A Londra per i cinquant’anni. Un viaggio a misura di bambino

Inizia

Pochi giorni fa ho compiuto cinquant’anni. Volevo che questo fosse un giorno speciale, da festeggiare come si deve. No, non ho pensato a grandi feste, ma a un viaggio, così come avevo fatto in occasione di altri compleanni importanti. Un viaggio da fare con la famiglia: padre, fratello, cognata e nipotina. Dove andare? La scelta più ovvia sarebbe stata tornare a Napoli, ma ci siamo tornati a fine maggio. Dovevo trovare un luogo adatto sia a una bambina di sei anni che a un signore di settantasette anni. Ho cominciato a pensare allora a una delle grandi città europee, un luogo che avevo già visitato, dove potermi muovere in maniera disinvolta e guidare senza problemi il resto della famiglia.

La scelta non poteva allora che cadere sulla mia città del cuore, Londra, la città che visitai la prima volta nel lontano 1987, quando andai per un mese in Inghilterra a imparare l’inglese, ospite di una famiglia locale; ripetei quell’esperienza negli anni successivi e poi, da adulto, cominciai a frequentare questa città da turista. Dal 2005 ho visitato Londra almeno una volta l’anno, con l’eccezione del 2021 a causa della ben nota pandemia. Londra è stata per me la scoperta del mondo quando ero adolescente, Londra è stata la meta, nel 2008, dell’ultimo viaggio di famiglia con mia madre, già devastata dal cancro, Londra è stata il tennis, Wimbledon in primis, ma anche le finali ATP per molti anni.

Ho prenotato il solito albergo Ibis, nell’East End, che frequento regolarmente dal 2007. Mi fu consigliato da un carissimo amico che non c’è più, Gianvito, perché vicino a ben tre stazioni della metropolitana e non lontano da Liverpool Street. Una volta sul posto, ebbi modo di coprire non solo la comodità del luogo, ma anche le bellezze dell’East End, a cominciare dalla vivacissima Brick Lane, in particolare di domenica, col suo mercato coloratissimo. Negli ultimi anni il quartiere di Shoreditch, e l’East End in generale, è considerato molto “trendy” e perciò frequentato da turisti di tutto il mondo; qualche anno fa non era così, eppure il fascino del quartiere (compresi i mercatini di Petticoat Lane e Spitalfield) era lo stesso. Comprati i biglietti aerei (la famiglia partirà da Milano, io da Zurigo, tutti con il primo aereo della giornata), siamo pronti per questo lungo weekend londinese speciale.

La famiglia arriva all’aeroporto di London City, io a Heathrow; ci incontriamo verso le 10 alla stazione della metropolitana, prendiamo possesso di una delle due camere (l’altra sarà disponibile solo in pomeriggio) e, dopo le ovvie soste biologiche, la nostra avventura può cominciare. La regina di questo viaggio è mia nipote Sofia, che vuole andare alla ricerca degli scoiattoli. Ci dirigiamo perciò verso Hyde Park, non prima di aver comprato degli anacardi con cui attrarli, e abbiamo la prima sorpresa. Il prato è completamente giallo, mai visto così in trentacinque anni. Il clima è torrido, ricordo temperature simili solo in un altro paio di occasioni, e mai ad agosto inoltrato. Nonostante il caldo, gli scoiattoli sono lì e Sofia cerca di attrarli. Il primo scoiattolo è timido, Sofia prova a chiamarlo ma quello scappa. Io, per scherzare, le dico che l’animale non la capisce, perché non conosce l’italiano. Sofia non si scoraggia e comincia a parlargli in inglese: ”Come here, please!”. Non posso far a meno di sorridere. Se il primo scoiattolo è timido, il secondo non lo è affatto; si avvicina senza paura alla bambina e si lascia nutrire a sazietà fino a che, evidentemente soddisfatto, se ne va. E noi continuiamo a passeggiare per il parco assolato, arriviamo fino al parco di St. James, ci fermiamo a pranzare in un ristorantino nei pressi del lago, dove Sofia assaggia, non senza qualche resistenza, il suo primo fish & chips. Dopo esserci rigenerati, ma soprattutto protetti dal caldo, riprendiamo il nostro cammino; decidiamo di non prendere la metropolitana a Hyde Park corner, ma di camminare verso Marble Arch e poi Oxford Street, in modo da prendere l’autobus 25 che ci porterà all’albergo. Sono circa le 15, il caldo è asfissiante, e io non riesco a trovare il capolinea del 25. Prima di arrendermi, chiedo all’autista di uno degli altri autobus, che mi comunica che il 25 non parte più da lì. Evidentemente la pandemia ha cambiato molte cose. Non siamo distanti da Oxford Circus, la cosa più saggia da fare è prendere la metropolitana e tornare in albergo. Prendiamo la Central Line e arriviamo a Liverpool Street. Una volta in albergo, ci viene assegnata la seconda camera. Decidiamo di prenderci un paio di ore di riposo, per poi andare in giro a cercare un posto dove cenare. Ci ritroviamo verso le 18, e decidiamo di passeggiare a Brick Lane; Sofia ha il compito di scegliere il ristorante, in base a ciò che pensa di mangiare. Le faccio notare la presenza dei buttadentro al di fuori dei principali ristoranti, le insegno a rispondere “No, thank you” ai numerosi inviti ad entrare. La cosa la entusiasma: dice “No, thank you” praticamente a tutti. E decide anche di non fermarsi a Brick Lane per cena: è molto più attratta da un ristorante cinese in Commercial street, nei pressi dell’albergo, che aveva adocchiato già in mattinata. E’ li che andiamo a mangiare, Sofia si nutre di riso alla cantonese. Dopo cena e una leggera passeggiata digestiva, decidiamo di andare a dormire; in fondo, siamo svegli da stanotte alle 3…

Hyde Park non molto verde

La domenica comincia con una gita a Camden Town, subito dopo colazione. E’ un’altra giornata calda e sarà piacevole camminare all’aperto. La stazione della metro di Aldgate East è chiusa per lavori di manutenzione, allora prediamo la metropolitana ad Aldgate: Circle line e poi cambio con la Northern line. Sofia è affascinata dai colori delle diverse linee, per lei prendiamo la linea gialla e poi la linea nera. Chiede sempre dopo quante fermate scendiamo, così può seguire il percorso. Si arriva, finalmente, ed è un affollarsi di bancarelle, e di turisti, lungo il fiume. Tripudio di colori, di odori, e di oggetti. Sofia ne approfitta per comprarsi una borsa a forma di farfalla con i colori dell’arcobaleno, che indosserà per tutto il resto del viaggio. In un altro negozio si innamorerà di alcuni braccialetti, che però non sono per bambini. Tra gesti e un po’ di comunicazione in inglese, riesce a farsi fare due braccialetti su misura, in rosa e in argento, ricevendo i complimenti della negoziante. Continuiamo a camminare, tra negozi di antiquariato ed altri ultramoderni; sono questi ultimi ad attrarre Sofia. Si resta lì per mangiare, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Un pasto sostanzioso, un po’ di riposo, e poi decidiamo di prendere un autobus e spostarci in centro. Prendiamo il 24, che ci porta, dopo aver attraversato mezza città, fino a Westminster. Nei pressi di Downing Street assistiamo a manifestazioni, una delle quali cerca di porre l’attenzione su ciò che sta accadendo in Etiopia, nell’indifferenza dei più. Sofia è colpita da tanto caos, quasi spaventata ma, dopo che la mamma le spiega cosa sono e a cosa servono le manifestazioni, si calma e sorride. Andiamo nei pressi dell’Acquario, l’idea sarebbe di visitarlo, ma scopriamo che tutti i biglietti della giornata sono stati già venduti, perciò li acquistiamo per il giorno seguente. Passeggiamo lungo le rive del Tamigi, all’ombra dei pochi alberi, fino a che ci imbattiamo in un artista di strada, che sceglie Sofia come assistente per il suo spettacolo. Io sarei scappato via, lei invece accetta entusiasta; la lingua non costituisce un ostacolo; quando non capisce, Sofia si limita a imitare l’artista. Dopo aver ricevuto tanti applausi, ci si rigenera con un gelato. Rientrati in albergo, dopo un po’ di meritato riposo si cena in un pub di Withechapel Road, in cui eravamo stati nel 2008 con mia madre. La gestione da allora è cambiata, la cucina è diventata molto più povera, ma Sofia trova la pasta al forno al formaggio, e noi ci arrangiamo con delle hamburger: siccome quelle di manzo sono solo due, gli altri mangeranno hamburger vegetariane. La serata finisce con una passeggiata a Tower Hill, ancora più affascinante del solito, grazie all’illuminazione rosa.

La Torre di Londra

Ferragosto comincia con una passeggiata in centro: prima Carnaby Street, che non può non affascinare Sofia, poi Soho sempre unica nella sua tipicità. Arriviamo a Piccadilly Circus, con una marea di turisti a circondare la statua dell’Eros. Da lì, zio Maurizio annuncia a Sofia una sorpresa: in un negozio di Regent Street ci sarà un regalo per lei, ma prima Sofia dovrà indovinare il negozio. Ci incamminiamo per una delle strade più maestose di Londra, fino ad arrivare da Hamleys, che Sofia riconosce come IL negozio. Le dico che potrà scegliere un solo giocattolo, che zio le regalerà volentieri. Soffia osserva tutto entusiasta, al secondo piano ha già deciso quale bambola vuole: non ci sarà bisogno di visitare i pani superiori. Da Regent Street ci dirigiamo a Leicester Square, in una delle sue traverse ci fermiamo in un ristorantino simil italiano affinché Sofia mangi la pasta e noi dell’insalata, e poi andiamo a Trafalgar Square. Da lì, direzione Westminster, fino all’Acquario, dove Sofia si delizierà a osservare non solo squali, razze e mante, ma anche pinguini, tartarughe e cavallucci marini. Rientrati in albergo, dopo congruo riposo, si cenerà presso uno dei ristoranti indiani di Brick Lane, dove un buttadentro particolarmente professionale riuscirà a conquistare, senza sforzo apparente, i genitori di Sofia.

Acquario di Londra

Il giorno del mio compleanno è bagnato dalla pioggia, la prima che cade da quando siamo a Londra. Festeggeremo in pomeriggio, la mattina è dedicata alla visita del Museo di Storia naturale. Prendiamo la District Line, linea verde per Sofia, fino a South Kensington, e poi il tunnel per arrivare fino al museo. La folla è infinita, anche a causa della pioggia, i bambini sono tantissimi, ma l’entrata è gratis e l’ingresso veloce. Sofia, e la quasi totalità dei bambini, è eccitatissima tra dinosauri, tirannosauri e parenti vari. Quello che non mi aspettavo è che Sofia fosse interessata all’intero museo. Dopo i dinosauri, siamo andati a visitare le sezioni con gli altri animali, ma a Sofia interessava vedere i minerali. E così eccoci nella zona rossa del museo, dove si trova una immensa collezione di minerali, che Sofia osserva tutti con attenzione. Il nonno si siede su una panchina, e ci aspetta mentre la nipote corre da un minerale all’altro, affascinata da forme e colori. Dopo i minerali, Sofia si dirige decisa verso la sezione vulcani e terremoti, dove prova l’esperienza di un terremoto simulato (beata lei, tutti noi abbiamo esperienza di terremoti reali). Riusciamo a convincerla a fare una pausa pranzo al Caffè del museo; finito lo spuntino, lei vorrebbe continuare la visita, ma noi dobbiamo dirigerci verso Piccadilly, dove festeggeremo il compleanno. Prendiamo la metro e scendiamo a Green Park. Dopo una breve passeggiata nel parco, e uno sguardo alle vetrine di Piccadilly Street, ci rechiamo da Fortnum & Mason, negozio di tè dal 1707, nel ristorante del quale ho prenotato un tavolo per assaporare un tradizionale tè inglese. Racconto a Sofia che in questo posto le principesse vanno a prendere il tè, può darsi che lei ne incontrerà qualcuna. Visitiamo con attenzione il piano terra, circondati da tè, caffè, vasetti di marmellata, dolci, biscotti, insomma tutto quello che di buono si possa immaginare. Il ristorante, “The Diamond Jubilee Tea Salon”, è al quarto piano. Mentre mio padre, mio fratello e mia cognata salgono in ascensore, io e Sofia saliamo a piedi. Sofia mi fa notare che sicuramente ci sono le principesse, perché le scale sono coperte da un tappeto rosso. E’ certa che ne incontreremo qualcuna. Quando le chiedo come farà a riconoscerle, mi risponde che le principesse indossano vestiti lunghi. Mentre chiacchieriamo, scende le scale una giovane signora che indossa un vestito bianco, secondo me non particolarmente lungo, ma Sofia decide che si tratta di una principessa e la saluta calorosamente con un sonoro “Hi”. La signora, sorpresa, le sorride e risponde con un altrettanto sonoro “Hello”. Entrati nel ristorante, ci viene assegnato un tavolo di angolo e il cameriere ci porta i menu, mentre il pianista suona in sottofondo dolci melodie. A Sofia vengono consegnati pastelli a cera e fogli da colorare, che la terranno impegnata per tutta la nostra permanenza lì. Ordiniamo un tè completo, per me senza lattosio. Cominciamo però con dello champagne, per brindare ai miei 50 anni.

Ci servono poi una tartina al salmone, dei sandwich con pollo, uova, formaggio, prosciutto, e poi gli scones, con e senza uvetta, accompagnati da diversi tipi di marmellate, e per finire diversi dolci. Chi vuole può anche avere una fetta di torta, ma siamo tutti ultra sazi, tranne mio padre, che prova una torta di mirtilli e limone, che sembra spettacolare. Il tutto è accompagnato dai tè che abbiamo scelto. La mia famiglia si è orientata sul tè nero, io ho scelto un tè giallo cinese. Prima di andar via, la direzione mi offre una tortina di crema mirtilli e cioccolato, rigorosamente “lactose-free”, per augurarmi buon compleanno.

afternoon tea

Il 17 agosto è il giorno della nostra partenza, ma abbiamo ancora la mattinata a nostra disposizione. Decidiamo di andare a Bethnal Green, per visitare il Museo dell’infanzia. Arrivati lì, scopriamo che il museo è in ristrutturazione e quindi non visitabile, ma Sofia si diverte lo stesso perché uno scoiattolo le si avvicina e lei lo nutre dei biscotti al cioccolato che il nonno aveva in borsa. Prendiamo l’ultimo autobus a due piani, torniamo nei pressi dell’albergo e trascorriamo il tempo che ci resta nel mercato di Spitalfield. Dopo pranzo, si fa l’ora di andare in aeroporto; stavolta partiamo tutti da Heathrow, io dal terminal 2, gli altri dal terminal 4. Torneremo sicuramente a Londra, ci sono tanti posti che Sofia deve ancora scoprire…

12 Comments

  1. Che bel racconto, Maurizio! E che bel regalo ti sei fatto a godere della felicità di tante prime volte di Sofia!

  2. Splendido !!! Mi prenoterei volentieri per il tuo prossimo viaggio a Londra sapendo che, aihme, la purezza della piccola Sofia resta irrangiungibile. Auguri a te caro Maurizio per i tuoi mervigliosi 50 anni.

  3. Ciao Maurizio, sempre contenta di leggere i tuoi racconti. Mi sembrava di sentire la voce di tua madre… Hai la stessa capacità di affascinare con i tuoi racconti, come lei, non ho faticato ad immaginare questi luoghi, alcuni visitati e altri no, e mi sembrava di vedervi, tutti quanti voi, tranquilli e sereni,guidati dalla tua meticolosa organizzazione del viaggio e dalla evidente simpatia e curiosità di Sofia. Mancava la presenza fisica, ma sono sicura che anche lei dall’alto era con voi, Mariateresa…

    • Ciao Loredana. Sapendo che ovunque per Sofia sarebbe stato complicato mangiare, quella sera proposi il pub in cui eravamo stati con mamma proprio per una sorta di “ricordo”. Ebbene, è stata la sera che Sofia ha cenato con più gusto e mi è piaciuto pensare ci sia stato lo zampino di mamma

      • Tua madre per me resta sempre un punto fermo. Spesso con il pensiero ritorno a quelle bellissime serate che passavamo tutti insieme seduti a Cuma o al Fusaro.

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