Si può voler bene a una persona che ho incontrato l’ultima volta più di quaranta anni fa, quando ero ancora un bambino? Sì, se quella persona si chiama Vittorio Zambardino.
Per i più, Vittorio è il giornalista che, tra i primi in Italia, si è impegnato nel giornalismo digitale, tanto da fondare il sito Repubblica.it e il portale Kataweb, che ha anche diretto. Per me è invece l’amico d’infanzia dei miei genitori, nonché il figlio di Maria, maestra elementare a Cuma, amica, collega e vicina di casa di mia nonna Carmen. Sebbene gli ultimi incontri con Zambardino risalgano alla preistoria, il fantasma di Vittorio è sempre stato presente a casa mia, grazie agli aneddoti che i miei genitori raccontavano, tra i quali le lezioni di matematica con mio padre, e un viaggio in Veneto e Friuli con mia madre e sua madre. A casa si leggeva qualsiasi cosa Vittorio scrivesse, anche se ti trattava dell’argomento più distante dai propri interessi, come lo sport nel caso di mia madre. Con l’avvento di Facebook, sono riuscito a creare un rapporto personale con Vittorio, anche se solamente virtuale. Ho così saputo che, qualche anno fa, Vittorio ha adottato un cane, e, da vero tifoso del Napoli, l’ha chiamato Dries, in onore del piccolo e vivace giocatore belga.
E’ proprio Dries al centro del nuovo libro di Vittorio, appena pubblicato dall’editore Luca Sossella, dal titolo Dries. I giorni del pensiero cagnolino. Il testo, recensito in maniera superba (ma c’erano dubbi?) da Adriano Sofri, è una riflessione sulla relazione tra essere umano e cane, che prende spunto dalle avventure di Dries e Vittorio, partendo dal momento dell’adozione di Dries, per poi raccontare della vita quotidiana del cane, ricca di passeggiate, del fatto che Dries si nasconda ogni volta che deve prendere la medicina… Vittorio cerca di immedesimarsi nei pensieri di Dries, raccontandoci, appunto, il “pensiero cagnolino”. Con pudore, Vittorio accenna a eventi della sua vita, quali l’infanzia e l’adolescenza trascorse a Fusaro, nei Campi Flegrei, o come l’essere “orfano di figlio”. E il libro diventa non solo una riflessione sull’amore umano-animale, ma anche un’analisi delle varie stazioni della vita. Ci sono momenti della lettura in cui mi sono identificato totalmente, per averli vissuti io stesso, talvolta negli stessi luoghi, anche se qualche anno dopo Vittorio. Sono certo che chiunque ami gli animali troverà, nel libro, dei momenti di totale empatia con lo scrittore.

Il libro è scritto in maniera lieve, scorrevole e mette in evidenza gli anni di “mestiere” di Vittorio, ma è un libro colto, che spazia da Simenon a Wim Wenders, da Virgina Woolf a Pasolini, autori che hanno stimolato le riflessioni di Vittorio. Accompagna il libro, oltre a Dries, una malinconia gentile.
Dopo aver letto questo libro voglio bene a Vittorio ancora di più, se è possibile.

Luca Pintori test commento