L’altro giorno ho vissuto un’esperienza singolare: sono stato in galera. No, non mi hanno incarcerato, ma sono semplicemente andato, con la mia cara amica Laura, in un ristorante che ha questo nome. La struttura si trova all’interno del carcere di Bollate, e si tratta di un ristorante gourmet.

Al nostro arrivo ci annunciamo alla portineria del carcere, che comunica la nostra presenza al ristorante. Viene a prenderci un giovane uomo in giacca e cravatta, E., che si presenta come “delinquente” e ci scorta fino in sala. E’ gioviale, non smette mai di scherzare; durante il tragitto incrociamo un poliziotto che sta per cominciare il turno e il nostro accompagnatore gli chiede se ci sono delle celle libere, per farci provare l’ebrezza di una notte in carcere. Li tranquillizzo dicendo che la nostra curiosità non si spinge a tanto. Entrati nel locale, veniamo accolti dal direttore di sala, dalla sua assistente e da due camerieri, che ci accompagnano a un tavolo da due. Il tavolo accanto al nostro è occupato da una coppia di signori anziani, con i quali converseremo durante il pranzo. Alle pareti ci sono le locandine di film che hanno come tema il carcere, da Le ali della libertà a Fuga da Alcatraz, da Il miglio verde a Cesare deve morire. Il servizio è veloce e professionale, il cibo è di ottima qualità: Laura mangia risotto con zucca e marroni, lombata di vitello con patate viola e passion fruit, e per finire un tortino con cuore di cioccolato caldo; io mangio paccheri con moscardini e basilico, filetto di ombrina al pepe rosa e miele di tarassaco, e per finire uno strudel con gelato. Tra una portata e l’altra, chiediamo al direttore di raccontarci un po’ la storia del locale, anche se naturalmente sappiamo già diverse cose, avendo letto le informazioni sul sito. Il ristorante nasce nel 2015, con l’obiettivo di eliminare lo stigma che la società imprime a chi ha trascorso una parte della propria vita in carcere. Prima del carcere era nato, già nel 2004, un servizio di catering. Il personale, in sala e in cucina, è composto per la maggior parte da detenuti, che hanno un regolare contratto di lavoro; alcuni di loro, che stanno scontando un residuo di pena, la sera tornano a casa, gli altri tornano in cella. Grazie a questa, e ad altre iniziative, solo il 16% degli ex detenuti del carcere di Bollate, una volta libero, riprende a commettere reati, mentre la media italiana è del 70%.In galera è il primo ristorante al mondo gestito da detenuti. Ascolta la storia del ristorante anche la coppia seduta al tavolo accanto, e così ci mettiamo a chiacchierare. Anche per loro è la prima volta, sono venuti su consiglio della figlia. Il ristorante si è, nel frattempo, se non proprio riempito, almeno popolato. Mi colpisce in particolare un gruppo di signore che occupa il tavolo dietro il nostro: sono tutte vestite in maniera estremamente elegante.

A fine pranzo, ci raggiunge lo chef per chiederci come abbiamo mangiato. Gli facciamo i complimenti, meritatissimi, e io gli chiedo se sono disponibili dei menu per bambini. Mi dice che non ci sono problemi, ci si organizza al momento della prenotazione. A un cameriere Laura chiede con che frequenza viene cambiato il menu, e così scopriamo che c’è un menu diverso ogni tre mesi.

Dopo un doveroso caffè, paghiamo e salutiamo. Ci salutano tutti cordialmente e ci invitano a tornare. E. ci scorta verso l’uscita. Gli chiediamo una foto insieme, E. accetta con entusiasmo. A una domanda di Laura (non ricordo più quale fosse) si fa serio e ci dice che, tra i detenuti, Bollate è considerato un hotel a 5 stelle, proprio per le tante iniziative che aiutano a reinserirsi nel tessuto sociale una volta liberi. Mentre usciamo, entra una signora in auto, E. la ferma: è Silvia Polleri, l’ideatrice dell’iniziativa. E. ci presenta e spiega che è la nostra prima volta, allora Silvia ci chiede come ci siamo trovati e ci invita a tornare. Torneremo, promesso.

Perché ho scritto questo articolo? Di certo non per consigliarvi un nuovo ristorante dove, peraltro, si mangia veramente bene. L’ho scritto perché credo fermamente nel valore rieducativo del carcere, e voglio, nel mio piccolo, far conoscere questa iniziativa a chi mi legge. Da cittadino che crede nelle istituzioni, auspico che realtà come questa si moltiplichino e divengano la norma, perché se è giusto pagare per i crimini commessi, è doverso offrire opportunità di riscatto. Chiedo a chi vive a Milano e dintorni di andare, almeno una volta a mangiare In galera. Se volete ci andiamo insieme.


Ho vissuto in prima persona l’esperienza di InGalera ed è stata veramente fantastica. Consiglio a tutti di avere questa opportunità. Oltre all’ottimo cibo e al locale elegante, si ha l’occasione di conoscere una realtà fatta di persone che vogliono rimettersi in gioco. Non chiedono sconti di pena, ma solo la possibilità di avere una seconda chance imparando un mestiere utile. Ringrazio Maurizio per avermi accompagnato in questo incredibile ristorante.
Ci vengo
Maurizio carissimo! Eccomi qui, nonna galeotta detta… Silvia Polleri. Innanzitutto grazie grazie davvero per questa splendida recensione, no è improprio definirla tale, è una importante riflessione sul core business del nostro progetto. Lei con sua moglie siete l’esempio di Clienti che certamente mi garantiscono la diffusione che un altro Carcere è possibile perché voi l’avete visto e ci avete conosciuto. Che gioia che soddisfazione accanto alle fatiche quotidiane che ovviamente dobbiamo affrontare e superare. Spero proprio che possiate. Tornare e mi auguro che quando accadrà possa esserci anch’io ad accoglierli. Se non l’avrete già fatto vi invito a guardare il docufilm benvenuti Ingalera regia di Michele Rho il docufilm che racconta la storia della cooperativa. Lo potete trovare su RaiPlay e ultimo, ma non ultimo, il podcast Ingalera che potete ascoltare su Spotify. Sono certa che la vostra diffusione ad amici, parenti e conoscenti sarà per noi un dono prezioso e ricordatevi sempre che… Un altro Carcere è possibile, noi ci proviamo… Un abbraccio a presto Silvia Polleri
Sono tornato proprio oggi, con padre, fratello, cognata e… nipotina! Tornreremo sicuramente con l’anno nuovo. Grazie per tutto quello che fate.