Una delle piacevoli scoperte degli ultimi anni, in termini di viaggi, fu l’Albania. Una delle piacevoli scoperte degli ultimi anni, in termini di scrittori, fu la giornalista polacca Margo Rejmer, che imparai a conoscere grazie a Bucarest, pubblicato dalla casa editrice Keller.
La stessa casa editrice ha pubblicato quest’anno un nuovo libro della Rejmer, che ha per protagonista l’Albania, Fango più dolce del miele, tradotto da Marzena Borejczuk. L’editore presenta il libro con le seguenti parole: “In Fango più dolce del miele, la reporter e scrittrice polacca Margo Rejmer non solo ci svela un aspetto della Storia rimasto sconosciuto ai più, quello dell’Albania durante il periodo della Guerra fredda, ma intreccia abilmente un coro di voci e testimonianze con una sensibilità e uno sguardo unici. Dopo aver tagliato i legami con Jugoslavia, URSS e Cina, Enver Hoxha ha pensato che l’Albania potesse diventare un baluardo autosufficiente del comunismo. Ogni giorno però, nel “paradiso creato nel Paese più perfettamente socialista del mondo” i cittadini venivano imprigionati o mandati nei campi di lavoro per una parola fuori luogo, una critica velata, una conoscenza sbagliata, una “biografia cattiva”, un tentativo di fuga da un Paese trasformato in un immenso bunker. Questo reportage importante e necessario testimonia e dà dignità alle storie di persone comuni – poeti e insegnanti, artisti e contadini…– e ci restituisce l’affresco vivido e doloroso di decenni di Storia a pochi chilometri dalle coste italiane”.
In questo libro l’autrice scompare e lascia la parola alle testimonianze che arrivano da un paese vicino, di un tempo non lontano. Si racconta un dolore indescrivibile, che molti noi, ai tempi, non riuscivano nemmeno a immaginare. Un dolore che fa comprendere gli sbarchi del 1991, e gli arrivi successivi. Un dolore universale, che porta l’uomo, in ogni tempo, a spostarsi alla ricerca di condizioni migliori, con il dolore gentile che accompagna il distacco dalla propria terra. Il pregio dell’autrice, oltre a quello di scrivere bene, è di lasciare la parola ai testimoni e non commentare mai. Un’ottima lettura per scoprire, o riscoprire, il tempo che fu.
