Due libri per conoscere la realtà LGBTIQ+

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Negli ultimi mesi ho letto due libri che aiutano a comprendere la vita delle persone LGBTIQ+ nel mondo. Li ho trovati entrambi molto interessanti e, dal momento che non hanno ricevuto, a mio parere, un’attenzione adeguata sulla stampa, ho deciso di proporli in questa rubrica.

Il primo testo è la ripubblicazione, da parte dell’editore Ponte alle grazie, di un saggio del 2005 di Paolo Zanotti, scrittore, saggista, ricercatore e docente universitario, scomparso prematuramente nel 2012. Il titolo è Il gay, ma è il sottotitolo a essere eloquente: dove si racconta come è stata inventata l’identità omosessuale. Grazie a un documentato excursus storico, ho scoperto che l’identità omosessuale, così come la intendiamo oggi, è nata solo nel milleottocento; fino a quel momento ci si limitava a sanzionare alcune azioni, i cosiddetti “atti contro natura”, senza che questi atti dessero vita a un’identità stabile. Il libro racconta di come, da quel momento in poi, alcuni atteggiamenti della cultura maschile, come ad esempio l’intimità con gli altri uomini, l’interesse per l’arte, siano stati man mano rigettati dall’universo maschile eterosessuale, fino a essere raccolti da quello omosessuale; di quale sia stato l’atteggiamento dei vari Paesi europei su questi temi, fino a identificare una serie di luoghi che oggi definiremmo “gay friendly”, ma analizza anche il perché certe situazioni erano più tollerate in alcuni Paesi e non in altri, in alcuni momenti e non in altri. Faro per questo excurus è la letteratura. Si analizzano così testi noti e meno noti, testi che già a scuola ci sono stati presentati come sensibili a certe tematiche, assieme a testi apparentemente distanti. Si trovano, nel libro, autori del calibro di Wilde, Saba, Mann, Settembrini… Infine, il libro affronta il tema critico dell’identità, che non è solo quella sessuale. Pur avendo letto diversi romanzi e saggi sul tema, questo libro mi ha fatto imparare tante cose che ignoravo. Da citare la per me importantissima postfazione di Matteo Residori “Il gay, vent’anni dopo”, che mette in evidenza cose è cambiato, e cosa è rimasto uguale, rispetto alla prima edizione del libro. La ricchissima nota bibliografica aiuta ad approfondire tutti gli argomenti esplicitati nel libro.

Il gay

La mia seconda proposta arriva dal piccolo editore napoletano Tamu, che pubblica sempre dei gioiellini. Si tratta della raccolta di racconti Arab e queer, a cura di Elias Jahnshan, tradotto in italiano da Giorgia Sallusti. Anche in questo caso il sottotitolo è eloquente: storie LGBTQ+ dal mondo arabo. Noi occidentali tendiamo a pensare che, a causa della religione islamica, l’omosessualità sia un tema tabù sempre e comunque; lo facciamo per ignoranza, per superficialità, per disattenzione. Mai abbiamo riflettuto su quanto il colonialismo, che si diffondeva proprio negli anni in cui in Occidente si definiva il concetto di identità omosessuale, abbia influito anche sulla cultura araba. Questo libro è un’antologia di diciotto racconti scritti da autori arabi; alcuni vivono in Medio Oriente, altri vivono sparsi per il mondo. Con le loro parole, ci illustrano la queerness del mondo arabo. Alcune storie sono tristi, altre allegre. Alcune storie sono profonde, altre leggere, lievi. Chi ha già letto racconti su questi temi non noterà differenze particolari con quanto già letto. Questa antologia è secondo me estremamente importante proprio perchè afferma l’esistenza di una comunità che si riconosce nell’ampia costellazione LGBTIQ+ e che inoltre condivide radici nei paesi arabi e nella loro diaspora. Troviamo anche qui, com altrove, “storie di amore e orgoglio, cuori infranti ed empatia, coraggio e ironia”. Perché questo libro è, allora, così importante, se racconta di situazioni così universali? Perché per la prima volta vi è la richiesta di riconoscimento della comunità araba queer in forma collettiva. Gli autori che hanno scritto in questo libro sono infatti siriani, iracheno-canadesi, anglo-iracheni, libanesi, somalo-yemeniti-emiratini… Più universale di così?

Arab e Queer

1 Comment

  1. Come dici, hai trovato delle chicche che verrebbe voglia di sfogliare immediatamente.
    E rendersi conto, quanto poco ancora sappiamo, di queste sfaccettature di identità e di come anche il colonialismo sia responsabile dell’esportazione di atrocità come l’omofobia.
    Cresce il desiderio di sentire queste caratteristiche come tali. Differenze che rendono il mondo più interessante, ricco e colorato. Invece che di un mondo in bianco e nero pieno di muri. Grazie Maurizio.

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