Noi italiani conosciamo molto poco la storia del colonialismo italiano in Africa, per una serie di ragioni: perché il colonialismo veniva trattato a stento nei programmi di storia, perché molti documenti sugli eventi in Africa rimasero segreti per molti anni dopo la fine del regime fascista, e in qualche caso anche per malafede… Fatto sta che bisognò aspettare gli studi del professor Del Boca, e poi di tanti altri professori dopo di lui, per squarciare il velo di ipocrisia e ignoranza e affrontare questi argomenti in maniera critica.
Per l’italiano medio resta comunque il cliché che quello italiano sia stato un colonialismo buono, e che gli italiani siano stati “brava gente”. Pochi di noi leggono saggi storici, che richiedono impegno e concentrazione e che potrebbero smentire questo preguidizio diffuso.
Un modo accessibile per avvicinarsi alla verità storica è leggere la graphic novel di Andrea Sestante Yekatit 12, appena pubblicata da Tunuè, che si avvale della prefazione di Wu Ming 2 e della postfazione di Gabriella Ghermandi. Il sottotitolo è eloquente: La resistenza dei partigiani etiopi contro l’occupazione fascista.

L’editore presenta il libro con le seguenti parole: Nel 1946, al termine della Seconda guerra mondiale, il governo etiope presentò un memorandum alla Conferenza di pace di Parigi per chiedere il riconoscimento dei crimini commessi dall’Italia durante l’occupazione del Paese. Alla voce «massacro del febbraio 1937» si contano trentamila vittime. Questo libro è dedicato alla ricostruzione di quell’evento.
L’indagine storica dell’autore, pur rigorosa e approfondita, funge da cornice narrativa per lasciare spazio alle storie dei veri protagonisti: le donne e gli uomini coinvolti nell’attentato contro Rodolfo Graziani, viceré d’Etiopia, avvenuto il 19 febbraio 1937, dodicesimo giorno del mese di Yekatit dell’anno 1928 secondo il calendario copto. Le bombe lanciate da Abraha Deboch e Mogos Asghedom scatenarono una rappresaglia di proporzioni enormi e divennero il pretesto per stragi e deportazioni, contribuendo in modo decisivo al rafforzamento della resistenza degliarbegnocc, i partigiani etiopi.
Senza nascondere le tensioni e le fratture interne a quel movimento, l’autore ne rivendica il ruolo nella memoria italiana, collocandolo tra le esperienze che contribuirono alla sconfitta del nazifascismo.
E’ un libro adatto a tutte le generazioni, di facile lettura ma necessario per comprendere da dove veniamo e per accettare il fatto che non siamo, o non sempre siamo stati, brava gente.

Brava gente non lo siamo nemmeno ora, e sarebbe bene poter imparare da questo capitolo vergognoso della nostra storia sui banchi di scuola.
Graziani era soprannominato ‘il macellaio’ per la sua crudeltà. L’ho ho sentito nominare la prima volta grazie alla lettura del romanzo di Maaza Mengiste.
Grazie per questo contributo, che ci invoglia a saperne di più.