Seguo, da anni, con attenzione la casa editrice Alegre. Seguo con particolare simpatia la collana “Working class”, diretta da Alberto Prunetti. Ho letto tanti libri di questa collana, e alcuni li ho presentati in questo blog, quali Come ho ucciso Margaret Thatcher e Tea rooms. La bellezza di questa collana è che ci racconta la classe lavoratrice non solo italiana, ma delle più diverse latitudini.
Il libro che vi presento oggi arriva dalla Svezia, e’ stato scritto da Henrik Johansson col titolo di Raja, e pubblicato recentemente in italiano, grazie alla traduzione di Andrea Berardini, con il titolo di Teglie di rabbia. L’autore è uno scrittore e critico letterario, nonché presidente dell’Associazione degli scrittori e scrittrici Working class svedese. Cresciuto in una famiglia della classe lavoratrice svedese, da giovane ha lavorato in una panetteria industriale, e proprio da quell’esperienza ha preso spunto per questo romanzo, che l’editore presenta con le seguenti parole: Raya, giovane operaia addetta ai forni di un panificio industriale, è cresciuta in fabbrica: sua madre lavora al confezionamento, il patrigno Werner è un caporeparto. La fabbrica per Raya è una seconda casa, ma anche uno spazio di tensione, paura e fatica. A fianco di Raya, inquieta per l’assenza dell’unica altra donna del reparto, si alternano Adrian, un giovane interinale; Iván, un immigrato cileno, infornatore abile ma condannato alla precarietà; e Roy, veterano dell’impasto, volgare e sessista, incarnazione di una cultura maschilista e cinica contro cui Raya lotta senza esitazioni.
Per sopravvivere in questa fabbrica di pane, ci sono due strade: o accettare e normalizzare favoritismi, silenzi e abusi, o provare a lottare per un lavoro degno resistendo a un sistema che, attraverso la precarietà, consuma le persone come un impasto di farina e lievito. Così il pane, simbolo di cura e condivisione, può diventare un emblema di riscatto, perché “compagno” è – alla lettera – chi mangia il pane con te.
Ma questa storia, che comincia come un romanzo di fabbrica, in una notte di tempesta prende rapidamente le tinte di una tragedia shakesperiana, dove il potere e il tradimento incombono e i protagonisti si trovano bloccati in un impianto, di notte, nella furia degli elementi, in una versione nordica e industriale di un giallo classico.

Il romanzo si svolge nel panificio in un arco ditempo che copre poco più di ventiquattr’ore, dal lunedì alle 18 al martedì sera tardi. I protagonisti del romanzo rappresentano le diverse facce della classe lavoratrice attuale, con le sfide che debbono affrontare ogni giorno per sopravvivere, anche nella civilissima Svezia. Compaiono prepotenti temi a me cari, quali la sicurezza sul lavoro, la precarietà del Lavoro stesso, il ruolo dei sindacati.
E’ un libro che mi sento di consigliare, in particolar modo oggi, 25 aprile, perché questo romanzo mette in luce la resistenza quotidiana della classe lavoratrice, che mai conoscerà momenti di gloria, oltre alla necessità di lottare non solo per acquisire nuovi diritti, ma anche per proteggere, per tutelare, i diritti che si hanno già.

Grazie, me lo procurerò ! La “Pensione” si avvicina, il tempo per la lettura anche 😉