Le guerre delle donne: per un mondo migliore

Prefazione di Emma Bonino - Postfazione di Renata Ferri

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Cosa vuol dire la parola guerra? Secondo il dizionario Treccani, un conflitto aperto e dichiarato tra due o più stati, o in genere fra gruppi organizzati, etnici, sociali, religiosi, ecc., nella sua forma estrema e cruenta, quando cioè si sia fatto ricorso alle armi. Per estensione, si intende una lotta di forze, anche astratte, in contrasto tra loro. E’ con questa accezione che usiamo quotidianamente questa parola, riferendoci alle fatiche di ogni giorno. Ci sono persone che combattono una guerra quotidiana particolare, quella contro il patriarcato, che spesso, per quanto riguarda le donne, si trasforma in lotta contro la violenza, soprattutto maschile.

A trenta di queste donne è dedicato il libro che la giornalista, scrittrice e regista Emanuela Zuccalà ha pubblicato per le edizioni Infinito, “Le guerre delle donne”, con la prefazione di Emma Bonino e la postfazione di Renata Ferri. Il talento della Zuccalà ci regala trenta ritratti di donna, di ogni parte del mondo, dall’Italia alla Costa d’Avorio, passando per Brasile, Svizzera, Sahara occidentale, e tante altre nazioni. Donne che ci raccontano storie dell’altro mondo. La giornalista italiana ha incontrato queste persone speciali a casa loro, e lì è venuto più naturale raccontare le proprie storie che sono, letteralmente, storie dell’altro mondo.

Si combatte contro l’infibulazione in Costa d’Avorio, in Liberia, ma anche in Francia. In Algeria invece, la psicologa e femminista storica Meriem Bèlaala combatte affinché uno stupro di massa sia riconosciuto per quello che è, un reato. Il sogno americano, visto dal Messico e, più in generale, dall’America latina, ci viene raccontato dalle voci di Leticia, Martha, Norma, Gaby. Donne coraggiose aiutano altre donne a partorire, nelle foreste della Sierra Leone, ma anche chi, a Genova, si dedica a visitare le detenute del carcere locale, come la psicologa campana Adele Teodoro. Si combatte contro il maschilismo in Brasile, che induce un uomo “rispettabile” a tentare di uccidere sua moglie, che per fortuna sopravvive, e, dalla sua sedia a rotelle, ingaggia una guerra in tribunale affinché il marito sia condannato.

Alcune storie le ricordavo dalla cronaca, come la “strage di Natale del 1984”, quella bomba sul treno Napoli-Milano che costò la vita a tantissime persone. Quello che non conoscevo è la battaglia di Rosaria, una neonata ai tempi dell’evento, ora presidente dell’associazione dei familiari delle vittime; oppure la morte di Attilio Manca, giovane urologo siciliano dalla brillante carriera, in quel di Viterbo, non conoscevo però la lotta che la mamma Angela ha condotto per la ricerca della verità.

Il valore del libro lo spiega benissimo Renata Ferri nella sua postfazione: Emanuela Zuccalà è riuscita a creare, con le parole, le immagini di queste donne combattenti. Mentre leggiamo, abbiamo negli occhi le protagoniste di questi ritratti, anche se non le abbiamo incontrate ancora, e probabilmente mai le incontreremo. Eppure, con la loro vita quotidiana, fatta di energia, lotta, forza e resilienza, queste donne sono le eroine dei nostri tempi, e le loro storie sono fonte di ispirazione per tutti. Grazie a Emanuela Zuccalà per avercele fatte conoscere.

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