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Tutti i Natale della mia vita

Inizia

E’ appena passato Natale, trascorso in assoluta serenità con la mia famiglia, a Monza. A noi si è aggiunto un amico”svizzero”, non in termini di nazionalità ma di residenza, che per una serie di circostanze era rimasto da solo e ha accettato di raggiungerci. E’ stata una tre giorni in cui, senza stress, abbiamo cucinato e mangiato di tutto, abbiamo conversato amabilmente in italiano, in inglese, in napoletano, abbiamo semplicemente dedicato del tempo a noi stessi.

Durante uno di questi momenti di relax, mi è capitato di pensare ai Natali passati e di come, inevitabilmente, le situazioni, le condizioni, le aspettative, siano cambiate e cambino. Da piccolissimo aspettavo l’arrivo di Babbo Natale, quindi bisognava andare a letto presto. Poi l’organizzazione cambiò e si festeggiava con la famiglia allaragata: oltre alle nonne, entrambe rimaste vedove prematuramente, si festeggiava con gli zii Anna e Nanni e le loro famiglie. L’organizzazione era sempre la stessa: le feste di Natale si trascorrevano a casa nostra, a Cuma, e quelle di capodanno a casa di zio Nanni, a Napoli, perché le mie cugine, più grandi di me, dopo la mezzanotte andavano al veglione.

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Leggermente diversi furono i Natali dell’adolescenza: trascorrevamo la vigilia da soli (io, mio fratello, mio padre, mia madre e, per diversi anni, anche mia nonna). Dopo cena avveniva lo scambio di regali: ognuno di noi aveva comprato un regalo per tutti gli altri componenti della famiglia. I regali venivano depositati sotto l’albero non appena comprati, ricoperti con dei fogli di giornale per nasconderne il contenuto e camuffarne la forma. Ognuno doveva indovinare il regalo ricevuto. Dopo lo scambio di regali, giocavamo a carte, a scala 40 o a scopone, per ore, fino a quando il sonno prendeva il sopravvento. La sera del 25, poi, si andava a teatro…

Arrivarono poi gli anni della lontananza, cominciati nel 1998 con il mio trasferimento a Pisa. Anni in cui si trascorreva il 23 dicembre, se non addirittura il 24, in viaggio, per poi assaporare il piacere del ritorno. Il 26 dicembre veniva da me la mia carissima amica Francesca, mancata prematuramente nel 2010, con il marito Giuseppe. Ci ritagliavamo un po’ di tempo tutto per noi per aggiornarci, e ovviamente anche per scambiarci i regali. Buffo fu l’anno in cui ci regalammo lo stesso regalo, un romanzo di Elena Ferrante, “La figlia oscura”. Ma il regalo più bello che mi fece Francesca, in uno degli ultimi Santo Stefano trascorsi insieme, fu un pullover, dal colore particolare: rosa antico. Quel pullover è ancora con me, e mi tiene ancora caldo, perchè produce il calore dell’amicizia. E’ vecchissimo e consumato, ormai posso indossarlo solo in casa, quando nessuno mi vede, eppure è sempre con me, nel mio armadio, e mi segue di trasloco in trasloco.

Il primo Natale lontano da Napoli fu quello del 2004. Avevo cambiato lavoro a dicembre, tornando in Lombardia dopo una parentesi di tre anni a Nettuno. Avevo trovato, come alloggio di fortuna, un bilocale arredato a Vedano al Lambro. Non avevo ferie, non sarei potuto tornare a casa, e così vennero i miei da me. In 4 in un bilocale, due in camera da letto e due su un divano letto vecchio di cento anni, ma fu bellissimo lo stesso.

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Indimenticabile, per tanti motivi, fu il Natale 2009. Avevo il biglietto aereo per tornare il 23 dicembre, ma qualche giorno prima mia madre ebbe una reazione allergica alla chemio, e cominciò a star male. Cercai di anticipare la partenza, ma non riuscii a trovare posto. Sarò sempre grato al caro collega Armando, e a tutta la sua famiglia, che mi offrirono un passaggio in auto, da Zurigo a Santa Maria Capua Vetere, permettendomi così di essere vicino a mia madre già prima di Natale. Indimenticabile fu anche quel capodanno, l’ultimo di mia madre con noi. Dopo il cenone, mia madre andò a letto, non solo perché malata, ma anche perché, in generale, non amava quella ricorrenza (come me, del resto). Noi passammo il resto della serata a giocare a carte. A mezzanotte, allo scoppio dei primi petardi, mia madre si alzò dal letto e venne a brindare con noi.

Il Natale 2009 fu l’ultimo trascorso a Napoli. Con l’assenza di mia madre, mancata nel marzo 2010, mi sembrò necessario tentare di costruire nuovi equilibri, e così il 2010 fu il primo Natale svizzero, a Horgen. Mi raggiunsero mio padre e mio fratello, io cercai di cucinare i piatti della tradizione di famiglia, anche se, da allora, cambiai, per ovvi motivi, il tipo di pesce. La cena del 24 fu dura, triste, nonostante tutti i miei sforzi ma poi, col passare delle ore, l’atmosfera si rasserenò. A Santo Stefano, andammo tutti all’Opernhaus per Le nozze di Figaro. Da allora, per tutti gli anni che avrei trascorso in Svizzera, inaugurai una nuova tradizione: a Santo Stefano, o a Capodanno, si andava all’opera. Vedemmo così balletti, come il Lago dei cigni, ma anche opere come Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk o Sweeny Todd.

I due Natali successivi mio fratello non era con noi, si era appena sposato e trascorreva le feste con i suoceri, raggiungendoci per capodanno. Allora vennero in visita i miei zii Anna e Aldo e mia cugina Lorella. Negli anni successivi, quando mio fratello e mia cognata venivano a Natale, altri amici, come la mia amica di sempre Rosaria (e la sua famiglia) venivano a trascorrere il capodanno sotto la neve.

L’organizzazione cambiò di nuovo nel 2016, con la nascita di mia nipoteSofia. Da allora Natale sempre a Monza, e a Horgen per capodanno, fino al capodanno 2024, il mio ultimo svizzero.

Tanti anni, tanta vita passata, tante organizzazioni diverse, ma con un comun denominatore: l’affetto delle persone care, non importa dove, non importa come.

E tu, che ricordi hai dei Natali passati?

A proposito, buon anno!

5 Comments

  1. L’affetto e la vicinanza dei cari.
    Nel corso del tempo, degli eventi e dei traslochi sei riuscito a mantenere l’essenza di questi giorni.

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