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Horgen, un viaggio lungo sedici anni

Inizia

Horgen, 25 settembre 2024

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Era settembre anche quando arrivai, nel 2008, precisamente sabato 13. Giunsi nell’appartamento temporaneo, che l’azienda mi aveva riservato per un mese, poco prima delle 17, sotto una pioggia torrenziale; un bilocale ultramoderno in una residenza per anziani, e così l’impatto non fu dei migliori. Alla reception l’addetta, nel consegnarmi le chiavi mi informa che, se ho intenzione di fare la spesa, devo affrettarmi perchè è sabato e i negozi chiuderanno alle 17 in punto. Mi fiondo in centro, alla Migros, che, essendo in ristrutturazione, serve temporaneamente i clienti in un piccolo prefabbricato. Tutto sembra angusto, desolato. Al rientro a casa mi rendo conto che i termosifoni sono già accesi. Stremato, vado a letto. Le cose non migliorano di molto la mattina dopo, Horgen sembra una città morta. Vado allora a Zurigo, al centro commerciale della stazione, per comprare un po’ di pane e organizzarmi per i giorni seguenti. Lunedì 15, mio primo giorno di lavoro in Svizzera, vado in sito indossando un caldissimo pullover, e mi stupisco nel vedere in giro gente con la maglietta a maniche corte. Per fortuna la maggior parte delle persone è vestita come me. Il mio nuovo capo, un tedesco, uno dei migliori leader che io abbia mai avuto in carriera, mi fa visitare il sito, mi presenta ad alcuni dei colleghi, ma qui siamo in diverse centinaia, mi ci vorrà tempo per conoscere tutti. Mi invita a pranzo a mensa, ma sono le 11.30, devo aver equivocato, forse vuole offrirmi uno snack per colazione. Scopro subito che purtroppo non ho equivocato, è proprio ora di pranzo. Non ho fame, ma mangio per educazione. Comincio a domandarmi se non abbia fatto un errore a trasferirmi qui.

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La padrona di casa è in ritardo, io continuo a ricordare. A ripensarci oggi, mi viene da sorridere per i miei dubbi di allora. Mi sovvengono tanti ricordi buffi, il primo dei quali riguarda il mio primo incontro con l’idraulico. A dispetto del nome, Orlandini, il signore non parla italiano e nemmeno inglese. Deve venire a fare dei controlli nel palazzo, e la padrona di casa chiede a tutti i condomini di prendere un appuntamento a seconda delle proprie esigenze. Telefono e il Sig. Orlandini mi dà appuntamento per il giorno dopo alle 7.30. Mi chiede anche se può venire prima, nel caso finisca in anticipo con il cliente precedente. Il giorno stabilito sono in casa, ma alle 7.30 non si vede nessuno. Non mi meraviglia, penso che gli idraulici sono sempre in ritardo. Alle 8 mi rendo conto che c’è qualcosa che non va, in fondo l’draulico è svizzero, e così provo a telefonare. Mi risponde la signora Orlandini, che per fortuna parla inglese e mi informa che suo marito effettivamente è venuto da me alle 7.30, ma di mattina! Non so cosa dire, balbetto scuse, le spiego che ero convinto che l’appuntamento fosse alle 7.30 di sera, ma la signora mi risponde stizzita che la famiglia Orlandini non lavora dopo le 5 della sera. Prendo un nuovo appuntamento per le 4 del giorno dopo, sperando vivamente che intendano di pomeriggio e non di notte.

Ci sono stati altri equivoci e situazioni imbarazzanti, all’inizio, ma la mia vita è cambiata quando ho incominciato a parlare tedesco. Ho fatto delle amicizie molto importanti, che durano tuttora. Ho cominciato a conversare con vicini e conoscenti, a salutarmi per strada con i passanti, a godere delle passeggiate lungo il lago dopo il lavoro, per cercare di scaricare la tensione della giornata trascorsa. Le chiacchierate con gli autisti degli autobus, specialmente durante la pandemia, quando eravamo gli unici in giro, e il lavoro con la polizia, e poi con i vigili del fuoco, che si è presto trasformato in stima receproca. Senza rendermene conto, ho cominciato a sentirmi a casa, tanto da trascorrere, nella piccola Horgen e in questa casa ormai vuota, quasi un terzo della mia vita. Il momento più alto di questi sedici anni? Sicuramente l’ottenimento della cittadinanza elvetica, conquistata studiando la sera il materiale in tedesco per prepararmi all’esame.

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Horgen, un viaggio lungo sedici anni che si conclude oggi, 25 settembre. Mi sento un po’ triste, perchè questo è il mio ultimo giorno di residenza in Svizzera, ma allo stesso tempo sono felice, perché oggi comincia una nuova fase delle mia vita, che sicuramente mi porterà tante altre sorprese. 

3 Comments

  1. Ti auguro che questa nuova stagione ti riservi altrettante esperienze ed emozioni da ricordare nel momento del prossimo trasloco.

  2. Ti ringrazierò sempre Maurizio per tutte le volte che ci hai ospitato ad Horgen consentendoci di conoscere la Svizzera a fondo. Horgen mi rimane nel cuore, il suo lungolago, le due stazioni ferroviarie, la salita che dal lago portava alla tua casa attraversando il cimitero, la chiatta che ti portava sull’altra sponda, la tua casa posizionata all’angolo di una piazza da cui spaziavi con lo sguardo, le nostre chiacchierate fino a notte fonda. Potrei aggiungere numerosi altri dettagli che hanno reso i nostri soggiorni indimenticabili. Grazie Maurizio per tutto questo e per avermi regalato dei momenti che ora sono ricordi preziosi custoditi nella mia memoria e che non si cancelleranno

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