Qualche settimana fa ho pubblicato un articolo in cui raccontavo di tutte le case che ho abitato, accennando a ricordi per ciascuna di esse. L’articolo è stato molto letto e commentato e qualche amico, sicuramente spinto da uno slancio di affetto, mi ha consigliato di scrivere un libro. In altri momenti della mia vita mi è stato dato lo stesso consiglio, e devo ammettere che più di una volta, diverso tempo fa, ho pensato di seguirlo, ma per fortuna mi sono sempre fermato in tempo. Cosa mi ha fatto desistere? La lettura di un libro, talmente ben scritto, che mi faceva rendere conto che la fatica di produrre un risultato decente sarebbe stata immane, e che quindi avrei fatto bene a continuare a leggere, cosa che tutto sommato mi riesce bene.
Stavolta però mi è successa una cosa ancora più straordinaria: il giorno dopo aver pubblicato l’articolo, ho cominciato a leggere il nuovo libro di Piera Ventre, Le stanze del tempo, appena pubblicato da Neri Pozza. E’ un libro diverso dai due precedenti, romanzi da me tanto amati, entrambi ambientati a Napoli. Le stanze del tempo è una raccolta di racconti e riflessioni, che hanno come protagoniste le case, vere o immaginarie, abitate dall’autrice nel tempo. Diverse case vuol dire diverse città; alcune le ho riconosciute, forse per averle anch’io vissute: Napoli, Pisa, Vietri sul Mare… Altre le ho solo immaginate. Ma case vuol dire soprattutto persone, sentimenti, emozioni, ricordi e, attraverso i protagonisti del libro, non ho potuto far a meno di ripensare a quelle persone, care e meno care, che proprio ai protagonisti dei racconti somigliavano. E così mi sono trovato a rivivere, da giovane, il rapporto vecchi giovani, sia quello sano con Eliana, che quello tossico con Elide. Ho rivissuto la fine di un’amicizia, come quella con Matilde, e mi sono ritrovato ragazzino a giocare infiniti tornei di ping pong con i miei cugini, nello scantinato di casa. Ho risentito il profumo del mare, presente in quelle estati dai giorni pieni di sole e vuoti di pensieri.

Insomma, nel libro di Piera Ventre ho trovato tutto quello che ho cercato di esprimere con il mio articolo, ma scritto in una maniera infinitamente migliore. Il linguaggio è scorrevole ma allo stesso tempo ricercato. Mi sono trovato a rileggere termini quali “mobilia” e “ammutire” che non leggevo da tanto, eppure erano proprio questi i vocaboli da utilizzare. Con questa raccolta la Ventre mostra a tutti ciò che noi lettori affezionati sapevamo già, e cioè di essere una scrittrice di razza, non legata soltanto alle atmosfere napoletane che, se da un lato sanno essere universali, dall’altro rischiano di ingabbiare gli scrittori in etichette che possono suonare riduttive.
Grazie a questa lettura ho avuto l’ennesima conferma di essere più bravo come lettore. Permettetemi perciò di concludere questo articolo rivolgendomi direttamente all’autrice:
Cara Piera,
grazie alle tue Le stanze del tempo, mi hai convinto definitivamente a non scrivere romanzi o racconti, prometto che mi limiterò ai blog. Tu però prometti di scrivere ancora tanti romanzi e racconti, noi lettori li aspettiamo con ansia. Grazie.

Tu sei troppo umile …sei uno scrittore nato
E chest’è
Oggi è così, domani chissà! La scrittura è comunicazione, la lettura introspezione.