I prossimi 8 e 9 giugno 2025 in Italia si voteranno cinque importantissimi referendum, dei quali, al momento, si parla poco o niente. Siccome questi referendum mi stanno particolarmente a cuore provo, nel mio piccolo, a parlarne io in questo blog. Mi riprometto comunque di chiedere a un’amica giurista una spiegazione più tecnica e competente, che pubblicherò non appena disponibile.
Innanzitutto vorrei fare una riflessione di carattere generale sullo strumento referendum: in Italia i referendum sono abrogativi (tranne quelli che richiedono modifiche della Costituzione) e pertanto vota SI’ chi vuole cancellare una legge o parte di una legge, vota NO chi vuole lasciare le cose come stanno. Affinché siano validi, i referendum richiedono la partecipazione al voto del 50% +1 degli aventi diritto, e pertanto non è infrequente che, chi vuole lasciare le cose come stanno, decida legittimamente di astenersi, potendo contare così sulla massa di astenuti regolari, cioè coloro i quali non votano mai. In questi anni, la percentuale di astensione in Italia è del 30%. Diventa quindi critico che tutti coloro i quali hanno intenzione di cambiare le cose si rechino a votare.
Tornando ai referendum del prossimo giugno, quattro riguardano il lavoro e uno l’ottenimento della cittadinanza italiana per gli stanieri extracomunitari.
Parto proprio da quest’ultimo, che si propone di ridurre da 10 a 5 anni i tempi di residenza legale in Italia dei cittadini stranieri extracomunitari per la richiesta di ottenimento (sul sito ufficiale, il ministero degli interni usa la parola “concessione”) della cittadinanza italiana. Io sono assolutamente favorevole a questa modifica, anche per la mia storia personale. Ho dovuto aspettare 10 anni di residenza in Svizzera, di cui gli ultimi 3 nello stesso Comune, prima di poter fare richiesta, e so per esperienza diretta cosa vuol dire sentirsi esclusi dalla vita di un Paese. Dal punto di vista utilitaristico, considerando che in Italia ci sono sempre meno giovani, e che sono proprio questi ultimi a dover pagare le pensioni di noi vecchi, integrarli e farli diventare cittadini italiani è un vantaggio anche per chi italiano lo è già.
Il secondo quesito è relativo alla sicurezza negli appalti. Attualmente, in caso di incidenti sul lavoro, il committente è responsabile per i rischi generici e non per quelli specifici dell’appaltatore. Il referendum si propone di cancellare questa distinzione. In questo modo, il committente avrà per forza di cose un coinvolgimento maggiore sull’analisi di sicurezza dei lavori dell’appaltatore. Anche questo referendum tocca la mia sfera personale e lavorativa. Posso dire con orgoglio che, nell’azienda per cui lavoro, utilizziamo da sempre quest’approccio: in termini di sicurezza non c’è differenza tra lavoratori dipendenti e ditte esterne. Naturalmente sono favorevole a questa modifica.
Il terzo quesito mira a reintrodurre l’obbligo per i datori di lavoro di indicare una giustificazione anche per le assunzioni a termine inferiori ai dodici mesi. Sono favorevole a questa modifica, perché evita l’abuso dei contratti a termine senza motivazione, e protegge i lavoratori dal rischio di precarietà continua.
Il quarto quesito riguarda chi lavora nelle imprese fino a 15 dipendenti. Attualmente, il risarcimento massimo in caso di licenziamento illegittimo è limitato a 14 mensilità. Il referendum chiede di abrogare questo tetto massimo e lasciar decidere al giudice il risarcimento in base al danno effettivo subito dal lavoratore, all’anzianità del lavoro e alle reali capacità economiche del datore di lavoro. Anche questa proposta vede il mio favore.
L’ultimo quesito riguarda l’abolizione del cosiddetto Jobs Act in caso di licenziamento illegittimo. Attualmente, in caso di licenziamento illegittimo, chi è stato assunto dopo il 7 marzo 2015 ha diritto a un indennizzo, mentre chi è stato assunto prima può essere reintegrato al lavoro. Il referendum si propone di eliminare questa disparità di trattamento, e io naturalmente sono favorevole.
Per concludere vorrei sottolineare che la maggioranza del Parlamento non è favorevole a questi referendum; oltre alla maggioranza di governo, che ha idee politiche opposte alle proposte in votazione, c’è anche parte dell’opposizione, rappresentata dai vari Renzi e compagnia, che certi provvedimenti li ha partoriti e che quindi li difende. Per queste ragioni, la spinta al voto da parte dei partiti sarà, se non minima, almeno limitata. Diventa perciò compito di chi crede in questi referendum diffondere la notizia, spiegare su cosa si vota, convincere a votare. E’ quello che sto cercando di fare con questo piccolo articolo; sentitevi liberi di diffonderlo ad amici, parenti, colleghi, conoscenti.

Sono d accordo su tutti i punti
Diffondo