Storie minime di guerra

Russian and Ukrainian flags are waving with wind over blue sky. Low angle view. Dispute and conflict concept. Horizontal composition with copy space.

E’ passato più di un mese dall’inizio della guerra che Putin ha scatenato in Ucraina e leggo, sulla stampa e sui social, analisi e commenti di ogni tipo. Io purtroppo non sono capace di analizzare alcunché, non avendone le conoscenze e competenze adeguate. Vorrei partecipare al dibattito con qualche osservazione originale, ma non ne ho. Forse su questo tema mi influenza ciò che mi hanno insegnato mia madre e mia nonna, entrambe insegnanti elementari: quando due bisticciano, prima li si separa e poi si analizzano le ragioni, e soprattutto chi incomincia a usare la violenza ha sempre torto.

Pur non partecipando al dibattito, sono sempre aggiornato su quanto avviene, grazie ai contatti quotidiani, sette giorni su sette, con i colleghi ucraini, e con i colleghi russi, anch’essi vittime di Putin. Lasciate che vi racconti alcune delle loro storie:

AO ogni mattina controlla che tutti i colleghi, ormai sparsi per il Paese e per i Paesi limitrofi, siano in buone condizioni. I suoi figli sono all’estero, la moglie è rimasta con lui. Cerca di lavorare perché, anche durante la guerra, il lavoro non si ferma e forse, mai come nei periodi di guerra, è necessario mantenere uno stipendio il più a lungo possibile. La sua famiglia di origine è di Mariupol, e AO non ha contatti con i genitori da diversi giorni. Per fortuna due giorni fa un amico li ha visti in un rifugio, stavano bene.

Con AS siamo diventati amici nel 2014, durante l’altra aggressione della Russia. Lavoravamo insieme per implementare i programmi di sicurezza nell’ufficio di Kiev. AS ha deciso di unirsi alle forze di resistenza, non prima di aver condotto in un luogo sicuro sua figlia, ormai adulta, e la sua partner.

YM non ha potuto lasciare il Paese, a causa delle leggi marziali, ma ha voluto mettere in salvo la famiglia, in Francia, presso parenti. Ha portato l’intera famiglia al confine con la Romania: li aspettava il collega rumeno CT, che li ha accompagnati in macchina fino a Bucarest, li ha ospitati a casa sua, fino a quando ha trovato il volo giusto per la Francia.

VY è riuscita a raggiungere la Lituania, precisamente Kaunas, passando per la Polonia, dove è stata assistita dai colleghi polacchi.

Si soffre, tanto, anche in Russia. VG, con cui lavoro dal 2017 e che conosco dal 2013, è sposata con un ingegnere ucraino. Sei dei familiari sono sotto le bombe in Donbass. Non sempre si riescono ad avere notizie. Ci si dispera, fino all’arrivo di un messaggio che fa esultare. VG è in contatto quotidiano con AS, sono amici e non sarà una stupida guerra a spegnere quest’amicizia.

SB è cittadino kazako e, quando Putin ha annunciato che avrebbe applicato le leggi marziali a tutti gli stranieri residenti in Russia, è tornato di corsa nel suo Paese.

ND cerca di essere in contatto con tutti i colleghi ucraini, e soffre quando le dicono che è troppo comodo stare in ufficio invece di protestare in piazza.

Un altro SB mi contatta, qualche sera fa, mentre sto lavorando in Sud Africa. I bambini sono nervosi, depressi, e piangono. Per distrarli, vorrebbe mettersi a preparare la pasta fatta in casa, tutti insieme, ma non ha la ricetta giusta, posso aiutarli? Oddio, io non sono il massimo in cucina, e non posso più chiedere a mia madre e a mia nonna che preparavano sempre i tagliolini. Mi sembra di ricordare che serva un uovo ogni 100 grammi di farina, chiederò conferma. Ma sì, intanto facciamo la pasta…

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