Ho scoperto un gioiellino: Le deboli

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Ogni sabato mattina io leggo la rubrica di Piergiorgio Paterlini su Robinson, “Testo a fronte”, in cui lo scrittore presenta romanzi di autori italiani ancora sconosciuti. La rubrica è costituita da due colonne: in quella di sinistra viene riproposta la quarta di copertina del libro, in quella di destra ciò che sarebbe la quarta di copertina se fosse scritta da Paterlini. Grazie alle parole dell’autore riesco a orientarmi sui libri da leggere ma, soprattutto, su quelli da evitare. Grazie a questa rubrica ho scoperto case editrici di nicchia, che pubblicano libri di qualità ma che, a causa di una distribuzione limitata, restano sconosciuti alla maggior parte di noi.

L’ultima scoperta in ordine di tempo è la 4 Punte edizioni, casa editrice romana. Il nome prende spunto dal fatto che nell’ottobre 1943 i partigiani, per la prima volta, cosparsero di chiodi a 4 punte le strade che da Roma portavano verso sud. Un modo semplice ed efficace per sabotare la marcia del nemico. Il chiodo a quattro punte è quindi un simbolo perfetto di resistenza. Questo editore si propone, attraverso la pubblicazione di saggi storici, romanzi, biografie e testimonianze, di piantare i chiodi della resistenza contro l’attacco continuo che la storia delle vere rivoluzioni e delle grandi lotte di liberazione sta subendo.

Le deboli

L’editore romano ha pubblicato pochi mesi fa il romanzo di esordio della giovane abruzzese Flora Fusarelli, appassionata di letteratura e autrice di numerose recensioni di libri. Il romanzo si intitola Le deboli e narra la storia di tre donne, nonna, mamma e nipote, in un piccolo paesino dell’entroterra abruzzese negli anni Quaranta, a cavallo della guerra. Marietta, Vincenzina e Annuccia devono fare i conti non solo con le tragedie che la guerra porta, ma soprattutto con la quotidiana lotta per la sopravvivenza e contro il nemico sempre presente, rappresentato dal mondo maschile, a cui le donne sono, e devono essere, sottomesse. Le figure maschili di questo libro sono negative, o, se non completamente, sono perlomeno sbiadite e molto insignificanti, tutto il contrario delle figure femminili, le deboli del titolo, in realtà tre leonesse che combattono la loro guerra quotidiana non solo per sopravvivere, ma per conquistarsi il diritto a una vita migliore. A leggere con attenzione il romanzo, ci si accorge che il nemico principale delle protagoniste, ma più in generale delle donne, è il patriarcato, quella cultura maschilista contro cui bisogna resistere, ed è proprio quello che le protagoniste fanno, prima in maniera passiva, poi sempre più attiva. Il patriarcato è un cancro contro cui si combatte ancora e che, oggi lo sappiamo bene, fa vittime non solo tra le donne, ma anche tra tutti quelli che non appartengono alla categoria “maschio, bianco, eterosessuale, cristiano”. E vittime del patriarcato sono, nel romanzo, anche alcuni uomini, primo fra tutti Luigi, mite e sensibile, ma non proprio coraggioso.

Flora Fusarelli. Foto per gentile concessione dell’autrice

Il romanzo è scritto con una lingua curata, ma al tempo stesso scarna ed essenziale; è ricco di espressioni dialettali, ma sempre chiaro. I capitoli sono brevi, e ognuno rappresenta il punto di vista di uno dei protagonisti. Di piacevole lettura, lieve e allo stesso tempo profondo, ho scoperto un gioiellino. Aspetto con ansia le prossime prove della giovane autrice.

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