Francesco Ziosi: la cultura italiana in Svizzera

Da qualche mese l’Istituto italiano di cultura di Zurigo ha un nuovo direttore, Francesco Ziosi.

Francesco è nato a San Giovanni in Persiceto ed è cresciuto in aperta campagna, a Sammartini di Crevalcore, assieme ai suoi fratelli e sorelle, ben sette, a cui è molto legato. Una sorella è purtroppo venuta a mancare pochi anni fa. E’ sposato con Agnese ed è papà di due bambine: Rossana di 8 anni e Gelsomina di 3.

La terra natia di Francesco

Dopo aver frequentato il liceo classico a Cento, Francesco si iscrive all’università di Bologna, dove studia Storia antica. Durante gli anni di studio il giovane studente partecipa a un progetto Erasmus a Edimburgo, e poi trascorre del tempo in Israele, grazie a una borsa di studio offerta dal ministero degli affari esteri. Il tema di studio di questi soggiorni è “Roma e gli Ebrei”. Dopo essersi brillantemente laureato, prosegue gli studi con un dottorato di ricerca presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. I suoi studi lo portano a soggiornare a Colonia, Monaco di Baviera, Gerusalemme… Alla fine del dottorato, Francesco partecipa a un concorso per un posto di Funzionario culturale indetto dal ministero degli affari esteri. Gli comunicano l’esito positivo del concorso appena tre giorni dopo la fine del dottorato e così, nel 2012, Francesco si trasferisce a Roma, dove resta fino al 2016.

Nel 2016 gli viene offerto il primo incarico internazionale, la direzione dell’Istituto italiano di cultura a Monaco di Baviera, ed è lì che si trasferisce con la famiglia. Per i bavaresi, l’Italia è un modello culturale da secoli, sicuramente da quando, nel XIX secolo, Ludovico I di Baviera si ispirò al rinascimento fiorentino, oltre che all’antica Grecia e all’antica Roma, per la costruzione di diverse opere architettoniche. L’Italia è quindi il Paese dell’arte, del bello, del turismo. Monaco è invece una città internazionale con radici provinciali profonde, e, sebbene Francesco la conosca già, per averci vissuto brevemente quando era studente, non è facile entrare nelle sue dinamiche sociali. Il giovane direttore vede Monaco come una città di luci e ombre; è una città che sente molto il suo passato del ’900, tanto che non si può parlare di Monaco senza parlare di nazismo.

Dal punto di vista professionale, sono diversi i lavori di cui Francesco va fiero, tra i quali sicuramente i progetti condotti con gli altri istituti di cultura nazionali, primi fra tutti quello francese, spagnolo, ceco, perché di respiro europeo, e anche l’evento organizzato in collaborazione con l’Ufficio Cultura del Comune, per commemorare congiuntamente il quarantennale dell’anniversario delle stragi di Bologna del 2 agosto 1980 e di quella dell’Oktoberfest, del 26 settembre, che causò 13 morti e più di 300 feriti.

A fine 2020 a Francesco viene comunicato che la sua prossima destinazione sarà Zurigo, ed è qui che arriva nel 2021. Zurigo gli appare subito molto diversa da Monaco: mentre Monaco è una città grande che si sente provinciale, Zurigo è una città piccola che si sente grande, sia per il suo respiro internazionale che per il fatto di essere comunque la città più grande della Svizzera. L’impressione che Francesco ha, non solo degli zurighesi ma degli svizzeri in generale, è che abbiano una conoscenza più pragmatica e meno idealizzata della cultura italiana, per una serie di motivi: la massiccia presenza nel Paese dell’immigrazione italiana, la consapevolezza di quanto i migranti italiani abbiano fatto per lo sviluppo della Svizzera, la conoscenza diffusa dell’Italia, basti pensare che la Svizzera è il quinto Paese al mondo per la presenza di turisti stranieri in Italia, la presenza di ben cinque cattedre universitarie di lingua e letteratura italiana nella parte non italofona del Paese (a Zurigo, Basilea, Berna, Losanna, Ginevra).

Francesco ha notato da subito che Zurigo e la Svizzera hanno un approccio molto più rilassato con la storia, cosa che del resto si vede già dalla toponomastica: a differenza di Italia e Germania, dove la maggior parte delle strade prende il nome da eventi del passato, primi fra tutti le guerre, o da personaggi illustri, i nomi delle strade svizzere si ispirano di più alla geografia. Mentre Francesco condivide questa riflessione, non posso far a meno di pensare alle parole che Georgi Gospodinov usa per descrivere la Svizzera nel suo ultimo romanzo, Cronorifugio: “ Il mondo va più piano, il fiume della vita è sfociato in un lago, lento, con una superficie tranquilla, il lusso della noia e il sole sulla collina per le vecchie ossa. Il tempo in tutta la sua relatività. Non è affatto un caso che due scoperte del XX secolo, collegate appunto col tempo, si siano verificate proprio qui, in Svizzera: la teoria della relatività di Einstein e La montagna magica di Thomas Mann”.  E ancora: “La verità è che la Svizzera era il paese ideale, pensai, per il grado zero del tempo. Un paese senza tempo può essere più facilmente popolato con tutti i tempi possibili. Era riuscita a insinuarsi perfino nel XX secolo senza segni particolari, che altrimenti ti trattengono sempre in anni specifici”.

Francesco ha ben chiaro cosa fare, qui a Zurigo, alla guida dell’Istituto italiano di cultura, uno degli 82 istituti italiani presenti nel mondo, e unico istituto di cultura nazionale presente in Svizzera. Il focus deve essere non solo sulla lingua, ma anche sulla cultura. Chi decide di studiare la nostra lingua lo fa per comprendere meglio la nostra cultura, molto di più di quanto non accada di solito nello studio delle altre lingue straniere. L’idea è realizzare una programmazione prodotta dall’istituto per la gran parte; solo così si potrà interloquire con i soggetti principali della cultura svizzera, quali i musei, i teatri d’opera, i festival del cinema, le università, con l’obiettivo di coinvolgere anche quegli svizzeri che non necessariamente sono interessati all’Italia. Bisogna sviluppare una stagione culturale riconoscibile per serietà e qualità, con l’Istituto come soggetto e non come mero sponsor. Gli Istituti di Cultura sono enti totalmente pubblici e pertanto hanno il vantaggio di non dover lavorare per il mercato, ma hanno anche la possibilità di influenzare il mercato con proposte di qualità.

Un libro, caro a Francesco, che non ha bisogno di presentazioni

Alle dichiarazioni di intenti, Francesco ha fatto immediatamente seguire i fatti. Qualche esempio? Il servizio di traduzione simultanea offerto a chi non parlava italiano durante la presentazione del libro di Concetto Vecchio “Cacciateli!” lo scorso ottobre; la mostra “Suggestioni, La divina Commedia illustrata”, da poco conclusasi, ma anche l’evento del prossimo gennaio, l’incontro con la filosofa e scrittrice Michela Marzano, che presenterà il suo ultimo romanzo “Stirpe e vergogna”, nel quale la protagonista fa i conti con il fascismo privato, quello del nonno. Sarà un’occasione per riflettere sul nostro passato, non solo collettivo ma anche personale e familiare.

La cultura italiana è ricca di qualità, e Francesco lavora per renderla sempre più visibile anche in Svizzera.

2 Comments

  1. Complimenti al neo direttore per quanto ha già fatto in così poco tempo, e i migliori auguri per le iniziative future.
    Maurizio, hai messo in evidenza il nodo cruciale: “Gli Istituti di Cultura sono enti totalmente pubblici e pertanto hanno il vantaggio di non dover lavorare per il mercato, ma hanno anche la possibilità di influenzare il mercato con proposte di qualità.”
    Gli Istituti italiani di cultura nel mondo hanno dunque ora possibilità che alle istituzioni culturali in Italia, pubbliche o private (tra cui fondazioni e istituzioni ecclesiastiche), sono precluse dall’obbligo ormai di contare sempre più su fondi provenienti dal mercato, che indirizzano significativamente la programmazione delle attività e i l’elaborazione dei progetti.

Lascia un commento

Your email address will not be published.