I memoir hanno il vantaggio di essere dichiaratamente di parte, e perciò non hanno la pretesa di spiegare la verità, ma solo di raccontare la storia dei protagonisti, dal proprio punto di vista.
L’ultimo memoir che ho letto, e che mi è piaciuto particolarmente, è Black girl from Pyongyang, di Monica Macias, pubblicato da Meltemi con la traduzione di Francesca Serluca. Confesso che, prima di leggere questo libro, non sapevo chi fosse Monica Macias. Ho scoperto leggendo che si tratta della figlia minore del primo Presidente della Guinea equatoriale indipendente, Francisco Macias Nguema. Nel 1979, quando Monica aveva 7 anni, il padre la mandò a studiare in Corea del Nord, nella patria del suo alleato Kim Il – Sung, assieme a due dei fratelli maggiori. Pochi mesi dopo l’arrivo di Monica in Corea, in Guinea un colpo di Stato mise fine alla presidenza, e alla vita, di Francisco Macias. Monica e i suoi due fratelli restarono così in Corea, sotto la tutela di Kim Il- Sung. L’altro fratello, che si trovava a Cuba, rientrò in Guinea, e cosi’ fece la madre, che al momento del colpo di Stato si trovava Pyongyang con i tre figli piccoli. Monica crebbe in Corea del Nord, dove completò il corso di studi fino alla laurea in Ingegneria tessile. Da quel momento in poi, incomincia per Monica un viaggio attorno al mondo alla ricerca della propria identità, oltre che alla ricerca di una verità sulla figura di suo padre. Vivrà in Spagna, in Guinea equatoriale, negli Stati Uniti, in Corea del Sud, in Inghilterra… Svolgerà i lavori piu’ umili per sopravvivere, e riprenderà a studiare, focalizzandosi sul diritto internazionale, con il chiaro obiettivodi comprendere cosa è successo negli anni della presidenza del padre in Guinea equatoriale. Confrontandosi col mondo occidentale, Monica scopre una visione della politica di suo padre, e della corea del Nord, che non corrispondono al suo vissuto, e così cerca di capire, cerca di approfondire.

Il messaggio di questo memoir è secondo me molto importante: la storia la scrivono i vincitori, e mai c’è spazio per il punto di vista dei vinti. Oltre alle opinioni ci sono i fatti, alcuni dei quali sono taciuti, per convenienza, dai vincitori. Il racconto della Macia attraversa confini geografici, etnici, culturali, invitandoci così a ripensare ai concetti di memoria, libertà, appartenenza.
