Io ho la fortuna di avere un’amica speciale, che conosco da più di quindici anni. Una persona estremamente sensibile, che sa captare, anche attraverso il non detto, i momenti di depressione o di semplice difficoltà, e riesce a essere presente, in maniera reale o virtuale, a seconda di quanto siamo distanti. Una persona originale, che si interessa di cose apparentemente fuori dal comune, fino a farle diventare la sua professione. Una persona molto intelligente, che riesce a trovare soluzioni originali ai problemi, e per questo talvolta può essere considerata una persona stravagante. Una persona che ha un rapporto conflittuale col tempo, tanto da procrastinare le cose da fare fino a quando la data di scadenza, inevitabilmente, si avvicina. Io stesso, all’inizio della nostra amicizia, ho faticato a digerire la sua gestione del tempo, ma presto mi sono reso conto che l’amore fra noi due era così grande, e la sua amicizia per me così preziosa, che la diversa gestione del tempo diventava solo un dettaglio.
Ho pensato alla mia amica, anche se non c’è connessione diretta, leggendo il libro Strafare di Francien Regelink, appena pubblicato dalla casa editrice Le plurali, con la traduzione di Maria Cristina Coldagelli. Il sottotitolo del libro è eloquente: la mia vita (irre)quieta con l’adhd. Si tratta della storia vera di Francien, che ci racconta la sua vita, che è stata diversa e speciale, fin da bambina. Ci racconta della diagnosi, della sua reazione, delle cure farmacologiche, delle esperienze amorose, delle difficoltà sul lavoro, della gestione della vita quotidiana, di quali sono le cose semplici (per gli altri), che lei affronta con difficoltà, delle cose che per lei sono semplici mentre per gli altri risultano complicate. In tutto il libro la Regelink sottolinea l’amore della famiglia, dei genitori in particolare, che le hanno sempre permesso di fare le cose in modo diverso, “alla maniera di Francien”, facendola così sentire sempre protetta.

Nel libro, la storia di Francien si alterna a capitoli tecnici, scritti dalla dottoressa Cathelijne Wilderwanck, che ci spiega che cosa è l’ADHD (per chi non lo sapesse, si tratta di un disturbo da deficit di attenzione e iperattività), ce ne descrive i sintomi, ci racconta le sfide quotidiane… Appare subito chiaro che disturbo non vuol dire malattia, e che le persone che hanno l’ADHD sono persone speciali, che fanno le cose a modo loro, quasi sempre in maniera molto più originale, e spesso in maniera più efficace, dei cosiddetti “normali”.
Come mai, se non c’è un legame diretto tra la storia di Francien e quella della mia amica, la lettura di questo libro mi ha fatto pensare a lei? Perché mi sono reso conto di come tante volte le persone fuori dall’ordinario facciano fatica a essere comprese; spesso sono fraintese, altre volte addirittura escluse o isolate. Basterebbe semplicemente guardare con occhi diversi chi ci circonda, per capire il valore aggiunto che porta. Ecco, questo libro insegna a guardarci intorno con occhi diversi.

Gli spazi della ‘normalità’ sono ristretti, e purtroppo si perde molta biodiversità umana a costringerli troppo.
Questo causa sofferenza nelle persone meno conformi, e perdita di ricchezza per la società.
Allo stesso modo in cui le monocolture impoveriscono la terra.
Per fortuna ci sono persone che, come te, hanno la maturità e la pazienza di ampliare questi spazi.
Ma tu, lo sappiamo, sei speciale. Grazie di essere ‘te’.
👍