Il dolore per Crans Montana

Inizia

Sul mio blog sono spesso assenti argomenti di attualità che tutti si aspettano che commenti, non perché non siano importanti, ma perché ritengo che un mio eventuale scritto non apporti alcun valore aggiunto alla questione. In altri casi l’argomento è talmente vasto, critico, importante, che non mi sembra utile scriverne senza aggiungere nulla di personale: in certi casi, meglio il silenzio.

Avevo perciò deciso di tacere sulla tragedia di capodanno a Crans Montana, ma poi ho letto, sui social, non solo tante castronerie, ma anche tante cattiverie, e allora ho cambiato idea. Forse la mia esperienza di svizzero naturalizzato, i miei anni trascorsi in Svizzera, e soprattutto la mia attività nel campo della sicurezza sul lavoro, possono offrire un punto di vista diverso a chi legge.

A Crans Montana ci sono state decine di vittime, tutte giovani, basti pensare che la vittima più anziana aveva 39 anni. Molte di queste erano minorenni, in vacanza nel villaggio svizzero con i genitori. Ho letto cattiverie assurde contro i genitori dei giovani defunti, rei di non aver sorvegliato abbastanza i loro figli. Ecco, sono certo che chi ha scritto certi abomini non sia mai stato in Svizzera e non conosca il luogo della tragedia. La Svizzera è piena di villaggi tranquilli, dove si può passeggiare giorno e notte senza grandi pericoli, e Crans Montana è uno di questi, con i suoi circa diecimila abitanti. Io ho abitato per più di sedici anni a Horgen, che, con i suoi venticinquemila abitanti, è considerata una città. Una delle cose che mi piacevano di più era che quando, a cinque anni, i bambini cominciavano la scuola materna, imparavano ad andare a scuola da soli, indossando una pettorina fosforsecente, in modo tale che il resto della comunità potesse dar loro un’occhiata, aiutarli ad attraversare, fermarsi con l’auto fino a che non avevano compiuto l’attraversamento. Insomma, chi va con i figli in un luogo come Crans Montana non è un genitore degenerato, ma ha scelto un luogo dove i figli possono essere liberi di muoversi senza aver bisogno di controlli particolari. Del resto, tutta la Svizzera è così, non si sta certo parlando di un capodanno trascorso a Londra o New York…

Crans Montana 1

La tragedia di Crans Montana non è stata solo svizzera, ma internazionale; sono morti 21 cittadini svizzeri, una svizzera-francese, 6 italiani, 1 cittadina francese-israeliana-britannica, 7 francesi, una belga, un rumeno, un turco e una portoghese. Alcune delle vittime avrebbero potuto salvarsi, eppure sono tornate indietro, per aiutare le persone a loro care, come il giovane Achille, o addirittura per mettere in salvo degli sconosciuti. come Stefan Ivanovic, la guardia giurata serbo-svizzera.

La Svizzera è “vittima” di diversi pregiudizi positivi ma, chi ci vive o ci ha vissuto, sa che la realtà è diversa. Mi sto riferendo alle leggi in materia di sicurezza antincendio. Mentre in Italia la manutenzione degli estintori va effettuata ogni 6 mesi, in Svizzera soltanto ogni 3 anni (nella maggior parte degli Stati europei questi controlli vanno effettuati una volta l’anno). In Svizzera le uscite di emergenza non devono essere obbligatoriamente dotate di maniglioni antipanico; in Svizzera ho visto approvare uscite d’emergenza attraverso una finestra e non attraverso una porta. L’indagine farà il suo corso, ma già stanno emergendo delle inadempienze. A noi risulta strano che i proprietari e gestori del locale non siano stati immediatamente arrestati, dal momento che esiste il pericolo di fuga, ma l’ordinamento elvetico è diverso da quello italiano.

Aspetteremo gli sviluppi di questa vicenda, ma resta il grande dolorr di sapere che questa tragedia poteva essere evitata.

4 Comments

  1. Grazie Maurizio, il tuo contributo è davvero importante per chiarire il senso delle cose.
    Come sai, in Italia se ne parla tanto, purtroppo non sempre a proposito anche da parte delle istituzioni. Però anche in buona fede se ne parla, perché (almeno per chi fa i corsi per la sicurezza nei luoghi di lavoro) certe norme appaiono assurde.
    In Svizzera, invece, se ne parla così tanto? Con quali toni? Me lo chiedo da giorni, perché al di là della passione italiana per i fatti gravi di cronaca, nella discussione pubblica c’è anche il riflesso della sensibilità rispetto alla tutela della salute pubblica.

    • Grazie Marcella. Della tragedia si parla tanto anche in Svizzera ma, come è costume di questo popolo, si critica in privato. Sulle norme di sicurezza in generale, la strada della consapevolezza è ancora lunga.

Lascia un commento

Your email address will not be published.