Su questo blog non ho scritto un parola sul conflitto israelo-palestinese, e nemmeno sul genocidio (chi non ama questa parola legga l’uccisione di centinaia di migliaia di persone) del popolo palestinese. Non ho scritto nulla non perché non interessato al tema, ma semplicemente perchè non ho mai trovato le parole. Ho però letto molto, e forse il modo migliore di contribuire è quello di proporvi tre dei libri che mi hanno molto colpito. Scelgo tre libri pubblicati da case editrici di piccola e media grandezza, che per forza di cose non trovano, sui mass-media, la risonanza che meriterebbero.

La mia prima proposta, pubblicata dalla casa editrice Le plurali, è Lessico palestinese, dell’autrice italo-palestinese Alba Nablusi. Il testo, che gode della prefazione di Francesca Albanese, ha un sottotitolo molto esplicativo: anatomia del genocidio a Gaza in dieci parole. Le dieci parole chiave sono: narrazione, mutilazione, velo, stupro, identità, pulizia etnica, urbicidio, disturbo mentale, fame e maternità. La scrittrice, intrecciando fatti storici, fonti giornalistiche, biografia personale e storia della sua famiglia, ci conduce in questo viaggio per farci scoprire il popolo palestinese attraverso le lotte e le sofferenze quotidiane. Da segnalare il capitolo sul velo, una delle riflessioni più intelligenti che abbia mai letto.

La seconda proposta è Hanno ucciso habibi, della giornalista e regista Shrouq Aila, pubblicato da Wetlands con la traduzione di Nadia Nadotti. Questo libricino, attraverso la storia personale di Shrouq, giovane madre a cui hanno ucciso il marito, un altro giornalista, racconta la lotta per la sopravvivenza a Gaza e mette in evidenza lo stato di particolare vulnerabilità dei giornalisti palestinesi, presi di mira dal governo israeliano che non vuole che si racconti ciò che accade. Fonti dell’ONU rivelano che, a fine agosto 2025, il numero di giornalisti uccisi era di almeno 247; giornalisti che sono gli occhi e le orecchie del mondo e che avrebbero dovuto essere protetti. Il “diario” della Aila alterna, come è logico, momenti di sconforto e depressione a momenti di speranza, e mostra, quasi senza volerlo, la straordinaria resilienza del popolo palestinese. Un episodio minore mi commuove, perché identico a ciò che lessi in occasione di un’altra guerra, quella della ex Yugoslavia: la mancanza di cioccolata. Il libro è arricchito dalla postfazione di Maaza Mengiste.

L’ultima proposta è una raccolta di poesie publicata da Fazi, Il loro grido è la mia voce, che ha l’eloquente sottotitolo di Poesie da Gaza. La raccolta contiene le grida di dolore e di speranza dei poeti palestinesi, alcuni dei quali nel frattempo morti sotto le bombe. Il libro si avvale della prefazione del professor Ilan Pappé, storico e professore israeliano, critico con il governo di Israele , e dei contributi di Chris Hedges, scrittore e reporter americano, vincitore del premio Pulitzer, e della scrittrice e poetessa palestinese-americana Susan Abulhawa, nota in Europa soprattutto per il suo romanzo d’esordio, Ogni mattina a Jenin. E’ difficile, se non impossibile, per me, commentare un libro di poesie. Il modo migliore per onorare questo libro è regalarvi alcuni versi della poesia di Refaat Alareer, ucciso da un raid mirato dell’esercito israeliano il 6 dicembre 2023.
Se dovessi morire,
tu devi vivere
per raccontare
la mia storia
per vendere le mie cose
per comprare un po’ di carta
e qualche filo,
per farne un aquilone
(fallo bianco con una lunga coda)
cosicché un bambino,
da qualche parte a Gaza,
guardando il cielo
negli occhi
in attesa di suo padre che
se ne andò in una fiamma
senza dare l’addio a nessuno
nemmeno alla sua stessa carne
nemmeno a se stesso
veda l’aquilone, il mio
aquilone che tu hai fatto,
volare là sopra
e pensi per un momento
che un angelo sia lì
a riportare amore.
Se dovessi morire,
fa che porti speranza
fa che sia un racconto!

Discreto e puntuale su un tema cosi importante che non puó lasciarci indifferenti .
Grazie per questi due titoli!
Ho letto questa poesia nel libro di Francesca Albanese ‘Mentre il mondo dorme’. Libro che potrebbe accompagna bene questi da te proposti. Grazie. P
assolutamente. Non lo presento qui, Così come non presento “Un giorno tutti diranno di essere stati contro”, non perché non siano libri di valore, ma solo perché non sono nascosti, essendo stati pubblicati da grande case editrici che riescono a pubblicizzarli adeguatamente.
Ricevo da Tullia Ascari, e pubblico volentieri, la sua “Poesia per Gaza”:
Quel che resta di un popolo
Di gioie, danze, voci, canti e risa
Del caos bizzarro di piazze e mercati
È vuoto assurdo, abisso senza senso
Disperazione d’anima in macerie.
Pietà gelata di fronte a un odio cieco
Che annienta e rade al suolo case e vite.
Ruspe feroci fan tabula rasa
D’ogni passato, d’ogni futuro.
Polvere intrisa e sassi striati
L’odore acre del sangue rappreso
Lo stomaco strizzato dalla fame
Il fumo cupo a piombo nei polmoni
I sibili angoscianti delle bombe
Le inutili sirene di ambulanze
Che urlano impotenti.
Si resta muti e increduli in attesa
Che qualche cosa avvenga
Che una parola esca
Unica e inesorabile: ora basta.