La casa editrice Orizzonti Geopolitici propone, da qualche tempo, una collana intitolata Le città visibili, nella quale pubblica libri su diverse città del mondo, non le più conosciute, facendocele scoprire. Avevo già letto, e presentato nel blog, due libri della collana: Freetown, scritto da Federico Monica, e Bobo – Dioulasso, scritto da Chiara Rigotti. Ho visitato entrambe le città, Freetown poco dopo aver letto il libro, Bobo – Dioulasso diversi anni prima della pubblicazione dello stesso.
Da poco ho letto un nuovo libro della collana, Brazzaville, scritto da Lorenzo Orioli, già docente di ecologia degli ambienti tropicali, attualmente funzionario professionale agronomo presso l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, oltre a occuparsi di cooperazione internazionale e salvaguardia dell’ambiente fin dagli anni novanta del secolo scorso. Il suo libro ci presenta Brazzaville in tutti i suoi aspetti, da quello storico a quello geografico, oltre a raccontarci della società attuale.
Partendo dalla fondazione di Brazzaville, non si puo’ prescindere dalla storia di un esploratore italiano, naturalizzato francese, Pierre (Pietro Paolo) Savorgnan de Brazza, e dalla sua avventura sul fiume Congo che lo portò, per conto dei francesi, ad accordarsi con la popolazione locale e a fondare la città. Nel corso delle sue spedizioni, Brazza si distinse per il rapporto amichevole con gli indigeni e fu noto per il rispetto delle culture africane. Tutto il contrario dell’esploratore britannico Standley, a lui contemporaneo. La città di Brazzaville prende il nome proprio da lui, nome che è stato mantenuto anche alla fine delle esperienze coloniali in Africa. Sebbene le sue esplorazioni fossero sponsorizzate dalla Francia, Brazza si scontrò presto con le autorita’ francesi, a causa delle sue posizioni umanitarie e anti-schiaviste. Dopo un periodo di esilio, tornò in Africa nel 1905, ma mori’ poco dopo il suo arrivo a Dakar. Orioli ci racconta diffusamente la vita di Brazza, ma anche la storia del mausoleo costruito in suo onore, con relative polemiche e conflitti.

L’autore si concentra poi sullo sviluppo della città, sia dal punto di vista urbanistico che da quello sociale. E ci porta a fare un giro virtuale per i suoi quartieri, soffermandosi sui due principali, Bacongo e Poto-Poto, uno europeo, l’altro multiculturale africano. Orioli non manca di mettere in evidenza una sorta di apartheid ante-litteram per quanto riguarda la distribuzione degli abitanti della città.
Non vengono trascurati gli aspetti sociali, come il fenomeno dei sapeurs (cosa sono? Leggete il libro e lo scoprirete) e nemmeno gli aspetti culturali, con informazioni importanti sull’arte congolese. Infine, ma certo non ultimo per ordine di importanza, viene trattato il tema ambientale, descrivendo la situazione, passata e presente, del verde cittadino.
Terminata la lettura di questo libro, ho deciso: presto visiterò Brazzaville.
