Francesco Rizzo: la meta è il viaggio

Francesco nasce nel 1970 a Catanzaro, e trascorre la prima parte della sua infanzia ad Albi, un paese della pre-Sila con il padre insegnante, la madre casalinga e la sorella, maggiore di tre anni. Albi è il tipico paese di montagna, un ambiente di sani principi e valori legato alle tradizioni, come la processione del santo, che si conclude con la danza della statua del santo di fronte alla chiesa madre o con le signore del paese che tramandano di generazione in generazione i segreti della deliziosa cucina e le arti dei filati. La famiglia di Francesco decide nel 1977 di trasferirsi in città per conciliare meglio gli spostamenti derivanti dagli impegni scolastici e lavorativi.

A Catanzaro i Rizzo vanno ad abitare nello stesso palazzo dove vivono due zie; ci sono tanti cugini e cugine con cui coltivare giochi e amicizia. Il piccolo Francesco si appassiona al gioco del calcio, complice la squadra del Catanzaro, che gioca in serie A. I ricordi di quella stagione rimarranno impressi in tutta una generazione di ragazzi come lui al pari di un racconto di avventura.

Finite le scuole medie, Francesco si iscrive al liceo, dove incontra diversi professori che ricorda ancora con grande affetto e che contribuiranno a stimolarne la curiosità per la lettura, la filosofia e la scienza. A diciotto anni, dopo l’esame di maturità, gli stimoli ricevuti lo portano a fare nuove esperienze, e così decide di iscriversi a Ingegneria, all’Università di Pisa. Francesco resterà nella città toscana fino al 2000, ed è proprio qui che maturerà come persona. Pisa è in quegli anni fervida di attività ed iniziative, Francesco ricorda con affetto ad esempio il Cineclub Arsenale (che chi, come chi scrive, è stato studente a Pisa, non può non conoscere). Fondamentali per la sua formazione saranno il contributo dato ad associazioni a carattere culturale o ecologico ed alla vita degli organi rappresentativi dell’università in qualità di rappresentate degli studenti. Di Pisa dà una descrizione originale, eppure veritiera: “Pisa ti fa sentire al centro del mondo, pur essendo in provincia”. La vita lontana dalla terra e dalla famiglia di origine non è comunque semplice e Francesco deve affrontare anche diversi ostacoli con il supporto delle poche (come sempre in questi casi) amicizie che rimangono vicine nei momenti di difficoltà. Ed anche per superare quei problemi Francesco si avvicina al rugby che rimarrà una passione ispiratrice della sua vita unitamente alla scelta di diventare vegetariano.

Dopo la laurea in Ingegneria elettronica, il relatore gli segnala l’opportunità di partecipare presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ad un progetto in collaborazione con la ST Microelectronics, che produceva i “rivelatori a strisce”, necessari agli esperimenti del CERN che poi sfoceranno, in tempi recenti, in scoperte entusiasmanti. In quegli anni avvengono i primi contatti con la Svizzera, grazie ai viaggi a Ginevra. Nel 2000, a causa della precarietà dei contratti di collaborazione, Francesco decide di proporre la sua candidatura a diverse grandi aziende. Un venerdì di gennaio è a Zurigo per fare un colloquio, il lunedì successivo è a Monaco di Baviera per un altro colloquio. Entrambe le aziende presso cui Francesco sostiene l’intervista lo scelgono, sta a Francesco decidere. La decisione cade su Zurigo, per due motivi principali, uno oggettivo e riconosciuto come la qualità della vita della città sulla Limmat, e l’altro molto incidentale e, secondo Francesco, perfino futile… Monaco il giorno del colloquio era coperta da un metro di neve, cosa che Francesco interpretò come un segnale del destino per un giovane abituato ai climi mediterranei. Questa scelta sarà per Francesco una delle “sliding doors” della sua vita e ancora oggi si trova a chiedersi, senza rimpianti tuttavia, come sarebbe stata la sua vita dall’altra parte della porta scorrevole.

In quel periodo a Zurigo arrivavano tanti italiani, per lavorare nelle diverse aziende che si occupavano di innovazione ed è con questi italiani, e con tanti altri giovani colleghi, anch’essi stranieri, che Francesco lega principalmente. Nel 2003 nella sua vita entra una bimba di due anni, Alessia, figlia della ragazza con cui Francesco inizia una convivenza. Alessia diviene naturalmente figlia per Francesco e contribuisce ad ispirarne vita e relazioni sociali.

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Francesco e Alessia

Nel 2006 arrivano i primi segni della crisi economica e il dipartimento dell’azienda presso cui lavora Francesco viene trasferito in Cina. L’intera famiglia si trasferisce a Shangai; il programma è di restarci due anni, Alessia frequenta la scuola internazionale. A Shangai Francesco ritrova dei ragazzi calabresi, con cui era in contatto ai tempi dell’università, anch’essi lì per lavoro.

Nel 2007 l’azienda chiude il dipartimento di Shangai e così tutta la famiglia torna in Svizzera, dove Francesco lavora nel settore della telefonia mobile. Poco dopo la storia con la sua compagna finisce, ma non finiscono di certo i contatti con Alessia. Ci sono delle evoluzioni anche in campo lavorativo: Francesco riprende a studiare, per ottenere un PhD all’università di Pisa in collaborazione con l’azienda in cui lavora; Francesco termina il suo dottorato nel 2012 e, in quello stesso anno, in Svizzera, incontra una ragazza keniota, Mercy, che era venuta a visitare un’amica. I due si piacciono, restano in contatto, e nell’ottobre 2012 Francesco decide di andare in Kenya, Paese che aveva già visitato da turista nel 2009, per conoscere meglio Mercy. I due cominciano una relazione, decidono di sposarsi, non prima che Mercy, che a Nairobi ha un importante lavoro in banca, abbia visitato la Svizzera d’inverno e abbia deciso di poter vivere qui. Superata la prova dell’inverno svizzero (in questo Mercy si rivela molto più coraggiosa di Francesco 12 anni prima), Francesco e Mercy si sposano nel settembre 2013. Nel 2014 arriva la grandissima gioia del primo figlio, gioia che si rinnova nel 2017 con la nascita della secondogenita.

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Mercy e Francesco

Mercy si è integrata subito in Svizzera; prima come parte di un’organizzazione che lavora per favorire l’introduzione nel mondo del lavoro di persone che ne sono uscite per vari motivi e per promuovere le pari opportunità tra i generi e poi entrando con successo nel mondo lavorativo nuovamente in una banca. Anche Francesco, in questi anni di vita in Svizzera, pur con il poco tempo a disposizione ha continuato a interessarsi di attività di volontariato, e ha fatto parte dell’organizzazione AOZ, che si occupa dell’integrazione dei migranti. Nel lavoro ha conseguito la qualifica di “Project Manager Professional” ed è attualmente impegnato nel settore dei sensori ottici per apparecchi elettronici di uso quotidiano o per smartphone.

Francesco e Mercy, con la famiglia, hanno diviso il loro tempo tra Svizzera, Calabria e Kenya fino a quando la pandemia lo ha consentito; in particolare, hanno sponsorizzato un club di rugby per ragazzi in Kenya. Ovviamente la pandemia ha pesantemente influito sui loro progetti, ritardandoli, ma senza stroncarli.

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Momenti di rugby in Kenya

La famiglia Rizzo si è trasferita in una nuova casa, dove riceve frequenti visite di Alessia, ormai ventenne, che ama coccolare i suoi fratellini. Francesco e i bimbi hanno ora la doppia cittadinanza svizzera e italiana, mentre Mercy inizierà il processo a breve e tutta la famiglia spera di riabbracciare gli amici nella loro nuova residenza.

4 Comments

  1. Perseveranza nel cercare una propria identità ed un posto nel mondo e tanta caparbietà unite ad una umanità non comune ….
    Grazie Maurizio per queste storie

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