Romania 2013

Nell'agosto 2013 accettai l'invito di mio fratello e mia cognata per un viaggio “fai da te” di una settimana in Romania. Saremmo arrivati a Bucarest e poi, dopo un paio di giorni di visita alla capitale, avremmo affittato una macchina per dirigerci in Transilvania, dopo aver attraversato la Valacchia.

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Nell’agosto 2013 accettai l’invito di mio fratello e mia cognata per un viaggio “fai da te” di una settimana in Romania. Saremmo arrivati a Bucarest e poi, dopo un paio di giorni di visita alla capitale, avremmo affittato una macchina per dirigerci in Transilvania, dopo aver attraversato la Valacchia. Questa idea interessò anche una mia amica di Roma, conosciuta l’anno prima in Armenia, che decise di unirsi a noi. Con mio fratello ci dividemmo i compiti: lui si occupò di organizzare l’itinerario in Transilvania, prenotazione degli hotel inclusa, io mi occupai di Bucarest: prenotai l’hotel Ibis vicino al parlamento, contando sul fatto che il parlamento si trovasse in centro o quasi.

Bucarest3

Partimmo di sabato, in momenti diversi della giornata: io di mattina presto da Zurigo, la mia amica dopo pranzo da Roma, mio fratello e la moglie di sera da Milano. La posizione dell’albergo si rivelò strategica: non proprio in centro, ma nemmeno distante. Mi avviai subito, con l’aiuto prezioso della guida Touring, alla scoperta di questa città, e mi ci volle poco per rendermi conto che si trattava di una città per palati fini, con una bellezza non vistosa, che andava ricercata negli angoli più remoti.  Sebbene trascurata, la città mostrava un passato, non troppo remoto, da antica capitale europea. La maestosa Calea Victoriei, il corso principale, i tantissimi parchi dove potersi fermare per un piccolo ristoro, l’Arco di trionfo, in tutto simile a quello di Parigi, e poi il centro antico, le tante “Biserica”, le basiliche, i musei… Mi colpì particolarmente il Museo Satului, nella parte nord della città, non lontano dall’Arco di trionfo: si trattava di un grande parco in cui erano stati ricostruiti più di settanta edifici tradizionali, provenienti da tutta la Romania.  Fu un viaggio nelle diverse epoche storiche del Paese, e anche nelle diverse regioni romene, luoghi che non avrei visitato di persona. Ciò che mi restò più impresso furono però le “chiese nascoste”, cioè circondate da alti palazzi, in modo da permettere al popolo di andare a pregare, negli anni in cui il regime di Ceausescu aveva impedito la libertà di culto. Il secondo luogo del cuore è proprio legato al regime di Ceausescu: mi riferisco a Piata Revoutiei, che si trova lungo la Calea Victoriei, che fu il cuore degli scontri che portarono alla deposizione del dittatore, nel dicembre 1989; era qui, infatti, che aveva sede la Securitate, la polizia politica del regime. Avevo diciassette anni allora, e seguivo con ammirazione questo popolo che si ribellava, seguivo con orrore lo spargimento di sangue che questo bisogno di libertà causò. Purtroppo questa è una pagina della storia recente che si tende a trascurare, preferendo ricordare solo la caduta del muro a Berlino, poche settimane prima.

Con mio fratello, mia cognata e la mia amica lasciammo la capitale per avventurarci in Transilvania: fu facile innamorarsi di quella regione, con la sua natura rigogliosa e l’architettura elegante. Tutti i turisti si innamorano della Transilvania, non tutti di Bucarest. La capitale richiede attenzione, occhio vigile e spirito di osservazione non comuni per essere veramente apprezzata. Quello che non sapevo nel 2013 è che, dal 2015, mi sarebbe stata data la responsabilità dei siti romeni dell’azienda presso cui lavoro, per cui da allora ci torno regolarmente. Oltre all’ufficio commerciale di Bucarest, l’altro sito si trova proprio in Transilvania, e così da allora frequento questo splendido Paese un paio di settimane all’anno, e spero di tornarci nuovamente presto, se la pandemia lo permetterà.
Ho imparato ad amare non solo il Paese, ma anche la sua gente, semplice, cordiale e ospitale, e la cucina, ricca, varia, gustosa.

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