Sin dai miei primi viaggi, sono rimasto affascinato dall’etnia dei peul, o fulani, per usare il termine inglese. Questo popolo fiero, che si occupa di allevamento, è nomade e abita praticamente tutta l’Africa sub-sahariana, è originario della Guinea Conakry, e questo ha sempre costituito uno dei miei motivi di interesse per questa terra. L’altra cosa che mi attrae di questo Paese è la presenza dei monti del Fouta Djalon, i più alti dell’Africa occidentale, che ho scoperto grazie ai romanzi di Tierno Monenembo.

Lo scorso febbraio è arrivato il tempo per me di visitare questo Paese, grazie a un viaggio organizzato dal tour operator Transafrica. Ho già viaggiato diverse volte con questo operatore, che io considero eccellente, e so già che questo sarà un viaggio particolare perché, oltre a comprendere anche le visite di Liberia e Sierra Leone, sarà guidato da Alberto Nicheli, il fondatore e proprietario di Transafrica. Dopo un lungo viaggio via Bruxelles, arrivo finalmente a Conakry, dove conosco Alberto e anche Cinzia, una dei direttori commerciali di Transafrica. Scopro che il gruppo è composto da dieci viaggiatori, tutti stranieri. Scopro anche che, nel gruppo, sono quello che ha visitato meno Paesi al mondo. E pensare che in Italia vengo considerato un viaggiatore esperto… Otto dei dieci viaggiatori, incluso me, viaggiano da soli, cosa assolutamente normale all’estero, eppure in Italia io continuo a essere percepito come una bestia rara…

La domenica mattina il tour inizia con la visita di Conakry. Ci distribuiamo nei due minibus, che ci trasporteranno tutto il tempo, guidati da due autisti locali, Gegè e Traorè, che impareremo a conoscere meglio col passare dei giorni. Conakry è caotica, trafficata. Mi colpiscono tre cose: i carri armati in città, la presenza continua della polizia, e il volto del Presidente del Paese, il generale Mamadi Doumboya, presente ovunque. Salito al potere nel 2021 con un colpo di Stato e con la promessa di portare la democrazia nel Paese, il generale sembra avere ancora molta strada da fare per raggiungere l’obiettivo, o almeno è questa la sensazione che si prova girando per la capitale. Lasciamo Conakry e il mare e ci dirigiamo verso l’interno, fino alla tranquilla città di Kindia. Siamo in montagna, qui l’aria è più fresca. A cena gustiamo i piatti locali e assistiamo a uno spettacolo di danze e giochi col fuoco, che mi fa entrare subito in sintonia col Paese. La mattina dopo si parte per un lungo viaggio che ci permette di raggiungere il cuore del Fouta Djalon. Arriviamo nella cittadina di Dalaba, e visitiamo un complesso coloniale, la “casa a palabra”, dove l’amministrazione coloniae incontrava i capivillaggio fulani. E’ in questa cittadina che la celebre Miriam Makeba, la cantante antiapartheid, incontrò colui che sarebbe diventato suo marito, Stokley Carmichael, ex militante delle “Black Panters”. La guida locale ci spiega con passione tutta la storia del luogo, sia quella coloniale che quella post-coloniale. Ma non è solo la storia di Dabala che gli interessa… Io indosso la maglia del Napoli e, si sa, il calcio è un grande veicolo di comunicazione. A questo giovane ragazzo piace il modo di giocare del Napoli, e gli piace tantissimo un nostro ex giocatore, Kvaratskhelia, che purtroppo per noi è andato via, e così comincia a elencarmi tutte le sue imprese. Niente da dire, il Napoli è nel nostro cuore a ogni latitudine.

Nuovo giorno, e nuova avventura, stavolta nelle foreste del Fouta Djalon, fino ad arrivare alle cascate di Ditin, le più grandi di questa regione. Dopo questa bella passeggiata nella natura, e dopo uno spuntino ristoratore, è tempo di incontrare il consiglio degli anziani, ovvero la riunione dei capivillaggio fulani, che si svolge in una capanna tradizionale nella quale, in via eccezionale, siamo ammessi. Gli anziani ci raccontano la storia del loro popolo, di come si viveva prima e dopo il colonialismo, Alla fine, accettano di rispondere alle nostre domande di europei ignoranti. Per la notte ci fermiamo a Mamou, un’anonima cittadina che ha il pregio di avere un hotel che ci accoglie e ci permette così di spezzare il lungo viaggio. Il giorno dopo partenza all’alba, diretti a Kissidougou, chiamata da tutti Kissi. Per arrivarci attraversiamo Faranah, cittadina bagnata dal fiume Niger, il più grande dell’Africa occidentale. A Kissi visitiamo un museo di cultura locale, molto interessante soprattutto per le maschere. Ci spiega tutto Ibrahim, giovane guida appassionata. Alla fine della visita, chiedo a Ibrahim se conosce un posto dove comprare un adattore elettrico per la Sierra Leone, che visiterò dopo Guinea e Liberia. Mi accompagna al mercato e così, mentre giriamo tra negozi e bancarelle, abbiamo modo di conoscerci un po’. Ibrahim ha quarant’anni, sposato con due figli, è di Conakry ma ha accettato questo lavoro in un posto così remoto perché da ragazzo ha perso il padre ed è diventato, inevitabilmente, l’unico sostegno per sua madre e sua sorella. Oltre a essere direttore del museo, è anche il direttore culturale della prefettura di Kissi.

A proposito di cultura, è ora di ammirare le danze tradizionali del popolo guineano. Ci trasferiamo perciò a Macenta, per assistere alla danza di iniziazione delle giovani ragazze dell’etnia Toma. Lungo la strada ci fermiamo a mangiare in un ristorantino locale del villaggio di Guedekou, tristemente famoso per essere stato il luogo di inizio dell’epidemia di ebola di una decina di anni fa. Il villaggio si trova al confine tra Guinea, Sierra Leone e Liberia ed è sede di un importante mercato che attrae la gente degli altri due Paesi, quindi è stato facile per il virus diffondersi nella regione.

La danza più bella a cui assistiamo è quella del giorno dopo, una danza sacra fatta dagli uomini uccello, giovani ragazzi che hanno la faccia dipinta di bianco e un gonnellino fatto di piume di uccello. La leggenda narra che gli uomini uccello posseggono il potere magico dell’invisibilità, così, in tempi di guerra, possono volare di villaggio in villaggio come messaggeri, senza essere visti dai nemici. Nel pomeriggio una passeggiata in una nuova forsta ci permette di scoprire, in un luogo nascosto, un ponte fatto di liane, che permette di attraversare il fiume. Tecnologia tribale molto efficace!

Dopo aver trascorso la notte in un accogliente hotel di Nzerekore, partiamo, attraversando la foresta di alberi della gomma, verso il confine. Il viaggio prosegue alla volta di Liberia e Sierra Leone, ma di questi Paesi vi racconto un’altra volta.


Come sempre, abbiamo viaggiato con te. Grazie Maurizio
Deve essere stato un viaggio molto interessante, molto ben descritto.