Quando il cielo vuole spuntano le stelle: sogni e fagotti

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Tanti sono i ragazzi e le ragazze che, dall’Africa, hanno intrapreso i viaggi della speranza per raggiungere l’Europa, ma molto poco sappiamo di loro, dei loro sogni, del loro vissuto, dei loro obiettivi. Questi giovani trovano gli onori della cronaca solo in caso di tragedie durante il viaggio oppure in caso di reati una volta arrivati in Italia. In altre parole, si parla della punta dell’iceberg, ma la stragrande maggioranza resta invisibile, nascosta.

Ci racconta la storia di uno di loro il romanzo “Quando il cielo vuole spuntano le stelle”, dello scrittore nigeriano E.C. Osondu, che, dopo essere cresciuto in Nigeria, si è stabilito negli Stati Uniti dove insegna letteratura inglese e scrittura creative al Providence College in Rhode Island. Quando il cielo vuole spuntano le stelle è stato pubblicato in italiano dall’editore Francesco Brioschi, con l’impeccabile traduzione di Gioia Guerzoni, e fa parte di quel gioiellino che è la collana “Gli altri”.

Il protagonista del romanzo è un ragazzino che vive a Gulu Station, villaggio dove, a dispetto del nome, i binari non sono mai arrivati. Sogna di andare a Roma, seguendo le orme di Bros, un giovane uomo, partito diversi anni prima, che a Roma ha trovato il successo. Il ragazzino, orfano di entrambi i genitori, è cresciuto dalla dolce e saggia Nene, più di una nonna per lui, che, senza essere troppo didascalica, gli dispensa importanti consigli. Dopo la morte di Nene, il ragazzino si sente pronto per compiere il viaggio.

Lo stile del romanzo è lieve e delicato, le peripezie dei protagonisti di queste avventure non sono descritte nei dettagli, ma soltanto abbozzate, in modo da fare immaginare al lettore tutti i particolari. Si accenna al lavoro di estrazione del tantalio, si accenna alle condizioni di partenza che hanno costretto giovani uomini e donne a partire, ma poi si lascia spazio ai sogni e agli obiettivi che questi giovani hanno una volta arrivati in Europa. Non ho potuto far meno di rendermi conto di quanto le storie siano simili a quelle che hanno spinto noi italiani a migrare all’estero, anche se, in media, le nostre storie sono meno drammatiche e il viaggio che abbiamo compiuto sicuramente molto meno pericoloso. Anche l’attraversamento del deserto e il viaggio in mare sono appena accennati; il romanzo si conclude con l’arrivo del giovane protagonista a Roma, dove i suoi sogni verranno messi alla prova della realtà. Per tutto il romanzo aleggia la presenza di Nene che, anche da morta, continua a essere la guida del giovane protagonista.

E’ un romanzo che si legge facilmente per la scorrevolezza della scrittura, ma soprattutto è un romanzo che accresce l’empatia verso gli altri. E’ adatto a lettori di tutti le età, e fornisce diversi spunti di discussione. Può essere regalato agli amici più cari, proposto nelle scuole, o letto in perfetta solitudine.

2 Comments

  1. Dal bel libro di Catozzella “Non dirmi che hai paura” , ho guardato con occhi diversi i viaggi della speranza attraverso il deserto, il mare e le violenze. Leggero’ certamente anche questo romanzo che forse ancora più del primo, data la nazionalità dello scrittore, consegna a noi fortunati la prospettiva di chi è nato nella parte povera del mondo.
    Io credo che, per il destino dell’umanità tutta, sia arrivato il momento di passare ad una intelligenza solidale multiprospettica . Abbiamo bisogno di libri che ci facciano comprendere a fondo il dramma di tante persone, trascinandoci empaticamente nelle storie e nel sentire oggetto della narrazione . Come sempre, seguirò tuo consiglio. Grazie!

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