Sdraiati in affari: il ritorno di Mabanckou

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Uno dei miei scrittori del cuore è Alain Mabanckou, che entrò in casa mia per caso, una decina di anni fa circa. Non sapevo niente di lui, ma fui attratto dalla copertina di un suo romanzo, vista per caso in una libreria.

Mabanckou, nato e cresciuto a Pointe-Noire, nel Congo Brazzaville, dopo la licenza liceale si iscrive a Giurisprudenza e, a 22 anni, riesce ad ottenere una borsa di studio in Francia. Ha già cominciato a scrivere, e quasi subito comincia a pubblicare. Si laurea in Francia e trova velocemente un ottimo impiego, ma pian piano la scrittura comincia a prendere il sopravvento nella vita del giovane congolese, e i suoi romanzi cominciano a ricevere i primi premi. Dal 2002 insegna letteratura francofona presso l’Università Ann Arbor, nel Michigan. Dal 2007 è docente di ruolo presso l’Università della California di Los Angeles, con la cattedra di Letteratura francofona.

Il romanzo grazie al quale scoprii Mabanckou era Pezzi di vetro. Fulminato dalla scrittura di questo autore, cominciai a seguirlo assiduamente e a recuperare gli scritti già pubblicati. Entrarono così in casa mia Peperoncino, Memorie di un porcospino, Domani avrò 20 anni, Le Luci di Pointe-Noire, Zitto e muori, Black Bazar, fino a Le cicogne sono immortali, tutti pubblicati dalla casa editrice romana 66th and 2nd.

Qualche settimana fa l’editore ha pubblicato l’ultima fatica di Mabanckou, Sdraiati in affari, con la traduzione di Marco Lapenna. Il romanzo è presentato con le seguenti parole: “Pointe-Noire, Repubblica del Congo. Il giovane Liwa Ekimakingaï celebra la festa dell’Indipendenza in discoteca e lì incontra la ragazza dei suoi sogni. Ma ecco che, qualche giorno dopo, si sente un tremore fragoroso del terreno e Liwa si risveglia all’improvviso accanto a una lapide, la sua! È diventato un inquilino del Frère-Lachaise, dove sono sepolti i poveracci, quelli che non possono permettersi un posto al «Cimitero dei Ricchi». Come ci è finito lì? In mezzo a ricordi e incontri con altri defunti, Liwa si sforza di adattarsi a questa nuova realtà, tentando di risolvere le questioni lasciate in sospeso nel mondo dei vivi. Tra aneddoti e flashback, rimette insieme i pezzi della sua esistenza terrena: l’infanzia e la giovinezza vissute con la nonna Mâ Lembé, il lavoro come cuoco all’hotel Victory Palace, la serata in discoteca che segna il suo tragico destino. Oltre alla sua storia, emergono a poco a poco anche quelle di altri personaggi, e tutte formano un ritratto lucido e irriverente della società pontenegrina. Sdraiati in affari è un romanzo visionario che sul filo del noir trasporta la lotta di classe nel regno dei morti, morti che qui ci appaiono incredibilmente vivi”.

Sdraiati 1

Leggendolo, ho ritrovato le qualità di Mabanckou che ho imparato ad apprezzare fin dalle mie prime letture: la scrittura leggera, nel senso di lieve, ma allo stesso tempo colta (non è infrequente trovare rimandi e citazioni, fatti in maniera implicita o esplicita, di giganti della letteratura mondiale), oltre all’umorismo che non rende lo scritto meno profondo, ma lo arricchisce con l’ironia, qualità delle persone intelligenti. Tra le pagine di Sdraiati in affari, talvolta mi sembrava di essere nell’Antologia di Spoon River, altre volte ne ‘A livella del grande Totò.

Sdraiati in affari rientra sicuramente tra i libri migliori del grande scrittore congolese, quindi non posso non consigliarlo, ma il mio consiglio è comunque più generale: leggete Mabanckou!

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