Un Kenya diverso

Inizia
Turkana14

Uno dei Paesi africani più visitati è senza dubbio il Kenya, famoso per le sue spiagge, i luoghi turistici, i safari… Esiste però anche un Kenya piu’ remoto, lontano dalle rotte turistiche, che permette di conoscere l’essenza vera del Paese, entrando in contatto con le popolazioni locali e la loro quotidianità. Superfluo precisare che sono interessato a questo secondo tipo di Paese ed è proprio questo il Kenya che ho scoperto l’anno scorso, grazie a Kanaga Africa Tours, accompagnato da Marco Trovato, direttore della rivista Africa: ho visitato il lago Turkana, incontrando lungo il percorso le popolazioni del nord.

Il nostro viaggio comincia a Nairobi, più precisamente a Kibera, lo slum urbano più grande dell’Africa, e uno dei più grandi del mondo. I suoi abitanti rappresentano più della metà della popolazione di Nairobi, ma occupano appena il 5% della superficie della città. A Kibera scopriamo le attività che svolge l’associazione AMANI, una NGO che seguo da tempo, che ogni anno produce degli splendidi calendari fotografici che io colleziono (a proposito, teneteli in considerazione come regalo di Natale, originale e coloratissimo). Grazie ai volontari di AMANI, trascorriamo la mattinata con i bambini di strada, che finalmente hanno un luogo dove mangiare e dormire. I ragazzini sono molto curiosi di conoscerci, e la possibilità di comunicare in inglese rende tutto semplice: vogliono sapere da dove veniamo, cosa facciamo nella vita, sono orgogliosi di mostrarci le loro camerate. Dopo i bambini, andiamo a scoprire un’altra delle iniziative di Amani, il sostegno alle regazze madri. Anche qui siamo circondati da bambini, neonati o poco più, quindi l’interazione è più limitata; le loro mamme sono ragazzine, credo che tutte abbiano meno di vent’anni. Sono molto riservate, se non addirittura timide. Nel pomeriggio abbiamo la fortuna di incontrare padre Kizito (Renato Sesana), missionario ottantaduenne che ha trascorso gran parte della propria vita a contatto con le popolazioni dell’Africa, in Kenya e non solo.  La nostra visita a Kibera si conclude nell’atelier di produzione di gioielli artigianali di Kazuri, un progetto che offre impiego ed emancipazione alle donne maginalizzate.

Kibera1
Kibera2

Il giorno dopo partiamo di buon’ora per il nord del Paese, la nostra meta è il parco Samburu. Ci impieghiamo ore per uscire dal traffico dell’affollata Nairobi. Lungo la strada, attraversiamo l’equatore; anche se si tratta solo di una linea immaginaria, mi emoziono ogni volta, e non può mancare una mia foto ricordo. Arriviamo al parco nel primo pomeriggio, per la nostra prima visita/safari. Il parco è una delle aree protette del paese, sia per la fauna selvaggia  che per gli splendidi paesaggi. In questo parco ho visto la giraffa reticolata, oltre allo struzzo somalo. Qui entriamo in contatto per la prima volta con le popolazioni locali; resto affascinato dall’eleganza colorata delle donne. La sera arriviamo in albergo, un elegantissimo lodge. Tra i camerieri ci sono diversi giovani ragazzi che stanno completando la scuola alberghiera e allo stesso tempo imparano i primi rudimenti del lavoro. C’è chi si occupa di noi alla reception, chi serve ai tavoli… Si comportano tutti in maniera impeccabile. In attesa della cena, mi reco al bar, dove c’è un grande schermo che trasmette il calcio europeo. In serata si giocherà Roma – Napoli, e io sono piuttosto preoccupato. Indosso la maglia di Maradona e i ragazzini, che tra un compito e l’altro ne approfittano per dare uno sguardo al calcio inglese, si premurano di dirmi che la Roma vincerà il match; io dico di no, ma è quello che temo.   Dopo cena vado a letto, e la mattina dopo mi sveglio con una lieta sorpresa: il Napoli ha battuto la Roma, a Roma! A colazione, ci sono i ragazzini della sera prima. Uno di loro indossa abiti tradizionali, e fatico a riconoscere il ragazzo che la sera prima si è occupato del mio check-in. Si tratta di Shadrack, con il quale sono ancora in contatto. I ragazzi sono tutti festanti per la vittoria del Napoli, e decidono all’unisono di tifare per la mia squadra. Qualche compagno di viaggio, interista, cerca di fargli cambiare idea, ma senza successo. Dopo aver terminato il safari del primo mattino, usciamo dalla riserva per andare a visitare gli accampamenti seminomadi dei pastori SAMBURU. E’ un popolo dedito all’allevamento di zebù, pecore, capre, dromedari, imparentato con i Masai. Visitiamo le loro capanne, di forma circolare, costruite col legno, fango e sterco di mucca. Come già il giorno prima, ammiriamo le vistose collane delle donne, oltre ai bracciali di rame ai polsi e alle caviglie.

Equatore
Padre e figlio
Bellezze locali

Proseguiamo il nostro cammino in direzione del parco di MARSABIT, oasi montana all’interno di una zona desertica. Lungo la strada avvistiamo piccoli laghi, ma soprattutto incontriamo le donne dell’etnia BORANA, che indossano veli dai colori sgargianti. Ci fermiamo a dormire in un hotel spartano, l’unico della zona, ma accogliente, gestito da personale molto gentile e attento. Dopo la prima colazione partiamo verso nord, attraversando le distese aride del deserto di Kasiut, caratterizzato da acacie. Qui incontriamo la popolazione RENDILLE, dedita all’allevamento di cammelli. Visitiamo un loro accampamento, siamo nel mezzo del nulla. Le capanne sono circolari, ricoperte di stuoie e pelli, ci sono tanti recinti per gli animali. I recinti sono vuoti, perchè gli animali sono al pascolo con gli uomini. Nel villaggio ci sono donne e bambini. In mezzo a questo nulla più assoluto, c’è una scuola. Riprendiamo il cammino attraversando il deserto di Chalbi, dove un tempo si trovava un lago salato. Durante il percorso abbiamo un contrattempo con una delle due vetture, e ci dobbiamo fermare. Per fortuna, tra le case in mezzo al deserto, c’è anche un’officina e un meccanico esperto che si mette subito a lavorare. Accanto all’officina, un negozio di bibite ci permette di dissetarci con acqua fresca e cocacola. Mentre il meccanico finisce di lavorare, noi consumiamo il pranzo all’ombra degli unici alberelli presenti in zona. Nel pomeriggio raggiungiamo l’oasi di Kalacha, dove visitiamo la cattedrale, e osserviamo il punto di abbeverata dei dromedari. Nel tardo pomeriggio arriviamo alla nostra meta, Loiyangalani, sulle sponde del lago Turkana. Il lago Turkana, una volta conosciuto come Rodolfo, è il bacino piu’ grande al mondo in area desertica, nonché il piu’ grande lago alcalino.  

IMG 2496
A lavoro

L’hotel è molto carino, anche se la manutenzione delle camere lascia un po’ a desiderare. Potrebbe essere di lusso, con una gestione più accorta. E’ dotato di una piscina di acqua termale, l’unica nella zona. La proprietaria è una donna locale, che è vissuta tanti anni nei Paesi Bassi; è molto gentile, ma se le si chiede qualcosa che non ha o che non può/sa fare, diventa aggressiva. La giornata è dedicata alla visita di due popolazioni locali: la prima èl’etnia EL MOLO, che vive sulle sponde del lago. Gli uomini sono dediti alla pesca artigianale, che viene effettuata con una zattera fatta di tre pali di palma dum, reti di funicelle e un arpione per la caccia a coccodrilli e ippopotami. Entrambi gli animali sono specie protette, e vengono cacciati solo in determinati periodi dell’anno (non durante il nostro viaggio) a scopo rituale. L’ippopotamo, in particolare, è considerato il “dio del lago”. L’alimentazione degli El Molo è prevalentemente, se non esclusivamente, basata sul pesce. I pesci del lago sono il persico e la tilapia, che si mangiano sia freschi, che essiccati in zuppe o minestre. Visitiamo anche l’etnia dei GABBRA, pastori famosi per la loro ospitalità e la solidarietà. Allevano principalmente dromedari, che utilizzano sia per il trasporto delle merci che per l’utilizzo di carne e latte. Accompagnati da Marco, abbiamo il privilegio di pranzare in una casa locale, dove possiamo confermare il senso di ospitalità e l’estrema gentilezza di questa popolazione. Marco si rivela, in questo giorno e per tutto il viaggio, una guida eccellente, e scatta da subito una piacevole sintonia, sicuramente facilitata dalle età simili. Pur avendolo incontrato di persona solo in questo viaggio, mi sembra di conoscerlo da sempre, forse perché leggo i suoi articoli da tantissimi anni. Rientrati in albergo, ci godiamo la piscina. Scopro che è aperta anche ai visitatori esterni, particolarmente numerosi perché in città si sta svolgendo un festival. Tra i visitatori, c’è un giovane ingegnere che si occupa della manutenzione delle strade, venuto in trasferta per assicurarsi che tutto funzioni bene durante il festival.

Pescatori

La giornata successiva è dedicata interamente all’escursione in barca. Siamo in un lago che ha una superficie di 6000 kmq ed è quasi completamente all’interno dei confini del Kenya: solo la parte settentrionale si trova in Etiopia. E’ un bacino chiuso con 3 emissari: il fiume Omo, il Turkwel e il Kerio. L’alta evaporazione e la siccità hanno portato a un forte calo del livello delle sue acque, ma negli ultimi anni la situazione si e’ invertita, a causa delle forti alluvioni nel sud dell’Etiopia e dei movimenti tettonici della Rift Valley, lungo la quale si trova. Abbiamo visto le conseguenze di tutto ciò il giorno prima visitando la popolazione El Molo, quando abbiamo potuto notare delle case completamente immerse nell’acqua. Il lago Turkana è occupato da numerose isole vulcaniche, e la nostra escursione avviene al cratere Nabuyatom, famoso per la sua caldera circolare, la spiaggia di ciottoli rosa, le colate laviche… Consumiamo la nostra colazione al sacco sulle pendici del vulcano, e facciamo amicizia con una giovane famigliola locale.

Dopo il lago Turkana, il nostro viaggio si sposta in direzione Sud, per l’incontro con altre etnie. Non puo’ mancare quella dei TURKANA, tradizionalmente pastori e guerrieri, che negli ultimi tempi hanno cominciato a dedicarsi anche alla pesca. Sono poligami e sono facilmente riconoscibili per le numerose collane indossate dalle donne (il numero e’ l’indice della ricchezza della famiglia) e gli orecchini a foglia. Proseguiamo attraversando il parco eolico piu’ grande dell’Africa e poi a cittadina di South Horr, abitata dai Samburu, la prima etnia che ho imparato a conoscere in questo viaggio. A South Corr consumiamo il pranzo al sacco, in compagnia dei giovani locali. Anche in questo caso, come in tutto il resto del viaggio, la maggioranza dei giovani indossa maglie da calcio. Delle squadre italiane, le uniche maglie che si vedono sono quelle di Juve, Milan e Inter. Questa storia deve finire, bisogna “evangelizzare” i giovani con la maglia del Napoli: alla prima occasione mi disferò delle maglie di Maradona. E’ per una buona causa, le ricomprerò la prossima volta che vado a Napoli. Lungo il tragitto, ci fermiamo al Losiolo Escarpment, per ammirare un panorama spettacolare sulla Rift Valley.

Turkana3
Turkana6
Turkana10

L’occasione di regalare la maglia si presenta la sera, quando arriviamo nel  magnifico lodge di Maralal, immerso nella natura. Ad accoglierci ci sono dei giovani ragazzi che ci aiutano a portare le valigie. Io vengo aiutato da un ragazzone con la faccia da bambino, alto quasi quanto una giraffa, che nel salutarmi mi abbraccia. Indossa la maglia di una delle squadre inglesi. All’arrivo in camera decido di donargli la maglia di Maradona. Mi ringrazia abbracciandomi di nuovo. Il giorno dopo chiederà a tutti quelli che incontra se mi conoscono, e dirà loro che gli ho regalato la maglia di Maradona. Si tratta di Eriksen, con il quale sono in contatto tuttora. E’ un diciannovenne appassionato di calcio, e gioca per la squadra locale.

Danzatori1
Danze

La mattina seguente, dopo una colazione immersi nella natura, partiamo verso il lago Baringo, e successivamente visitiamo l’ultima etnia di questo viaggio, i POKOT. A dire il vero, credo di aver già incontrato questa etnia durante i miei due viaggi in Karamoja, ma non ne sono sicuro così chiedo conferma a Marco, che mi spiega che i Pokot vivono sia in questa regione del Kenya che in Karamoja. Dediti alla pastorizia e all’agricolturavivono in capanne ovali di legno e paglia. Le donne si distinguono per le collane circolari che indossano. Di sera arriviamo a Nakaru, dove l’indomani mattina presto ci godiamo un safari, prima di partire per Nairobi, dove ci attende l’aereo che ci riporterà a casa. Durante il tragitto, il mio ultimo acquisto: caffè per me e famiglia (la famiglia apprezza poco, io di più).  

Donna
Donna con cane
Arcobaleno

2 Comments

  1. Bellissimi i tuoi racconti di viaggio, come sempre i miei preferiti.
    E poi Kizito, Koinonia ed Amano sono dei ricordi incredibili della mia prima Africa in Zambia e Kenya.

Lascia un commento

Your email address will not be published.