Un giovane autore che sto seguendo con molto interesse è il senegalese Mohamed Mbougar Sarr.
Lo scoprii un paio di anni fa, leggendo il suo romanzo La più recondita memoria degli uomini, che aveva appena vinto, in Francia, il prestigioso Premio Goncourt; si trattava di un romanzo originale, scritto benissimo, che rifletteva sulla letteratura stessa.
Lessi poi Il silenzio del coro, romanzo precedente, ambientato in Sicilia che rifletteva sui temi della migrazione; questo scritto, pur non avendo ancora la maturità del romanzo vincitore del Goncourt, trattava con delicatezza un tema tanto sensibile, tanto da far accrescere in me l’interesse per questo autore.
Pochi giorni fa ho perciò letto l’ultimo romanzo di questo autore pubblicato in italiano, anch’esso precedente a La più recondita memoria degli uomini; si tratta di Puri uomini, pubblicato recentemente dall’editore e/o con la traduzione di Alberto Bracci Testasecca.

L’editore presenta il libro con queste parole: Il giovane professor Ndéné Gueye non crede ai suoi occhi quando legge la circolare con cui il ministero prega i docenti di letteratura di non insegnare più Verlaine e altri poeti con la motivazione che, in quanto omosessuali, potrebbero avere una cattiva influenza sugli studenti. È ridicolo, il valore di una poesia non ha niente a che vedere con le tendenze sessuali di chi la scrive! Ndéné è indignato, ma quella circolare non è che l’ultimo segnale dell’omofobia dilagante in Senegal, paese a maggioranza musulmana in cui l’omosessualità è vista non soltanto come un peccato nei confronti della legge coranica, ma come un male, portato dai bianchi, che sta corrompendo il paese. Sospeso dall’insegnamento per non aver rispettato le consegne, Ndéné intraprende allora un percorso di ricerca negli usi e costumi del proprio paese per capire il motivo di tanto odio omofobico, percorso che lo porterà a confrontarsi con l’affascinante Rama, sua amante e amica del cuore, con il padre, uomo pio in predicato di diventare imam, con il travestito Samba Awa, animatore di feste folcloristiche, e con l’enigmatico professore Coly, suo collega d’università. Percorso, anche, che gli farà scoprire un aspetto di sé che non conosceva, un aspetto pieno di sorprese.
Questo libro mi è sembrato quasi il diario di viaggio di un omofobo inconsapevole, Ndéné Gueye, che, grazie all’amica Rama, comincia a vedere il mondo con altri occhi, fino a non poter più tornare indietro. Si scontra così con la cultura patriarcale che lo circonda, prima fra tutte quella del padre e delle persone a lui care, cultura che è presente anche nelle istituzioni dove insegna. Alcuni incontri, che non racconto per non rovinare la lettura del romanzo, si riveleranno determinanti in questo percorso di guarigione dall’omofobia. Parlo di guarigione, perché, se l’omosessualità è stata erroneamente considerata una malattia fino al 1990, l’omofobia purtroppo continua a esserlo e continua a essere diffusa nelle nostre società, a tutte le latitudini, sfociando talvolta in manifestazioni di violenza assolutamente non accettabili. Ovviamente gli omofobi consapevoli non leggeranno mai un romanzo del genere, ma questo libro potrebbe aprire gli occhi degli omofobi inconsapevoli che ci circondano, e sono tanti, troppi. Quindi, oltre a essere un libro da leggere, è anche un libro da regalare.
Più in generale, Mohamed Mbougar Sarr è un autore da seguire con attenzione.
