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Bossi, io mi ricordo

foto: Getty (2018)

Pochi giorni fa è mancato Umberto Bossi, e in Italia si è fatto, come al solito, a gara a santificarlo. Vorrei esprimere tutta la mia umana pietà per la perdita di una vita umana, e le mie più sentite condoglianze alla famiglia e ai suoi cari. Detto questo, vorrei sommessamente ricordare chi fu Umberto Bossi: un politico piu’ volte condannato, 4 delle quali in via definitiva: per violazione del finanziamento publico ai partiti, per vilipendio alla bandiera, per vilipendio al capo dello Stato, per aver sottratto indebitamente allo Stato 49 milioni di euro…

In questo articolo non è tanto di Bossi che vorrei parlare, ma di me ai tempi del massimo splendore di Bossi. Erano anni in cui la migrazione dall’estero in Italia era piuttosto contenuta, e quindi il problema di tanti italiani eravamo noi meridionali. Ricordo un viaggio in Scozia, era il 1992, in pullman con giovani di tutta Italia, tra cui alcuni che inneggiavano alla secessione. Il peggio lo avrei però sperimentato alla fine degli anni ’90, quando, da Pisa, mi trasferii in Lombardia. Vivevo a Milano, dove mai ebbi problemi: troppo grande e cosmopolita la città. Io giravo con le magliette di Napolimania, che riportavano frasi di proverbi napoletani, e mai ho ricevuto commenti negativi. Ebbi problemi solo una volta, in centro, perché indossavo una camicia di Versace, l’unica della mia vita, di colore verde mela (non verde Lega); un ragazzo, guardandomi, cominciò a urlare: “abbasso la lega, W i terroni”. Rimasi così stupito da non proferire parola; lo avessi fatto, il ragazzo si sarebbe accorto subito dell’equivoco.

Lavoravo in Brianza e, sebbene in stabilimento non ebbi mai particolari problemi, anche perché la maggioranza degli operai era di origine meridionale, il disagio era ascoltare i commenti fuori, udire la parola “terrone” svariate volte al giorno, percepire la diffidenza nei miei confronti, in quanto napoletano.

Dopo una parentesi di 3 anni nel Lazio, tornai in Lombardia, di nuovo in Brianza, alla fine del 2004. La situazione era, se possibile, peggiorata. Il responsabile dell’amministrazione del personale dell’azienda che mi aveva assunto mi accolse dicendomi: “Con tutti i giovani laureati che ci sono qui, proprio un terrone dovevamo assumere?”. Una collega, che mi trovava gentile ed educato (mi sembra il minimo, sul posto di lavoro, ma anche altrove), credendo di farmi un complimento mi disse: “ Non sembri proprio napoletano”. Il direttore di stabilimento, un abruzzese, allo stesso tempo mi diceva: “Nappa, ricorda, tu devi essere più bravo degli altri. Noi siamo meridionali, e dovremo sempre dimostrare di valere”.

Non andò meglio quando, pochi mesi dopo, mi trasferii nella bassa bergamasca per lavorare nell’azienda presso la quale lavoro tuttora. Avevo difficoltà a trovare casa, per prendere appuntamento con le agenzie immobiliari dovevo lasciare il biglietto da visita; un proprietario di Caravaggio mi chiese, in maniera molto aggressiva, perché mai volessi affittare un trilocale, per poi chiamarmi la sera e, con tono gentile, propormi di metterci d’accordo senza coinvolgere l’agenzia.

Questo razzismo esplicito, questo pregiudizio evidente e dichiarato con orgoglio, non erano altro che la conseguenza della politica di Bossi e compagnia. Sono migliorate le cose nel frattempo? Sì e no. Sì per i meridionali, perché sono arrivati gli stranieri in Italia, che ricevono un trattamento equivalente. No perché il razzismo e i pregiudizi sono sempre presenti, hanno solo cambiato bersaglio.

Bossi è stato sicuramente un protagonista della storia politica italiana degli ultimi decenni, e sicuramente ha cambiato l’Italia; purtroppo, l’ha cambiata in peggio, e per questo non lo ritengo degno delle lodi post mortem.

Ribadisco le mie più sentite condoglianze alla famiglia e all’Umberto padano auguro, se esiste un al di là, di essere trattato nello stesso modo in cui ha trattato gli italiani del sud e gli stranieri.

3 Comments

  1. Sottoscrivo tutto. Aggiungo, che la sua frase piu famosa è stata: roma ladrona e poi lui e il figlio hanno rubato l’impossibile. Vabbe come si dice quando uno muore? “COM’ERA BRAVOOOOO”

  2. L’ipocrisia di alcuni media e politici attuali mi ha disgustato. Anche io ricordo l’esplicita ostilità nei confronti dei meridionali, anche da parte dei meridionali stessi, integrati da qualche tempo. Bossi ha rappresentato il peggio della politica di quegli anni, inaugurando la deriva populista che si è poi manifestata nel periodo seguente e che ancora oggi impera nelle stanze del Palazzo.

  3. Come sempre un ritratto lucido del personaggio e della situazione.
    C’è da renderti onore per l’equilibrio e la compassione verso una persona che ha contribuito a sdoganare la xenofobia e l’odio, rendendo l’Italia un posto peggiore in cui vivere. :'(
    Grazie per il tuo contributo.

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