Fuori campo: Monica Seles, come lei nessuna mai

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Mia cugina Pia, che mi conosce bene e conosce la mia passione per il tennis, mi ha regalato uno dei libri più graditi degli ultimi tempi: Fuori campo di Vito Lamberti, pubblicato da Rubbettino con la prefazione di Alberto Angela.

Il libro racconta la carriera di Monica Seles, dagli inizi a quel tragico venerdì 30 aprile 1993, quando fu accoltellata durante un cambio di campo, mentre giocava i quarti di finale del torneo di Amburgo contro la bulgara Magdalena Maleeva. Chi, come me, ha una certa età, ricoda benissimo quell’episodio e le conseguenze che ebbe sul mondo del tennis, e dello sport più in generale. Per i più giovani, questa potrebbe essere una lettura interessante per scoprire lo sport, e la cronaca, di trenta anni fa.

Monica Seles aveva poco più di diciannove anni quando fu accoltellata ad Amburgo. Era la solida numero 1 del mondo, avendo detronizzato la tedesca Steffi Graf. Aveva vinto, a quell’età, ben otto prove del Grande Slam (tre volte gli Australian Open e il Roland Garros, due volte gli US Open) ed era stata finalista a Wimbledon. Con il suo gioco anticipato, fatto di colpi bimani, stava rivoluzionando il mondo del tennis. Vinceva sempre, e per questo non era amata dalle colleghe. Un folle, Guenter Parche, che si dichiarò tifoso di Steffi Graf, la accoltellò in quel tragico giorno di fine aprile. Dichiarò che voleva solo ferire la Seles, per permettere alla sua beniamina di tornare numero 1 del mondo.

Cosa che effettivamente accadde, anche perché le top 10 del circuito femminile di allora (tra le altre, oltre alla Graf, Gabriela Sabatini, Arantxa Sanchez, Martina Navratilova, Conchita Martinez, Mary Joe Fernandez…) si riunirono la settimana dopo, durante il torneo di Roma, e decisero di non congelare la classfica della Seles, che così, durante la convalescenza, ogni settimana perdeva punti. L’unica a opporsi a questa decisione fu Gabriela Sabatini, che riteneva che i punti della Seles andassero congelati, cosa che già avveniva per le giocatrici in gravidanza.

L’atteggiamento per nulla empatico delle colleghe, assieme al fatto che le autorità tedesche riconobbero all’attentatore l’infermità mentale, resero il ritorno della Seles molto più lungo del previsto. Se le ferite fisiche si rimarginarono in pochi mesi, quelle dell’anima ebbero bisogno di molto più tempo, e forse non si sanarono mai del tutto.

Monica rientrò in campo nell’agosto del 1995, prima in un’esibizione contro Martina Navratilova, che, pentitasi dell’atteggiamento egoistico di due anni prima, la aiutò a rientrare in campo, e poi agli Open del Canada, che vinse a mani basse. Rientrò come numero 1 del mondo, a pari merito con Steffi Graf, la numero 1 in base ai tornei giocati. Le due si affrontarono nella finale degli US Open all’inizio di settembre1995, e la tedesca prevalse per 76 06 63.

La Seles era ritornata, ma non era più la stessa. Era spesso sovrappeso e soffriva di bulimia. Vinse diversi altri tornei, tra i quali gli Australian Open del 1996, ma non tornò mai quella che era stata prima della coltellata.

Il libro di Lamberti ha il merito di riportare alla luce questo scandalo sportivo e di far conoscere ai giovani Monica Seles, la campionessa che a meno di 20 anni aveva vinto già 8 Slam, come lei nessuna mai, nè prima nè dopo. Lamberti alterna, alla cronaca del tempo, dei monologhi interiori della Monica Seles del 30 aprile 1993, che osserva la Monica Seles post incidente; in questo modo lo scritto si trasforma, da saggio giornalistico, in emozione pura.

1 Comment

  1. Maurizio caro, hai riaperto una ferita non grande quanto quella di Monica, ma viva e lancinante. A casa Sorrentino i gemiti di Monica erano musica celestiale ad ogni suo cambio di ritmo. Il suo gioco d’anticipo era precursore del tennis che sarebbe venuto con le Williams,. Fu un episodio sconcertante e deplorevole tanto quanto l’atteggiamento delle tenniste di allora.
    Avrebbe vinto una ventina di slam e sicuramente anche un grande slam totale in uno degli anni successivi al 93. Articolo del dottor Nappa splendido ed emozionante per il ricordo.
    Grazie

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