Ho sempre amato viaggiare, ma spesso non è stato facile stabilire la meta, perché sono tanti i fattori da tenere in considerazione: il budget, il periodo dell’anno, il numero di giorni, il clima, i luoghi da visitare… Per anni mi ha aiutato il mio caro amico Salvatore Scamardella, titolare dell’agenzia Flegrea Travel. Con lui ho scoperto posti che non avrei mai pensato, quali Botswana e Camerun. Salvatore è mancato qualche tempo fa, lascindoci tanto dolore e lasciandomi anche orfano nelle scelte di viaggio, che ho dovuto affrontare senza guida.
Da quando vivo a Monza, ho trovato due nuove guide, Nicoletta e Cinzia dell’agenzia Finestra sul mondo. Con loro mi sono fatto aiutare a trovare dei viaggi rilassanti, non molto impegnativi, come ad esempio Cipro. Recentemente mi hanno proposto una meta che non avevo mai considerato: Malta. Volevo trascorrere una settimana rilassante, con del tempo per me, ma allo stesso tempo volevo fare delle escursioni, cercavo un posto fisso dove stare e dal quale partire per delle visite giornaliere: così è nata l’idea dell’isola dei cavalieri.

Arrivo di domenica sera, verso mezzanotte. L’albergo si trova sul lungomare di Sliema, ho una stanza al nono piano, vista mare, con un accogliente terrazzino. Mi basta l’odore del mare per ritornare alla mia giovinezza e rinverdire le radici partenopee. C’è vento ma fa caldo, è il vento del sud che mi avvolge. L’escursione programmata per il lunedì mattina è la visita della capitale, La Valletta. Dei pullman vengono a prenderci in hotel e poi, al punto di incontro, ci smistano in base alla lingua. La nostra guida è Maria, una giovane maltese appassionata della sua terra. Ci porta in giro per le strade principali, ci fa ammirare il parlamento e i resti del teatro, ma soprattutto ci guida all’interno della co-cattedrale, monumento unico dove sono di casa sia Caravaggio che Mattia Preti. Grazie a Maria comincio a imparare la storia dell’isola dei cavalieri e cosa hanno significato i cavalieri di Malta nel corso del tempo. Mentre passeggiamo tra le vie della capitale, Maria continua a raccontarci dei diversi periodi storici, dalla gestione inglese alle guerre mondiali, dall’indipendenza alla nascita della repubblica. La mattinata si conclude con la visione di un film sull’isola. Il posto è talmente bello che decido di trascorrere anche il pomeriggio alla Valletta, tornerò a Sliema da solo, con il traghetto. Trascorro il pomeriggio a perdermi nelle stradine laterali, nei piccoli vicoli ombreggiati. In prima serata torno a Sliema e vado in spiaggia; scopro con disappunto che non c’è sabbia ma scogli, risulta comunque piacevole stare al mare. La sera trascorre, come le successive, passeggiando sul lungomare pieno di locali e affollato di gente.


La gita di martedì è dedicata alla regione centrale dell’isola, dominata dall’antica cittadella di Mdina. La guida del giorno è Josephine, che ha un carattere molto più posato rispetto a Maria, ma è altrettanto competente e ci fa amare anche questa nuova regione. Visitiamo i giardini botanici di San Anton, e poi passeggiamo per le strette stadine di Mdina. Non mancano le chiese, che saranno una costante di tutta la settimana. Mi affascina l’architettura delle case, fatte di pietra color miele e con balconicini e portoni colorati, a indicare la forte presenza della cultura araba. Da Mdina ci spostiamo a Rabat e alle sue catacombe, e poi arriviamo fino alle scogliere di Dingli.



Il mercoledì è dedicato alla zona storica conosciuta come “le tre città”, cioe’ l’antica Birgu, che poi prese il nome di Vittoriosa, Cispicua e Senglea. Ancora una volta la nostra guida è Maria, che è nata e cresciuta proprio in questi quartieri, tanto che la sua passione nelle spiegazioni è, se possibile, ancora maggiore del solito. Anche qui stradine strette e tante chiese, oltre a una gita su un barchetta tipica, che assomiglia molto vagamente a una gondola veneziana, per fare una crociera delle calette che formano il Grande Porto. A Senglea abbiamo potuto ammirare il porto e la Valletta dall’alto.


Il giovedì ci trasferiamo a Gozo, seconda isola di Malta, che ho imparato a conoscere qualche mese fa leggendo le avventure dell’investigatrice svizzera Violetta. Dopo la visita alla cittadella di Victoria abbiamo goduto della laguna di Dwejra, della roccia a forma di fungo, delle sue baie. E, a proposito di baie, abbiamo continuato anche a Xlendi. Ma Gozo e’ anche preistoria: i templi megalitici di Gigantia da soli valgono il viaggio. Durante il tempo libero ne ho approfittato per comprare i famosi capperi di Gozo, da gustare una volta tornato a casa.




Il venerdì è l’ultimo giorno di escursioni, e ne approfitto per scoprire le regioni del sud, cominciando col visitare le cave di pietra più antiche di Malta. Anche oggi ho l’opportunità di scoprire siti preistorici, grazie al complesso dei templi di Hagar Qim. Effettuo poi una gita in barca fino alla Grotta azzurra che, pur non essendo bella come quella di Capri, ha il suo fascino. Forse il punto più emozionante della giornata per me è il villaggio di pescatori di Marsaxlokk, con il suo lungomare e il mercato locale. Prima di rientrare in albergo visito anche la cosiddetta “Grotta dell’Oscurità”, una delle prime abitazioni dell’arcipelago.


Il sabato è la giornata dedicata a me, e decido di trascorrela tornando alla Valletta, perche’ è uno dei luoghi che mi ha colpito di piu’. Decido di andarci con il traghetto da Sliema, viaggio piacevole e veloce. Mi accomodo verso la prua della nave, all’aperto, indosso il mio cappellino con visiera. All’improvviso sento delle turiste francesi dietro di me agitarsi e urlare, e poi un dolore in testa, fino a che una delle turiste non mi toglie il cappellino, e un’ape, che era entrata dall’apertura posteriore, vola via. La signora, agitata, mi fa capire che non riusciva a dire, in inglese, ciò che mi stava succedendo. Per mia fortuna ha avuto l’impulso di togliermi il cappello dalla testa. Non ho potuto far altro che ringraziarla, e farci una risata tutti insieme.
Trascorro la mattinata tra le vie laterali, come avevo fatto lunedì pomeriggio. Non perdo occasione di parlare con la gente del luogo, in particolare con un muratore, Antoni, che sta ristrutturando un B&B. Durante le mie passeggiate incontro due coppie con le quali avevo fatto la gita in barca: sono italo-canadesi, simpaticissimi. Ci fermiamo a chiacchierare e a raccontarci le cose che abbiamo visto, dibattendo su cosa ci sia piaciuto di più. Per pranzo compro un trancio di torta salata, che somiglia alla mia pizza con la scarola, ma invece è ripiena di tonno, spinaci e piselli, una goduria.


Nel pomeriggio mi dedico alla visita al palazzo del Gran Maestro, unico nel suo genere, che mi aiuta a capire la vita dei cavalieri di Malta. Continuo i miei giri visitando un palazzo nobiliare di un’antica famiglia maltese, di cui ho dimenticato il nome, e, all’uscita, mi imbatto in due ragazzi svizzeri: uno indossa la maglia del Napoli, l’altro della Svizzera. Io grido un “Forza Napoli” a cui rispondono “Sempre” e cominciamo a parlare. Scopro cosi’ che quello con la maglietta del Napoli non parla italiano, mentre l’altro si’. Viene da Lucerna, la sua famiglia ha origini procidane e il padre e’ originario di… Horgen! Quanto e’ piccolo il mondo…

Domenica, e’ tempo di partire, ma non prima di aver fatto l’ultima capatina in spiaggia a Sliema, e soprattutto non prima di aver assaggiato uno dei piatti tipici maltesi: il coniglio. Scelgo quello fritto con l’aglio, e condito con un sughetto di carote e piselli.

La sera alle 18 l’aereo mi riporta a casa, la mia vacanza rilassante e’ finita, e io sono molto soddisfatto.
